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Perugia, denaro e opere d’arte per non fare controlli, condannato ex finanziere

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Perugia, denaro e opere d’arte per non fare controlli, condannato ex finanziere

Redazione
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PERUGIA – Denaro, viaggi, un impianto fotovoltaico e opere d’arte per non fare controlli e verifiche fiscali. È il comportamento contestato ad un ex finanziere dalla giustizia penale e da quella contabile.
L’ex appartenente alla Guardia di finanza (è stato rimosso dopo la condanna penale) era accusato, oltre che di concussione, di aver arrecato danno all’immagine al corpo e al ministero. Secondo la Procura contabile avrebbe arrecato un danno d’immagine, ipotesi contestata dagli avvocati Valter Angeli e Antonio D’Acunto, di «200.000,00 oltre rivalutazione dal 2013 alla data della pubblicazione della sentenza e interessi su tale somma fino alla data del soddisfo», chiedendo «il sequestro conservativo, nei limiti di legge e fino a concorrenza della somma di 200.000 euro, dei crediti per indennità, pensioni e altre somme dovute a … dall’Inps e dai Fondi gestiti dal Corpo della Guardia di finanza».
Secondo l’accusa l’uomo, «abusando della qualità e dei poteri di maresciallo della Guardia di finanza» avrebbe prefigurato ad un commerciante «gravi conseguenze di natura tributaria e penale conseguenti ad una operazione di trasferimento di 200.000 euro in contanti», costringendolo «a promettergli il pagamento della somma di € 5.000 in contanti ed a pagare una prima tranche di € 1.500, per non essere sottoposto a verifica o per limitarne le conseguenze dannose, previa declassificazione della notizia a seguito di presentazione tardiva della dichiarazione dei redditi».
In un’altra occasione, «dietro la minaccia di fare seguire agli accertamenti tributari effettuati nei confronti» di una ditta e di misure detentive, avrebbe costretto un altro commerciante «a consegnargli molteplici opere pittoriche di artisti contemporanei di cui … aveva la disponibilità quale mercante d’arte». Nel capo d’imputazione si descrivono «un quadro di Azzinari raffigurante un paesaggio con trullo e ginestre del valore di € 700,00 circa», un quadro di «Mario Schifano raffigurante un “Paesaggio anemico rosso e bleu” firmato dall’artista», 5 quadri astratti di varie dimensioni dell’artista Piero Perrino, un’opera di «arte povera costituita da uno specchio deformato di colore bianco con numeri centrali di Michelangelo Pistoletto», ancora un quadro dell’artista Soldati, uno di Norberto e 3.000 euro in contanti.
L’accusa riguarda anche la richiesta di 100mila euro ad un imprenditore nel settore dell’informatica, dietro promessa di non compiere «operazioni di verifica in materia tributaria». In un’altra occasione ancora «costringeva a promettergli la realizzazione a titolo gratuito di un impianto fotovoltaico a servizio della sua abitazione, convertito successivamente nella richiesta di pagamento di una somma di denaro contante pari a 8-10.000 euro».
Un altro commerciante era costretto a pagare al sottufficiale un viaggio in Messico. Mentre altri imprenditori avrebbero versato somme tra i 25mila e i 30mila euro per evitare sanzioni e risvolti penali. Ad esempio: un imprenditore sottoposto a verifica fiscale non aveva le carte in regola e gli sarebbe piovuta addosso una multa da 1 milione di euro, ma con 100mila euro si metteva tutto a tacere.
Il procedimento penale si concludeva con una condanna a 3 anni e cinque mesi cinque di reclusione. Il processo contabile, invece, si è concluso con la conferma delle richieste della Procura della Corte dei conti a «risarcire a in favore del Ministero dell’Economia e delle Finanze, la somma di 200.000 euro».

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