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Perugia, con Verdi Chiara Mogini trionfa al Teatro Morlacchi

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Perugia, con Verdi Chiara Mogini trionfa al Teatro Morlacchi

Redazione cultura
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Un momento dello spettacolo al Teatro Morlacchi

di Stefano Ragni

PERUGIA“Bravo!”. Una voce dalla marcata intonazione francese si leva dal buio della platea del teatro Morlacchi appena termina l’aria del terzo atto con cui Chiara Mogini sancisce il suo personale trionfo nell’allestimento del Ballo in Maschera  del Lirico Sperimentale di Spoleto. Al Teatro Nuovo, nella città ducale, poche sere fa, ha avuto un tutto esaurito, ma qui al civico del Verzaro gli ascoltatori si contano più dai vuoti che dalle presenza. Come dire che, al di là di tante chiacchiere, la città non ama la lirica. Soprattutto quella maturata in loco, in quella fucina di talenti e di professionalità che è il laboratorio del Belli, patrimonio di competenze e alveo di crescita. Come sempre si preferisce l’etichetta esterna, possibilmente esotica, per andare ad applaudire senza capire cosa si ascolta, sedotti magari da qualche filmato proiettato sulla sfondo. Qui, a Spoleto, la lirica è pane e sangue, è realtà viva, sono ugole palpitanti nell’agone di quello che rimane lo spettacolo più vero della civiltà italiana.


Un motivo in più per andare al Morlacchi era la presenza di questa ragazzona  di buona famiglia, assisana di nascita, perugina di formazione, allevata in quel Conservatorio che l’altra sera era assenza sonora e clamorosa. Chiara già l’anno scorso ci aveva cantato una Bohème palpitante. L’altra sera ha sedotto tutti  sfoderando un mezzo vocale sontuoso, ricco di polpa, di colore, di ombreggiature. Soprattutto convince in questa giovane soprano, il timbro della “verità” con cui canta, puntando verso l’ascoltatore quella luce interiore che trafigge come un laser. Personaggio migliore Chiara non poteva interpretare, proprio per quella tinta di umanità che Verdi ha assegnato a questo personaggio, sfiorata dal “femminicidio”, ma costretta ad assistere all’olocausto dell’uomo che ama. Di fronte a tanta ricchezza di armonici il tenore Ivalyo Mihaylov ha cercato  il più possibile di pareggiare l’impegno, seguito da un baritono-marito, Domenico Balzani, dai bellissimi centri, una voce che conquista lo spazio. La giovanissima Candida Guida si è caricata sulle spalle il ruolo di una maga-astrologa dallo spessore ancora primaverile, mentre il paggio di Sabrina Cortese ha convinto con una dinamica  vocale agile e scattante.
L’orchestra dell’OTLiS era diretta da  Marco Angius alle prese con un Verdi che ancora non frequenta: ha tirato come un treno e ha fatto suonare bene tutti, ottenendo anche una sonorità particolarmente personalizzata, pur se con eccesso di percussioni. La regia di Stefano Monti era minimalista, per non dire indigente, Squallide le scene, mentre sui costumi si è sparsa una bella manciata di colori. Tra gli altri interpreti Daniele Antonangeli, Massimiliano Mandozzi, Davide Procaccini, Antonio Trippetti e Ivano Granci.

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