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Perugia, al ‘Morlacchi’ il tradizionale concerto di valzer viennesi

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Perugia, al ‘Morlacchi’ il tradizionale concerto di valzer viennesi

Redazione cultura
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di Stefano Ragni

PERUGIA – E’ una tradizione a prova di usura il concerto con cui l’AGiMus saluta il nuovo anno, offrendo al pubblico del teatro Morlacchi una serata a base di danze viennesi e di gustosi pezzi del repertorio di danza. Qualcosa di effervescente per sognare di entrare nel 2017 con spirito di leggerezza, invocando il nume tutelare di Strauss per esorcizzare paure e sinistri eventi. In questa chiave va letto il sobrio messaggio  che l’assessore Maria Teresa Severini ha indirizzato al pubblico dalla pedana sul podio,  accompagnata da Leonardo Varasano, il presidente del Consiglio Comunale. A dirigere l’orchestra Filarmonica Nazionale di Sofia è stato Salvatore Silivestro, al suo primo prestigioso mandato  di presidente nazionale AGiMus nonché storico animatore  del concerto. La prima parte del  programma era dedicata a una campionatura di pagine encomiastiche a partire dalla celebre  “Pomp and Circumstance” con cui Edward Elgar nel 1902 forgiò una stesura musicale che rischiò quasi di soppiantare il tradizionale inno “God save the King”. Scritto come marcia militare nel 1902, il pezzo ebbe, dietro suggerimento di re Edoardo VII,  le parole di A.C. Benson “Land of  hope and glory”. Musica altezzosa e piena di fervore la marcia attraversò tutto il periodo bellico, in particolare quello dell’aggressione nazista, per approdare, in tempi più recenti nella colonna sonora di “Arancia meccanica” e di Fantasia 2000. Frank Zappa e Francesco Guccini ne hanno fatto uso anche nel mondo della musica leggera, a prova della inossidabilità di una musica felice. Attraverso scampoli di sinfonie di Rossini e di Verdi, dopo una danza ungherese di Brahms, la sinfonica bulgara  si è inopinatamente buttata su due musiche di straordinaria comunicazione evocativa, “La bola de Louis Alonso” di Gimenez e lo straordinario Baccanale dal “Samson et Dalila” di Saint-Saëns. Favorita da una bellissima sonorità degli archi e sorretta dallo squillo di ottoni che, quando ci pigliavano, erano veramente sontuosi, la filarmonica balcanica ha poi agguantato la nutrita serie di valzer e polke, un po’ troppe forse, per un concerto che si è prolungato  fuori misura. Carmen quadriglia di Eduard Strauss per poi lasciare lo spazio al sovrano della danza, lo Johann junior con il tripudio di Accelleration, Sangue viennese, galop dei Sospiri e Fuochi d’artificio, con gustoso intervento dell’incudine. Chiude il “Danubio Blu”, il fiume fatale dei destini dell’Europa, la lunghissima  striscia d’acqua che Strauss ha cantato  quando l’Europa era ancora sovrana dei suoi destini.

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