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Perugia, chiesti 24 anni di carcere per la scomparsa di Sonia Marra

Perugia Cronaca e Attualità

Perugia, chiesti 24 anni di carcere per la scomparsa di Sonia Marra

Redazione
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L'ingresso del tribunale di Perugia

PERUGIA – Sonia Marra era innamorata. Anzi nella sua vita non ha «mai amato e desiderato qualcuno più di quanto ami e desideri te». Lo scrive Sonia in una lettera del 15 ottobre del 2006. Una lettera in cui parla del 3 ottobre precedente. E le date, in questa lettera dicono più di quanto possa sembrare. Lo sa bene anche il pm Petrazzini che usa lo scritto per far parlare Bindella, visto che l’imputato non dice nulla, neanche all’invito, quasi “omerico” del pm e dei familiari a far sapere dove è sepolto il corpo della giovane. Bindella non parla perché se facesse ritrovare il corpo di auto accuserebbe del delitto, per il quale il pm Petrazzini ha chiesto una condanna a 24 anni. Umberto Bindella si è sempre dichiarato innocente.

Il 3 ottobre è la data di un incontro che Sonia ebbe con Umberto Bindella. Lo dice lei alle amiche. Lo ricorda Bindella nel suo interrogatorio. L’intestazione della lettera è «Ciao 17/7/78», cioè la data di nascita di Umberto Bindella, il giovane di Marsciano sotto processo con l’accusa di aver ucciso la studentessa pugliese e di averne fatto sparire il corpo. Omicidio scaturito, secondo l’accusa, da una gravidanza inattesa. La lettera, inoltre, è firmata «24/10/81», la data di nascita di Sonia Marra.

«Una vecchia canzone recitava: ‘Scusa se ti scrivo, ma, sai, con le parole non sempre si riesce a dir quel che si vuole …’ – scrive Sonia – Ed è proprio vero. Spero che tu legga per intero quello che sto per scriverti, anche perché, non credo di aver il coraggio di dirti certe cose di persona». Nella lunga lettera Sonia ribadisce più volte l’attaccamento per «17/7/78» e si scusa per questi sentimenti che la fanno apparire felice, ma anche timorosa di irritare l’altro. «Se ora lo faccio è perché tu sei per me una persona importante a cui tengo tantissimo e che stimo – si legge nello scritto – Il tempo che mi rimane a disposizione è poco, perciò sapere che tu sia a conoscenza di ciò che penso di te e che tu sei riuscito a dare a me mi fa stare in pace con me stessa». Bindella nega che ci fosse qualcosa di più una semplice conoscenza. Almeno da parte sua. «Sono consapevole che da parte tua non potrà mai esserci niente nei miei confronti e io non pretendo niente. Mi piace la tua libertà; la invidio da morire … sei sempre te stesso in ogni situazione» scrive Sonia.

E scrive anche di sesso e d’amore. «Quello che è successo martedì 3 ottobre, di sicuro non lo dimenticherò mai, anzi, magari si potesse ripetere (possibilmente meglio). ti dirò di più: mi piace da morire sentirmi fra le tue braccia, ma ancora di più mi piacciono le tue mani che non stanno mai ferme e il solo pensiero che il tuo corpo abbia sfiorato e sia stato stretto al mio, mi fa eccitare e salire al settimo cielo – prosegue la lettera – Nello stesso tempo mi è mancata una cosa, che penso dovrebbe essere la prima, ma non c’è mai stata e credo di capirne il perché. Mi spiace che tu non abbia trovato quello che pensavi e forse è proprio per questo che tu non abbia voluto proseguire». Bindella dice che c’è stato un approccio, ma che poi Sonia si è fermata, dicendo che era vergine e non voleva andare oltre e che «non aveva mai vistoun uomo nudo». Bindella dice di aver parlato con Sonia e di averla consolata perché lei diceva di non essere bella, di sentirsi in colpa. L’imputato ribadisce che da parte sua «non c’era sentimento» e che la ragazza lo aveva «colpito per insicurezza e fragilità», ma «non sapeva cosa Sonia si aspettasse da lui. Mi chiedeva delle cortesie e io non ci vedevo niente di male. Per ringraziarmi mi mandò un mazzo di fiori». Nulla più.

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