sabato 28 Maggio 2022 - 10:31
15.3 C
Rome
Home Cronaca e Attualità Perugia, dall’omicidio stradale all’ergastolo della patente

Perugia, dall’omicidio stradale all’ergastolo della patente

0

PERUGIA – La normativa sull’omicidio stradale tra incongruenze, difficoltà di applicazione e pene spropositate. Ne hanno discusso due tecnici del settore: Katia Grenga, vice questore aggiunto Katia Grenga, compartimento Polstrada Terni, e Manuela Comodi, sostituto procuratore presso la Procura di Perugia.

«La normativa che doveva modificare i comportamenti degli automobilisti è passata, invece, come una norma antipirati: non mi drogo, non bevo, quindi non mi riguarda – ha affermato Katia Grenga – Da norma preventiva si è trasformata in norma punitiva e a anche se non ci sono ancora sentenze a riguardo, riguarda tutti coloro che si mettono alla guida».

I dati della Polstrada riferiti al 2014 riportano 177mila incidenti stradali, 3.381 morti, 251mila feriti, 411 incidenti mortali, 12.761 incidenti con feriti. «Con l’introduzione del reato di omicidio stradale si sono verificati 208 casi mortali – prosegue il comandante Grenga – 13 le persone arrestate, 3 persone soggette a fermo di polizia giudiziaria, 192 denunciati».

Una norma che non incide sui comportamenti sbagliati in caso di incidente, come mostrato attraverso il filmato delle telecamere di controllo della rete autostradale: tutti fermi in mezzo alla strada, a guardare i mezzi coinvolti, nessuno che segnala la pericolosità della posizione, senza sicurezza.

«L’omicidio stradale come fattispecie speciale è stata sollecitata da alcuni incidenti mortali dovuti a comportamenti anomali da parte di conducenti. In particolare dal caso di un automobilista albanese che percorse 30 chilometri contromano e uccise 4 giovani francesi, condannato a 21 anni e poi riformata in Cassazione – ha proseguito Grenga – L’omicidio colposo non aveva pene sufficienti per punire l’autore dell’incidente e risarcire i familiari della vittima. Sono state previste aggravanti e attenuanti in caso di velocità doppia al consentito, passaggio con semaforo rosso, guida contromano, inversione di marcia in curva, sorpasso in prossimità di attraversamento pedonale, sorpasso con linea continua e alterazione da alcol o stupefacenti. Con l’omicidio stradale plurimo si arriva ad un massimo di 18 anni di pena».

Nella norma non è previsto l’ergastolo della patente, ma una sospensione massima fino a 30 anni prima di poter richiedere sostenere l’esame per la patente.

«L’impostazione delle forze di polizia vede con favore l’introduzione di questa fattispecie, io ritengo la novella del marzo 2016 come una novella della quale non si sentiva il bisogno, che presenta criticità e problematiche superiori agli effetti positivi che dovrebbe produrre – ha esordito il pm Comodi – Questa normativa è nata sulla spinta delle folle e ci allontana dall’Europa dove non è previsto tale reato (a parte Olanda e Inghilterra). Chi provoca la morte colposamente di una persona ne risponde per quello che è avvenuto, fatte salve le aggravanti e le attenuanti».

Per il magistrato la norma non è sostenuta da un progetto di prevenzione di una politica criminale, ma «cavalca il desiderio di vendetta della collettività di fronte a fatti gravissimi, ma non più gravi di altri: tipo l’infortunio sul lavoro. Tra le incongruenze, ad esempio, il fatto che i ciclisti possono uccidere tranquillamente visto che la normativa riguarda solo i mezzi a motore. C’è poi la disparità tra assunzione di sostanze alcoliche e stupefacenti, la seconda con pene più gravi assimilando l’assunzione di qualsiasi sostanza».

Secondo il magistrato non è stato tenuto in considerazione il principio che il reato colposo si compie senza la volontà di causare l’evento. «La norma prevede pene elevatissime che i magistrati saranno chiamati ad applicare con evidenti difficoltà – ha sostenuto il pm Comodi – Si aggravano le pene in maniera inversamente proporzionale alla capacità di intendere e volere: più si è incoscienti e più si viene puniti. Il giudice si vede preclusa l’applicazione dell’equivalenza o della prevalenza delle attenuanti o delle aggravanti: il minimo è 8 anni, anche con le diminuzioni si tratta di 6 anni. Non si danno neanche ad un corruttore incallito o ad un evasore fiscale. Il conducente ha commesso un reato colposo, cioè non voluto, mentre i secondi hanno piena coscienza di quello che fanno e lo vogliono fare. Per questi dovrebbe essere previsto l’ergastolo».

Ultimo colpo alla legge: «Di fronte a queste pene, l’aggravante della fuga non avrà funzione preventiva, ma al contrario incentiverà la fuga nella speranza di non essere presi» ha concluso Comodi.

Per il presidente Campi, invece, il legislatore si «è aggrappato alle esigenze del momento e ha legiferato sotto la spinta popolare e di alcune associazioni, trasformando la macrocategoria degli automobilisti in potenziali assassini. Prima di introdurre questa fattispecie di reato – ha detto Campi – si poteva puntare alla prevenzione, a potenziare l’educazione nelle scuole, a pensare una normativa più stringente per quanto riguarda i rinnovi della patente, dotare la Polstrada di risorse e mezzi più moderni per stare sulla strada. Perché quando si vede un lampeggiante l’automobilista si sente più tranquillo, ma anche intimorito per eventuali sanzioni. La finalità della legge dovrebbe essere quella di diminuire la mortalità stradale – ha concluso Campi – non mettere in carcere le persone. In Austria con l’introduzione dei corsi di guida sicura, e non il reato di omicidio stradale, hanno ridotto sensibilmente la mortalità stradale».