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Pd Terni, va in scena l’assemblea comunale tra congressi, complotti, rimproveri e rimpasti

Politica

Pd Terni, va in scena l’assemblea comunale tra congressi, complotti, rimproveri e rimpasti

Andrea Giuli
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A. G. 

TERNI – Circola in certi ambienti cittadini una leggenda metropolitana di relativamente recente conio e che, come molte leggende, contiene sia un po’ di fantasia che un pò di realtà.

La leggenda metropolitana Una leggenda secondo la quale un predecessore dell’attuale sindaco Di Girolamo sul soglio più alto di palazzo Spada, metteva bonariamente e profeticamente in guardia gli interlocutori, definendo lo stesso Di Girolamo come “comunista, cattolico e abruzzese”. Offrendo così a ciascuno di trarre, eventualmente, le possibili conseguenze di tale profilo psicologico e politico.

Silenzio del sindaco in assemblea Sta di fatto che, senza alcun precipizio tattico, il sindaco Di Girolamo anche nell’assemblea comunale del Pd di lunedì sera, non pare aver proferito parola in alcun intervento ufficiale. Quattro ore di silenzio. Del resto, quel che doveva dire in questo momento delicatissimo il sindaco lo ha detto pubblicamente nell’ultimo consiglio comunale, generando in molti una autentica angoscia interpretativa.

I (pochi) pasdaran intervenuti: complotti e poteri occulti Tornando all’assemblea, non proprio frequentatissima, in pochi hanno parlato. Tre esponenti, in particolare, hanno svolto interventi variamente duri e tutti, con diverse sfumature, a sostegno pieno di Di Girolamo e della sua esperienza amministrativa fino a fine mandato. Così è stato per i consiglieri comunali Lamanna e Orsini e per l’ex Amici. Non sono mancati, peraltro, in questi tre interventi, inquietanti riferimenti a ‘poteri occulti’, e a manovre e complotti orditi all’interno dello stesso Pd locale. Con Lamanna che ha rimproverato il capogruppo consiliare Cavicchioli di aver usato nei propri discorsi dallo scranno troppe volte la parola “dimissioni”; fino ad Amici che avrebbe minacciato di allontanarsi dal partito qualora il primo cittadino gettasse la spugna.

I “tiepidi” Cavicchioli avrebbe, quindi, cercato di spiegare meglio la sua posizione in merito ad una ‘resistenza’ a tempo, così come il numero due della Giunta regionale, Paparelli, più o meno sulla stessa lunghezza d’onda. Poi, sul tema, praticamente più nulla. Nessun mandato chiaro e oceanico a continuare fino al 2019, ma, tantomeno, nessun invito esplicito al sindaco a dimettersi fra tre mesi. Spetterà solo a quest’ultimo, al netto delle fondamentali variabili giudiziarie e del parere sul predissesto, decidere il da farsi e se mantenere o meno l’impegno pubblico “a rimettere il proprio mandato al consiglio comunale non appena concluso l’iter del predissesto”. Insomma, il famoso articolo 53 del Tuel con le famose dimissioni da dare e confermare o meno entro i successivi 20 giorni. Le scommesse sono aperte.

Il congresso anticipato L’ex segretario comunale Delli Guanti si è poi espresso a favore del congresso locale anticipato a luglio, così come chiesto dal segretario cittadino uscente Monti che presto si dovrebbe dimettere. Il 12 giugno la decisone sui congressi spetterà alla direzione regionale del Pd. Ma il partito ternano si dice pronto alla sfida anticipata entro le prime due settimane di luglio. Dei possibili candidati alla segreteria comunale si è già scritto: vari quarantenni o giù di lì starebbero scaldando i motori (Fiorucci, Lombardini, Patalocco e non solo per l’area renziana, per gli orlandiani chissà), ma non è escluso che in fretta e furia si lavori per un candidato unitario in extremis, seppur non gradito in questo momento ai renziani puri.

Rimpasto, ipotesi e smentite Infine, il rimpasto di giunta e zone limitrofe di cui non si è fatto minimo cenno in assemblea. Che la giunta comunale non possa riunirsi e deliberare formalmente dopo le dimissioni di Bucari è dato normativo oggettivo. L’ex ad del Sii, il berlusconiano della prima ora e bergamasco Graziano Bernardi, a lunedì sera smentiva, contattato al telefono, qualsiasi approccio o convocazione da parte del sindaco. Ma aggiunge: “Stimo e conosco Leopoldo, se mi chiedesse una cortesia personale di entrare in giunta o di fare il direttore generale forse non mi tirerei indietro”. Facezie lombarde? Chissà. Allo stesso modo, l’ingegnere ternano ed ex assessore, Stefano Bufi, smentisce contatti e velleità assessorili. Anche in tal caso, se ne prende atto. Laicamente. In ogni caso, almeno un nuovo assessore Di Girolamo dovrà nominarlo. Quando? E, qui, risuona la leggenda: “Comunista, cattolico e abruzzese”.

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