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Perugia, Capodanno con la Filarmonica Puletti di Ponte Felcino: 30 anni di un felice appuntamento

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Perugia, Capodanno con la Filarmonica Puletti di Ponte Felcino: 30 anni di un felice appuntamento

Redazione cultura
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di Stefano Ragni

PERUGIA – “Vorrei che ogni giorno fosse un capodanno, per rinnovare ogni giorno me stesso”. Con queste parole nel 1916 Antonio Gramsci sottolineava l’importanza di una ricorrenza condivisa  dal mondo intero, ed è con questi pensieri  che siamo entrati nella sala dei Notari. O meglio, abbiamo cercato di entrare, perché, benché il concerto sia programmato per le sedici e trenta, l’aristocrazia popolare perugina si impadronisce di ogni posto disponibile già da un’ora prima. Tanto che il tradizionale concerto prodotto dal presidente Raul Bonaca e diretto da Franco Radicchia inizia con dieci minuti di anticipo, praticamente non appena entra il sindaco Romizi con signora. Tra le prime file anche Leonardo Varasano, presidente del consiglio comunale, l’assessore Teresa Severini e il consigliere di stato Giuseppe Severini che, come rettore del Collegio della Mercanzia, porta nella sala dei Priori anche un pizzico di storia. La Filarmonica Virgilio Puletti di  Pontefelcino è una creatura musicale antica: come ricorda Giampiero Margaritelli, il conduttore della serata, è nata nel 1910 e dall’87 suona per il concerto di inizio anno, una tradizione ora trentennale che è amata dai perugini per la qualità delle proposte musicali  e per quel pizzico di inventiva che a ogni occasione non manca di arricchire il programma sonoro. In questo caso due sono stati i siparietti proposti, il primo coi tre percussionisti della banda, a sorbirsi un sorso  di caffè nella “Coffe serenade” di Huggens, salvo poi a suonare le tazzine coi rispettivi cucchiaini nel corso dell’esecuzione. Un perfetto assolo di macchina da scrivere è stato poi quello offerto dal funambolico Francesco Ragni in “The tyrpewriter” di Anderson, un numero eternato a suo tempo da Jerry Lewis. Per il resto della serata Radicchia, conducendo una compagine praticamente professionale, si è goduto un percorso  tra la bella musica, a partire dalla sussiegosa “First suite” di Holst posta n testa al programma, alla “Disney fantasy” che lo ha concluso. In mezzo gli intermezzi delle danze di Strauss, dalla polka “Pallottole magiche”, al magico valzer “Rose del sud” al “Vino donna e canto”. Una nicchia barocca è stata quella scavata dalla chitarra di Alessandro Zucchetti per una sua funzionale realizzazione del Concerto RV 93, parte solistica brillante con una lieve impastatura di fiati. Un numero di Roland Kernen  ha consentito l’ascolto di una panoramica di canzoni di Edith Piaf, mentre Roberto Chioccoloni, tubista della banda, ha presentato una sua pagina, “Quando i santi cantano”,  un gustosissimo melange di Bach, Haendel e negro spiritual. Apoteosi finale con la marcia Radetzky  che i perugini seguono battendo le mani, continuando a ignorare che applaudono lo sterminatore dei patrioti lombardi delle Cinque Giornate.  Tra il progetti della “buona scuola” dovrebbe esserci almeno un codicillo dedicato alla sua abrogazione sul suolo nazionale. E poi, gioiosa o no, è musica di guerra e in questi giorni sarebbe meglio cassarla, visto che di guerre e di terrorismo siamo pieni fino al collo.