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Perugia, celebrato il Giubileo diocesano del lavoro

Cronaca e Attualità Extra

Perugia, celebrato il Giubileo diocesano del lavoro

Alessandro Minestrini
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La cattedrale di San Lorenzo

PERUGIA – Il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti ha celebrato nella cattedrale di San Lorenzo in Perugia, il 1° maggio, il Giubileo diocesano del mondo del lavoro. I rappresentanti delle organizzazioni cattoliche dei lavoratori con le loro famiglie si sono ritrovati in piazza Matteotti per la preghiera giubilare iniziale guidata da mons. Fausto Sciurpa, direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro. In piazza sono stati salutati dal cardinale Bassetti, che li ha poi accolti in San Lorenzo al termine del loro pellegrinaggio penitenziale con l’attraversare la Porta Santa e il confessarsi. Tra i confessori c’era anche il cardinale Bassetti, che nell’omelia ha richiamato l’attenzione dei fedeli su tre aspetti del lavoro: il lavoro a servizio dell’uomo e l’uomo non a servizio del lavoro; la fragilità sociale dovuta dal perdurare delle crisi economica con gravi ricadute sull’occupazione; il rapporto “lavoro-famiglia” vissuto come una risorsa educativa.

Il porporato ha esordito nell’omelia ricordando la festa liturgica di san Giuseppe artigiano, che la Chiesa celebra il 1° maggio, e l’ha fatto citando le parole di san Giovanni Paolo II: «Con la sua operosità silenziosa nella bottega di Giuseppe, Gesù offrì la più alta dimostrazione della dignità del lavoro».

«Innanzitutto, bisogna avere la piena consapevolezza che il lavoro è a servizio dell’uomo e l’uomo non è a servizio del lavoro – ha evidenziato il cardinale –. Il lavoro non può essere ridotto a pura tecnica o a mera ricerca del profitto “costi quel che costi” perché il lavoro ha una dimensione esistenziale che parla al cuore dell’uomo. Nel lavoro, infatti, il soggetto principale è sempre la persona umana: con le sue aspirazioni e i suoi limiti, i suoi progetti e le sue fatiche, i suoi desideri e i problemi che la tormentano. Il lavoro, pertanto, non può mai essere sganciato da questa dimensione, al tempo stesso, umana e sacrale della persona e non può essere mai ridotto soltanto ad una dimensione utilitarista o, peggio ancora, di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.»

Nel soffermarsi sulla «perdurante crisi economica», il cardinale ha sottolineato quanto oggi «la nostra società, al di là di ogni apparenza, è attraversata da nuove povertà e soprattutto da una intrinseca fragilità. Una fragilità che si riverbera in modo preoccupante sulle nuove generazioni. Non possiamo chiudere gli occhi, infatti, davanti alla precarietà lavorativa a cui sono costretti i nostri giovani. Si tratta, è importante dirlo con chiarezza, di una precarietà iniqua che ferisce mortalmente l’anima di questi giovani. E proprio per la gravità di questa situazione, occorre l’impegno di tutti, istituzioni e imprenditori, a contrastare il precariato che impedisce a tanti giovani di realizzare il proprio progetto di vita».

Sul “rapporto lavoro-famiglia” il cardinale ha speso queste parole: «La famiglia rappresenta la chiave di volta di tutta l’organizzazione sociale e lo specchio dello stato di salute della nostra società. Per una famiglia, infatti, il lavoro non è soltanto il sostentamento – che è ovviamente fondamentale – ma è anche una risorsa educativa, un’occasione di crescita comunitaria, di maturazione nella collaborazione e nella condivisione. Due aspetti sono cruciali nel rapporto tra lavoro e famiglia. Il primo riguarda l’assenza del lavoro. Il secondo si riferisce alla dimensione del tempo. Una famiglia dove manca il lavoro è un realtà dove manca l’armonia e il pane. L’assenza di lavoro nelle famiglie è un autentico dramma sociale che constato con mano ogni giorno della mia vita di pastore. In quest’anno giubilare, dove giustizia e misericordia si fondono insieme, questo dramma non può passare in secondo piano. Il secondo aspetto è la dimensione del tempo. Siamo nella situazione opposta: quella in cui le famiglie vivono per il lavoro e assomigliano a dei “nomadi produttivi”. Nella maggior parte dei casi sono “costretti” da orari di lavoro sempre più oppressivi e stressanti. In altri casi, sono conquistati dal desiderio del successo e dalla volontà di affermazione. In entrambi i casi bisogna fermarsi un attimo a riflettere. Perché occorre fare grande attenzione al tempo e alla qualità del tempo che si dedica alla famiglia. Le relazioni umane vanno coltivate, vanno fatte crescere con amore e dedizione e soprattutto hanno bisogno del tempo di Dio, della preghiera comune, del discernimento comunitario e della festa. Non possiamo dimenticarci del tempo della festa! Una festa che va riumanizzata e santificata».

«L’Anno giubilare – ha concluso il cardinale Bassetti – ci esorta dunque ad una riscoperta del significato profondo del valore del lavoro. Ci invita, ad impegnarci per risanare le ingiustizie presenti nel mondo del lavoro. E ci chiama a salvaguardare, sempre, la dignità della persona umana».

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