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Perugia, al Teatro Morlacchi il secondo appuntamento con Il corpo che danza

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Perugia, al Teatro Morlacchi il secondo appuntamento con Il corpo che danza

Francesca Cecchini
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SIPARIO PERUGIA – Queste alcune delle tematiche che la storica e critica Carla Di Donato affronterà oggi (30 gennaio) alle ore 17.30 al Teatro Morlacchi di Perugia, durante il secondo incontro del ciclo Il corpo che danza, progetto su danza e teatro del XX e XXI secolo, promosso dal Teatro Stabile dell’Umbria e associazione Dance Gallery: Isadora Duncan e la “danza libera”, La scintilla: il teatro incontra la danza. Craig, Delsarte e il “divino movimento”, Animus & Anima: il carattere bifronte dell’energia per il performer (l’attore-danzatore) a livello pre-espressivo e per l’individuo in condizione extra-quotidiana, Le tecniche extra-quotidiane dell’attore danzatore, Piedi, mani, torso: dall’anima al gesto… il passo è breve. In un percorso trasversale, che non si limita a confini di generi o ambiti della scena, ma che attraversa problematiche e continenti geografici e antropologici, emergeranno figure e chiavi critiche necessarie a chiarire gli snodi ed i termini di una rivoluzione avvenuta nella storia delle arti della spettacolo, i cui principi sono vivi e pulsanti ancora oggi nel nuovo Millennio.

Uno degli scopi degli incontri è cercare di rendere il linguaggio contemporaneo più accessibile ad un pubblico che, a volte, rimane scettico davanti all’innovazione. Partendo dal presupposto che l’evolversi della società, nel tempo, si rispecchia sovente sul palcoscenico, perché, secondo lei, gli spettatori stentano alla comprensione e sono diffidenti? 

Innanzitutto parliamo di spettatori e non di pubblico. Non direi che stentano alla comprensione e sono diffidenti, ma che sono spesso bersagliati da stimoli frammentari che non riconducono a nulla di familiare, di vicino o, molto meglio direi, di concreto. “Che significa?” “Cosa vuol dire?” Queste sono le domande che assai di frequente si sentono all’uscita dal teatro, o prima di acquistare i biglietti al botteghino. Come mai si verifica questo? Si constata una lacuna nella formazione del pubblico, eterogeneo ed impossibile da categorizzare individualmente (e poi perché dovremmo farlo?!) che diventa un vero e proprio ostacolo nel caso di spettacoli non ancorati alla tradizione classica o ad una ben riconoscibile, si tratti di danza, di teatro, di performing arts, insomma, a prescindere dai generi, tutto ciò cui in modo generico e un po’ frettoloso oggi si usa unificare sotto l’ombrello: “contemporaneo”. L’obiettivo del progetto Il corpo che danza, elaborato insieme a Carla Gariazzo e Valentina Romito dell’Associazione Dance Gallery e promosso in collaborazione con Adele Bevilacqua del Teatro Stabile dell’Umbria, è quello di provare a colmare questa lacuna e di formare uno spettatore concreto, ovvero in grado di leggere spettacoli, indipendentemente dall’ambito o genere, in modo vivo. Uno spettatore, quindi, che sia in grado di attivare uno sguardo che riconosca e decodifichi i livelli e gli elementi alla base del lavoro sulla visione che registi, coreografi, autori e performer compiono nell’opera di montaggio di uno spettacolo. In breve, abbiamo in mente uno spettatore che, seduto in teatro, di fronte al prodotto finito si collochi in una posizione opposta e paritetica a chi è in scena. Per far questo occorre fornirgli chiavi di lettura e prospettive interpretative storico-critiche, con le quali si “diverta” a giocare il suo ruolo fondamentale e, al pari del danzatore, attore, cantante, musicista e via dicendo, costruisca il suo proprio montaggio, il suo viaggio dentro ed intorno allo spettacolo lasciandosi definitivamente alle spalle la dimensione angusta e un po’ deprimente del “mi piace” o “non mi piace”. Pur legittima, infatti, questa è una reazione che si ferma all’ammirazione, o al rifiuto, della scatola infiocchettata, ignorando del tutto cosa essa contenga. È dunque una critica di superficie. Il nostro scopo è invitare gli spettatori ad aprire quella scatola e carpirne i segreti. Da lì, starà a loro poi decidere cosa farne, se conservarla o gettarla, ma in modo cosciente. Chi è in grado di leggere, sarà poi in grado di scegliere. In modo autonomo, però, e non basandosi su false categorie come diffidenza o scarsa comprensione. L’obiettivo finale è creare i presupposti necessari per una consapevolezza critica di base dei fenomeni che hanno rivoluzionato il XX secolo e di ciò che costituisce il fermento vivo della creazione contemporanea. Da lì, volgersi all’indagine e alla scoperta della propria specificità creativa, ovvero il proprio corpo che danza. Sono queste caratteristiche che, a mio avviso, rendono Il corpo che danza un progetto-pilota, un esperimento, se vogliamo, ‘unico’ nel suo genere. Ci auguriamo che tutti, spettatori e danzatori, attori, performer, curiosi ed appassionati dell’arte che si è data come scopo di essere una manifestazione visibile della Vita, creando un’altra vita ogni volta ex-novo, ci seguano, partecipino e ‘passino parola’.

