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Perugia, Equitalia lo licenzia ma il giudice lo reintegra: il sindacato esulta

Cronaca e Attualità

Perugia, Equitalia lo licenzia ma il giudice lo reintegra: il sindacato esulta

Redazione
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Un ufficio di Equitalia

PERUGIA – «Una significativa e inequivoca vittoria giudiziale, ma soprattutto politica, civile ed etica». La Fisac Cgil dell’Umbria esulta per la sentenza della Sezione lavoro del Tribunale di Firenze che ha annullato il licenziamento di Fabio Americcioni, iscritto Cgil, fatto da Equitalia all’inizio del novembre scorso. I giudici hanno deciso di restituirgli il posto di lavoro nella sede di Perugia e di risarcirlo con una somma pari all’ultima retribuzione globale dal licenziamento alla reintegrazione, nella misura non superiore a 12 mensilità. Il licenziamento, sosteneva Equitalia, era per giustificato motivo, ma con un’ordinanza datata 21 luglio però i giudici hanno parlato di «manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento». «Prima fase di un contenzioso che sarà senz’altro lungo e complesso, ma che deve (dovrebbe) indurre una seria riflessione nel management di Equitalia o del soggetto che – dichiara il sindacato in una nota – a essa seguirà nella prossima riforma del servizio nazionale di riscossione, sulla necessità di ricondurre le politiche del personale a un senso di misura, equilibrio e moderazione, piuttosto che al ricorso – come avvenuto nell’ultimo periodo – a una insensata caccia alle streghe nei confronti del personale, sulla base di provvedimenti disciplinari a raffica e, purtroppo, di licenziamenti individuali». Secondo Cgil, infine, il provvedimento «totalmente insussistente nelle motivazioni e nei fatti ascritti, nella forma di gravissimo sopruso e dalla valenza generale intimidatoria. Né è concepibile che chiunque contesti atti aziendali ritenendoli illegittimi o dissenta civilmente da essi, possa essere criminalizzato, perseguito e sanzionato arbitrariamente. I dipendenti del gruppo sono cittadini della Repubblica a tutti gli effetti, con i diritti e i doveri prescritti dalla Costituzione, dalle leggi e dai contratti collettivi di lavoro, non sudditi del despota aziendale di turno, sia chiaro una volta per tutte. Lo stato di diritto ha prevalso sull’arbitrio.

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