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Perugia, crediti Iva inesistenti e società fittizie: arrestati cinque imprenditori

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Perugia, crediti Iva inesistenti e società fittizie: arrestati cinque imprenditori

Redazione
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La Procura della Repubblica di Perugia

PERUGIA – Autoriciclaggio e frode fiscale. Queste le accuse mosse ai cinque arrestati nell’ambito di una indagine relativa a maxi frode ed evasione fiscale attuata da parte della procura di Perugia. Si tratta di altrettanti imprenditori, esperti del settore fiscale e società operanti in tutta Italia e all’estero. L’ordinanza del Gip perugino ha portato  all’applicazione di misure cautelari personali, reali e interdittive: in quattro sono stati sospesi dall’esercizio della proprietà mentre sono in totale 14 i sequestri di conti correnti, beni mobili ed immobili a persone fisiche più altri 6 a società, per un totale di oltre 8 milioni di euro.

L’azione. Si legge in una nota della Procura: “L’attività investigativa  muovendo dall’analisi di contratti di cessione del credito caratterizzati da profili di anomalia, quali, ad esempio, la ricorrenza di professionisti intervenuti nella transazione, la rapida alternanza nelle cariche societarie delle entità coinvolte, anche da parte di soggetti nullatenenti o sconosciuti al fisco, ha consentito di acclarare l’esistenza di un’associazione criminale che, nel tempo, ha costituito e gestito un vero e proprio mercato di crediti Iva inesistenti, con lo scopo di commercializzarli e riciclare i proventi illeciti, attraverso il trasferimento delle somme di denaro a persone compiacenti e società, anche estere, in assenza di rapporti economici e commerciali”.

Indagini La Procura sottolinea che  “le indagini, eseguite con l’ausilio di accertamenti finanziari, acquisizioni documentali e di informazioni da parte di persone informate sui fatti, ma anche mediante servizi di appostamento e osservazione dei soggetti indagati, hanno disvelato il meccanismo fraudolento posto in essere dal sodalizio criminale che prevedeva l’intestazione fittizia a prestanomi nullatenenti, il più delle volte con precedenti penali specifici, di società inattive, ovvero l’utilizzo della ragione sociale all’insaputa del contribuente, con l’ausilio di professionisti compiacenti che, di volta in volta, si sono occupati della trasmissione delle dichiarazioni o dell’apposizione del visto di conformità, richiesto dalle disposizioni normative, per avvalorare la veridicità del credito. I crediti Iva inesistenti – conclude la Procura – venivano, quindi, ceduti a società gestite dall’organizzazione che provvedevano a chiederne il rimborso”.

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