A chi è rivolto il progetto? 

L’invito è rivolto a tutti, ripeto, ed in particolare agli allievi o studenti di scuole di danza o, di recitazione, o più in generale a giovani, futuri spettatori del Morlacchi e della scena italiana ed internazionale. Daremo infatti spazio a coreografi, spettacoli e produzioni da tutto il mondo, con uno sguardo rivolto ad una sensibilità, ad un linguaggio e ad una forma espressiva contemporanei. Non a caso gli incontri si svolgono in palcoscenico: ci piacerebbe conoscere le reazioni di coloro che salgono per la prima volta sulle assi del Morlacchi… non capita tutti i giorni. Come cambia il punto di vista? Cosa significa per uno spettatore essere posto al centro dell’operazione di esplorazione e di costruzione di visioni possibili? Vi aspettiamo a teatro!

Come si svilupperà l’incontro? 

Tutti gli incontri sono concepiti e sviluppati come dialogo-conferenza e visione di materiali foto e video relativi agli argomenti ed alle tematiche trattate. Con questo secondo incontro entreremo davvero nel vivo, andremo al cuore del progetto, Il corpo che danza, che, è bene ricordarlo, attraversa in modo trasversale i diversi ambiti/discipline dello spettacolo, andando al di là dei confini di genere e di cronologia, in quanto intende illuminare e far emergere innanzitutto cosa può un corpo, in situazione extra-quotidiana. Questa comunemente è la situazione in cui si trova un danzatore-attore, ricordiamo infatti che la separazione netta tra i generi è divenuta una caratteristica occidentale mentre in Oriente il performer è in grado di cantare, danzare, recitare senza alcuna suddivisione tra i generi. Una comprensione lucida dei principi del danzatore-attore può aiutare anche un individuo in situazione quotidiana, quindi la “persona comune”; colui o colei che normalmente non ha a che fare con la scena o con lo spettacolo, a leggere, comprendere ed essere in grado, se vuole, di impiegare tecniche e linguaggi extra-quotidiani per esplorare il proprio corpo che danza. Il corpo-che-danza dunque non è danza e basta, bensì è un corpo che è in grado di ri-fare la vita e non di imitarla. Meta ambiziosa, ma ricercata da molti dei protagonisti di tutto il Novecento ed ancora oggi nel Terzo Millennio. Chiaramente, in quest’ottica, avrà risalto e posizione centrale l’arte coreutica, le ricerche, gli spettacoli dei coreografi e danzatori ma vorrei dire dei ricercatori che vengono di solito identificati con la danza moderna e contemporanea, dalle origini fino ad oggi: Nijinskij, Isadora Dunca, Mary Wigman, Rudolf Laban, Pina Bausch, Alwin Nikolais, Carolyn Carlson, Alvin Ailey, Akram Khan, per citarne alcuni. Ma non solo… Schechter, BOP Jazz Theatre Company e molto altro…. L’excursus, anche stavolta, condurrà in un viaggio transoceanico, attraverso continenti e tradizioni geograficamente lontane ma rese vicine e familiari da condivisione e comunanza di scopi, obiettivi, criteri alla base del lavoro performativo.  

Durante il primo incontro ha consegnato ai partecipanti un foglio con domande utili per stimolare un confronto successivo. Su cosa verteranno lunedì le argomentazioni del dibattito?  

Le argomentazioni scaturiranno sia dalle questioni poste attraverso le domande del primo incontro sia dalle tematiche interne relative al tema di oggi, l’anima, e dunque, lungo l’itinerario, il percorso, saranno rivolte in tempo reale sia ai partecipanti dal vivo sul palcoscenico del Morlacchi sia a chi ci seguirà in diretta su FB. In breve, chi ci seguirà, fisicamente, o virtualmente, le scoprirà. Il teatro è dal vivo, e dunque è esattamente un dibattito in tempo reale quello che ci aspettiamo di suscitare e cui vogliamo dare voce. Chi volesse recuperare i quesiti lanciati a dicembre scorso, può andare sulla pagina FB del Centro Civico Danza Perugia e lasciare lì il proprio commento/risposta. Saremo ben lieti di leggervi!

Ingresso libero. Gradita la prenotazione: 338.2345901. Prossimo appuntamento martedì 21 febbraio, sempre alle ore 17.30, con Il gesto ed il suo “doppio” (Mary Wigman, Kurt Joss, Pina Bausch ed il TanzTheater / Cunnigham, Nikolais, Carlson).

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