mercoledì 8 Febbraio 2023 - 02:24
12.8 C
Rome
Home Città Perugia Perugia, il ‘Cammino’ di Santiago de Compostela, tra storia, fede e turismo

Perugia, il ‘Cammino’ di Santiago de Compostela, tra storia, fede e turismo

0
Perugia, il ‘Cammino’ di Santiago de Compostela, tra storia, fede e turismo

PERUGIA – Il cammino di Santiago e Perugia hanno molto in comune. Il capoluogo umbro si trova sulla direttrice della via Francigena che porta a Roma andando a sud, ma che diventa via di Spagna risalendo a nord; ma Perugia ospita anche il Centro italiano di studi compostellani e la confraternità di Santiago, che promuove il pellegrinaggio. Diversi notabili perugini hanno lasciato il resoconto del loro pellegrinaggio.

Per anni il tema del pellegrinaggio è stato studiato e proposto dal professor Paolo Caucci von Saucken e adesso portato avanti anche dal figlio, il professor Jacopo Caucci von Saucken. Il quale ha tenuto una conferenza sulle tante vie che portano a Santiago di Compostela, sulla nascita della strada principale, la prima, quella che da Roncisvalle per 812 chilometri porta fino in Galizia, percorsa da 300mila pellegrini a piedi, in bici o a cavallo, spinti da motivi diversi (fede, turismo, natura, trekking). Santiago di Compostela, per fede o altro, è visitata da 1 milione di persone all’anno.

«Il tema del pellegrinaggio da evento devozionale a fenomeno di massa mette in luce una realtà che non è molto diversa oggi da ieri, dal passato – racconta Jacopo Caucci – Cosa spinge una persona a stare fuori di casa per un mese, a camminare 25 chilometri al giorno per arrivare alla tomba dell’apostolo o alla fine della terra, a vedere il sole che tramonta nell’oceano? I motivi sono tanti, come lo erano in passato. I pellegrini una volta partivano per devozione o per scontare una punizione, lasciavano tutto e viaggiavano per un anno tra andare e tornare. Adesso c’è chi lo fa per turismo, per stare nella natura e anche chi fa un cammino iniziatico. Chiunque poggia il primo passo sul cammino, però, non si interroga sui motivi che spingono qualcun altro a fare lo stesso. Lo stesso spirito anima i volontari che accolgono i pellegrini nell’ostello della confraternità di Santiago a San Nicolas».

Migliaia di siti web descrivono Santiago e il cammino, milioni di fotografie ne illustrano le bellezze e i paesaggi della Spagna. Grande spunto alla rinascita del cammino è venuta dalla visita di Giovanni Paolo II alla tomba dell’apostolo e dallo scrittore Paolo Coehlo. Il 23 ottobre del 1987 il consiglio d’Europa ha dichiarato il cammino “itinerario culturale europeo”. E da quel momento è stato un continuo aumento di pellegrini e la rinascita di tanti borghi abbandonati.

cammino-di-santiago

«Negli Atti degli apostoli si racconta l’evangelizzazione della Galizia da parte di san Giacomo, poi il ritorno in Israele e la decapitazione dove sorge la chiesa degli Armeni a Gerusalemme. L’agiografia dice che il corpo fu portato in barca fino in Galizia dai seguaci dell’apostolo – ha proseguito il professo Caucci – Il toponimo Compostela deriva da campo delle stelle oppure indicava un luogo di sepoltura dove brillavano i fuochi fatui. Un’altra ipotesi, suggestiva, rimanda alla dizione latina, in itinere stellarum, perché i pellegrini si orientavano con le stelle, adesso c’è un’app che dà tutte le informazioni, dal meteo all’altimetria, alle distanze ai posti di ristoro e di emergenza. Lì è stata ritrovata un’iscrizione “Iacopo figlio di Zebedeo” e un corpo decapitato. Il primo tracciato che si sviluppa storicamente è il percorso del nord, quello detto dei francesi. Uno sviluppo logico perché al sud c’è Al Andalus, il regno dei mori. A nord ci sono i regni cristiani e il cammino segna anche un confine politico e una rotta commerciale. I pellegrini usavano le vie più sicure, quelle già tracciate, con forti militari, ponti e monasteri per l’assistenza. Se guardiamo una carta dei tre pellegrinaggi maggiori, cioè Roma, Santiago, Gerusalemme, notiamo come le strade si incontrino e colleghino i tre centri di fede cristiani, ma anche come puntino su città, porti e snodi commerciali importanti sia nel passato sia nel presente».

I pellegrini che vanno verso Santiago percorrono sentieri sterrati, lontani dal traffico della auto e, quando questo non è possibile, su un terrapieno che costeggia le rotabili. Ogni incrocio, ogni passaggio difficile, è segnalato da una freccia gialla, accompagnata a volte da una conchiglia, simbolo di carità e del pellegrinaggio. «La freccia gialla è marchio registrato della giunta di Galizia – ha ricordato il professor Jacopo Caucci – Ed è opera di don Elias, un sacerdote che con secchio di vernice regalatogli da alcuni muratori, partì da Roncisvalle per segnalare il cammino ai pellegrini. Questo mi fa ricordare che in Spagna i paesi che si trovano lungo il tragitto si sono consorziati per accedere ai fondi e promuovere il turismo e i servizi. In Italia per la via Francigena, che avrebbe uguali potenzialità, quattro comuni laziali in due anni hanno partorito solo una commissione per decidere il colore dei cartelli di segnalazione».