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Perugia, a San Pietro i cantori anglosassoni The Swingles

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Perugia, a San Pietro i cantori anglosassoni The Swingles

Redazione cultura
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di Stefano Ragni

PERUGIA – Il dolce suon mi colpì di sua voce” dalla Lucia di Lammermoor: per fortuna che non l’hanno intonato come  “The sweet sound”, anche se forse questo sarebbe piaciuto agli snob-provinciali che si sono sorbiti tutte le spiegazioni dei pezzi in inglese. Non è cortese per un paese sovrano e referendario, sopratutto da esponenti della Brexit. Ma gli Amici della musica amano la lingua albionica, entusiasmo non condiviso da tutti, soprattutto nel rispetto delle regole dell’ospitalità.

I sette cantori anglosassoni The Swingles sono piombati nella Basilica di san Pietro stravolgendo le regole del Natale, che gli Amici erano soliti celebrare con maratone bachiane. E questo è un bene, perché il concerto dei vocalisti  è stato qualcosa di stellare, anche se incrinato in certi momenti dal volume dei microfoni : ma la generazione delle discoteche, si sa, è ormai dura d’orecchie.

La proposta di passare un paio d’ore con questi straordinari musicisti del nostro secolo, anzi del millennio, è stata comunque allettante: repertorio scansionato con fantasia e continuo accavallarsi di proposte, rispetto della tradizione natalizia, ammiccamenti al pop, e stupefacente uso del mezzo vocale con fonte infinita di emozioni. In gruppo, con perfetta padronanza dello spazio sonoro, lo spazio absidale della basilica dei bendettini trasformato in un  iridescente agone di riverberi e di echi, coi due cantori al basso a creare una sezione ritmica  che, col microfono, riproduce di tutto, dal contrabbasso, al timpano, alle spazzole da piatti, al bip del computer. Sbalorditivo quando, a proposito del citato incipit della Lucia si assiste a  una metamorfosi  onirica, come è nel registro del personaggio donizettiano, mai  così “stralunata” e ai limiti della follia.

Il brivido melodrammatico, momento forse più significativo del fortunato concerto,  era stato preceduto da momenti topici del repertorio degli antichi Swingel Singers, i progenitori degli attuali. Di qui l’attesissima citazione dell’Aria sull’ quarta corda di Bach, cara agli italiani delle trasmissioni di Piero Angela, col suo procedere ieratico verso l’eternità. Tra soul e canzoni d’autore gli innesti della riproduzione classica  rimangono probabilmente la cosa più importante che possano offrire gli Swingles: difficile ascoltare qualcosa di più impalpabile del loro Caikovskij, ma elettrizzante anche quello scatto rabbioso dell’Allegro del Concerto di Natale di Corelli. E visto che di Notte Santa si tratta, ecco quell’iniziale  “Veni Emmanuel”, intercalato dall’appello ai Gentlemen ad adorare la nascita del Redentore.  E poi, a chiusura, “Bianco Natal”, come diciamo noi italiani, una polvere di neve su un fondo di oscurità. Per fugare, anche grazie ai Swingles, le tenebre di tempi che non sono proprio dei migliori.

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