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Perugia, al ‘Morlacchi’ le avventure di Peter Pan con la musica di Annunziata e la regia di Frondini

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Perugia, al ‘Morlacchi’ le avventure di Peter Pan con la musica di Annunziata e la regia di Frondini

Redazione cultura
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di Stefano Ragni

PERUGIA – Il piccolo popolo frusciante delle centinaia di bambini che hanno occupato il teatro Morlacchi trattenendo il fiato davanti al racconto di Peter Pan è il marcatore di un’ attività che gli Amici della musica hanno saputo svolgere nel mondo dell’infanzia, coinvolgendo genitori ed educatori in un progetto che conosce solo successi.
Il passaggio dal Brecht di san Sisto al civico del Verzaro consente anche un allestimento scenico più ambizioso e mette il regista Giampiero Frondini nelle condizioni di utilizzare molti elementi narrativi che ottimizzano il racconto.
Prima di Henry Potter i bambini italiani sognavano sugli svolazzi aerei di questa specie di pulcino verde, un Robin Hood dell’aria, con tanto di silfidi a seguito: che, tanto per rimanere in ambito celtico, si chiamavano Wendy e Tinker Bell, volgarizzato in Campanellino. Non è esattamente il cattolicissimo “Marcellino pane e vino”, ma la pattuglia volante ha avuto la capacità di far sognare anche i bambini italiani in termini di natura, di apparizioni e di contatto con la verde natura del bosco. E poiché di inglesi si tratta, ci sono anche le navi dei corsari e il mitico Capitan Uncino: apparizione del male, che pure ha il suo fascino da esorcizzare e da metabolizzare, se questa è la funzione delle fiabe. Per chi, nella televisione in bianco e nero, poteva seguire le settimanali avventure del capitano Silver e della sua canzone ”quindici uomini sulla barca del morto”, vedere oggi di quale gamma di colori e di smaglianti tonalità può disporre la fantasia di un bambino è il segno di un’ invidiabile evoluzione formativa. Utilizzando un testo elaborato da Simone Frondini dall’originale di James M. Barrie, il compositore Alessandro Annunziata ha compattato un’oretta di musica discorsiva, piacevole e in qualche momento anche languida, affidandola a un piccolo ensemble strumentale composto dal violinista Babbini, dall’’oboista Frondini, dal cornista Pignattini, dal percussionista Ramadori e dalla pianista Alessia Cecchetti. Forse mettere il complesso in buca avrebbe consentito di sentire meglio le vocine dei protagonisti, dal protagonista Alessandro Pagnotta, alla Wendy di Olivia Conversano, al Giglio Tigrato di Francesca Occhilupo e da Isaia Monteleone e Alessandro Cecchini. In scena anche il coro di voci bianche del Conservatorio diretto da Franco Radicchia. L’ottimo disegno di luci di Pino Bernabei ha occultato di mistero strumenti e leggii, mentre, sul lato destro del palcoscenico efficaci scene riproducevano l’isola misteriosa “che non c’è” il luogo dove Peter Pan accoglie i suoi “bambini smarriti”, uno degli spettri dell’educazione vittoriana. La presenza di un vero artista come Francesco Bolo Rossini ha garantito un Capitan Uncino a prova di Stevenson e ha consentito a Frondini senior, il più nobile fra i “raspanti” perugini, di narrare con segno evocativo e con stile.