CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Perugia a luci rosse, gestiva case del piacere in tutta Italia: multato e condannato un cinese

EVIDENZA Perugia Cronaca e Attualità Extra

Perugia a luci rosse, gestiva case del piacere in tutta Italia: multato e condannato un cinese

Redazione
Condividi

PERUGIA – Due anni e otto mesi di reclusione (e 800 euro di multa) per aver gestito un giro di prostituzione di ragazze cinesi in appartamenti disseminati tra Perugia, Forlì e Milano.

L’accusa. Il cittadino cinese, secondo l’accusa, avrebbe «favorito e sfruttato la prostituzione di donne prevalentemente straniere e alcuna anche clandestina, fornendo loro la disponibilità di alloggi per esercitarvi il meretricio ed in particolare un appartamento preso in locazione in Forlì, un appartamento preso in locazione in Perugia ed un centro massaggi acquistato in Gallarate nonché pubblicando annunci inserzioni tramite internet e su quotidiani onde convogliare la clientela verso i servizi offerti dalle prostitute mediante indicazione dei luoghi dove presentarsi per fruirene delle utenze contattabili a tale scopo».

La condanna. L’uomo è stato condannato in primo grado e in appello, ma aveva fatto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione accusatoria e affermando di aver solo preso in affitto i locali dove si prostituivano le ragazze, ma di non aver mai ottenuto alcun beneficio. Per i giudici romani, invece, è appurato «che in tutti e tre i locali di cui il ricorrente aveva acquisito contrattualmente la disponibilità (per poi cederla di fatto ad altre) svolgeva attività di meretricio, costituente favoreggiamento della prostituzione in quanto il ricorrente metteva a disposizione di una determinata prostituta un appartamento ed integrandosi, in tal modo, l’attività idonea a procurare favorevoli condizioni per l’esercizio» della prostituzione. Il coinvolgimento dell’uomo «nei tre contesti in cui è stata esercitata stabilmente la prostituzione non consentiva di ritenere verosimile che egli fosse inconsapevole dello scopo per il quale si intendeva acquisire la disponibilità degli immobili». Da qui la conferma della sentenza e la condanna al pagamento delle spese e di 2.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere