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Perugia e la storia, quando si va a ‘caccia’ delle tracce del Ventennio

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Perugia e la storia, quando si va a ‘caccia’ delle tracce del Ventennio

Redazione
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PERUGIA – Le tracce dell’architettura fascista in città non sono molto visibili, ma ci sono. Si tratta di poche costruzioni e di tanti frammenti che si possono scovare girando per la città.
Come il fascio littorio, scalpellinato, in via del Mercato coperto sull’imbocco della fognatura che scende dall’ex ospedale di via Oberdan. Oppure l’altro fascio littorio che si vede ancora sul frontale dell’ex deposito comunale in via del Melo. Il simbolo del fascismo era visibile anche sotto la terrazza Lilli, incorniciato nelle panoplie sul lato che dà verso la ex Fcu. L’area del cinema Lilli e dei palazzi vicini risente molto dell’influenza architettonica del periodo, come ben evidenziato da Paolo Belardi nel volume Architettura moderna in Umbria, edito dall’Orfini Numeister.
Poi ci sono i segni scomparsi. È il caso della lapide che ricordava la partenza della marcia su Roma, il 28 ottobre dall’albergo Brufani. Una targa ricordo era stata posta sulla facciata dell’albergo, ma dopo la guerra venne tolta, spezzata e poi sparita. Forse distrutta. Ancor più certamente gelosamente custodita in casa da qualche appassionato di storia.
La Casa del Fascio
Un’altra lapide, anzi un bassorilievo, si trovava presso la Casa del Fascio (anche se una vera Casa non ci fu mai). «Tornati in via Oberdan, al n. 50, troviamo quella che fu la sede del Partito Fascista. Nonostante fosse stata la “capitale della rivoluzione” (ché la marcia su Roma partì proprio da qui), Perugia “non ebbe mai una Casa del Fascio vera e propria e degna di tal nome: quella Casa che pur si fece ovunque, in ogni città, ogni paese, ogni contrada”. I gerarchi locali si dovettero accontentare d’un appartamento in affitto. “in seguito per nobilitare un po’ l’ambiente, il corridoio d’ingresso a pianoterra – là dove s’apriva una porta che dava su uno sgabuzzino, forse una legnaia – fu eretto il “Sacrario dei Caduti” con la fiamma votiva, il tumulo ed il marmo. Era molto scuro e molto tetro: vi si vedeva poco ed, ancor più che solenne, era funereo. In ogni caso non era quello il posto adatto ad un Sacrario degno di rispetto» (a cura di Luciano Zeeti, Mauro Pianesi, Marco Vergoni, Perugia altri itinerari, Ali&no, 1998). Una quindicina di anni fa la struttura fu interessata da lavori di risistemazione (è di proprietà del Comune con alloggi a canone concordato), e quando si apriva il portone il bassorilievo era lì. Adesso non c’è più. Sparito con i lavori? Gettato via o conservato in un magazzino? Sarebbe il caso di fare una ricerca tra le proprietà comunali.
Il parco della vittoria
Le statue che adornano il Frontone sono tutto ciò che rimane del Parco della Vittoria, «un grandioso campo polisportivo progettato dal fascismo per assolvere al “debito di riconoscenza verso i gloriosi caduti della Grande Guerra”. Fu costruito un belvedere sotto alle palazzine Biscarini, in via Masi, con sotto un’esedra e alberi, siepi, panchine. Le statue (forse: pittura, scultura, architettura, oreficeria, ceramica, arti decorative?) si affacciarono per un po’ su piazza d’Armi, mentre i lavori rallentavano piano piano fino a bloccarsi definitivamente perché “la spesa minacciava in definitiva ad ascendere ad oltre il milione e mezzo” e le casse del Comune versavano in cattive acque. Finita la guerra, l’aborto di parco fu cancellato e le statue finirono» all’ombra degli alberi del Frontone. Le statue erano collocate in una sorta di ninfeo realizzato tra l’attuale Procura e il San Gallo. Una delle sculture imbraccia ancora un fascio littorio, depauperato dell’ascia.
Il conservone dell’acqua
Via dell’Aquila, in cima al colle di Porta Sole, è la strada più alta della città, primo nucleo dell’acropoli, la zona sacra antica, il luogo dove l’abate di Gerardo de Puy fece costruire il forte di Monmaggiore (poi demolito dai perugini, ai quali non piacciono le fortezze quando sono imposte o non le costruiscono di propria iniziativa). «All’inizio di questa via, sulla destra, è la torre del “conservone” dell’acqua, in cima alla quale sono gli strumenti di osservazione meteorologica. Durante l’ultima guerra vi fu posta anche la sirena d’allarme che annunciava gli attacchi aerei. Ai lati della porta d’ingresso della torre sono un Grifo ed un Fascio, con l’anno di costruzione: XI (1933)» (Maria Rita Zappelli, Caro viario, Guerra edizioni, 1999).
La scuola elementare
Nella zona di Porta Pesa, in via Brunamonti e in via Pinturicchio, ci sono due strutture, le uniche di una certa grandezza, che fanno riferimento all’architettura di regime. La prima è la scuola elementare “Ciabatti-Montessori”, davanti alla quale c’è un cedro del Libano centenario.
«All’inizio della via, presso Porta Pesa, è un grande edificio scolastico di epoca fascista (1933), oggi scuola elementare “P. Ciabatti” (e Montessori, ndr), costruito secondo criteri igienici e funzionali considerati molto all’avanguardia per l’epoca» (Zappelli, Caro viario). Il complesso scolastico venne inaugurato il 28 ottobre 1933, anniversario della marcia su Roma, con il nome di “Scuola del Littorio”, con 18 aule con una capienza di 50 alunni ciascuna. Fu selezionata per rappresentare l’Umbria alla rassegna di “scuole fasciste” organizzata dalla Consociazione turistica italiana (l’allora Touring club italiano) perché dotata «dei più moderni impianti igienici e di riscaldamento, di sale di riunione e di refezione» (Pianesi-Vergoni, Perugia altri itinerari).
L’ex Onmi
La sede dell’attuale scuola media “Ugo Foscolo”, in passato, aveva ospitato, nel periodo fascista, l’Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia (Onmi, ancora ben visibile sull’arco di ingresso) e l’Opera nazionale del dopolavoro. Qui si tenevano le adunate del “sabato fascista” e si preparavano e si distribuivano i pacchi per la “Befana fascista”. La ringhiera di ferro che si trova al secondo piano era decorata con dei piccoli fasci saldati alle sbarre.
Il rifugio antiaereo
Accanto alla chiesa di Sant’Ercolano una porta di metallo chiude l’ingresso al rifugio antiaereo la cui realizzazione inizia nel 1940. Un lungo cunicolo con quattro diramazioni rivestito di mattoni rossi, con panche ai lati per sedersi, i servizi igienici e l’illuminazione. Mancava il sistema di aerazione e di uscite di sicurezza. Poteva ospitare fino a 300 persone. Dai pochi studi fatti avrebbe potuto resistere a bombe di 500 chili, peccato che nella seconda guerra mondiale gli ordigni pesassero tonnellate. L’ipotesi sull’uso del rifugio è che fosse riservato ai rappresentati pubblici. Ipotesi corroborata anche da una scala che si inerpica sotto via Marzia fino a raggiungere (anche se non v’è certezza in quanto il percorso è inesplorato) il palazzo della Prefettura.

La Madonna della Provvidenza e le Logge di Braccio

Sotto le Logge di Braccio si riuniva l’arengo e vi era custodita la Petra Justitiae (la memoria del pareggio di bilancio del comune, una chimera insomma). Le arcate volute da Braccio erano cinque, ma una fu demolita nel 1555 (restano a testimonianza i capitelli d’innesto). Per secoli ha ospitato depositi, abitazioni e attività commerciali.
Su una parete ci sono alcune misure di lunghezza: il piede e la mezza canna perugina. Proprio sopra le misure ci sono due mensole rappresentanti il leone e l’aquila, simboli della città perugina e della filiazione con il regime fascista, che reggevano il basamento, sin al 1954, della statua della Madonna della Provvidenza, voluta dalle gerarchie fasciste locali e commissionata ad Aroldo Bellini come ex voto per lo scampato pericolo nell’attentato del 31 ottobre del 1926. La statua, adesso, si trova sulla facciata del duomo, sotto il crocifisso della guerra del sale.

(3. Continua)

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