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Pd Terni, l’addio polemico di Pardini al partito: “Mi rivedrete”

Terni Politica

Pd Terni, l’addio polemico di Pardini al partito: “Mi rivedrete”

Andrea Giuli
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Alessandro Pardini

A.G.

TERNI – Il professor Alessandro Pardini, noto e stimato cardiochirurgo bresciano-ternano ed ex senatore ulivista, può intanto fregiarsi di una specie di record: la permamenza più breve, poco più di 4 mesi, all’interno di un partito politico, il Pd.

Iscrizione-lampo Il professore si era iscritto nell’autunno scorso per concorrere alla poltrona di segretario comunale dello stesso Pd di Terni e tra i suoi main-sponsor vi erano l’ex senatore Gianluca Rossi e il consigliere regionale Eros Brega. Il congresso comunale del partito fu perso da Pardini contro la giovane avvocatessa Sara Giovannelli, espressione del cosiddetto “correntone”. Più o meno, il 40% Pardini e il 60% la Giovannelli. Fine.

Addio Il chirurgo ha provato a resistere e a restare, ad “aprire porte e finestre” (secondo un suo reiterato refrain), ha fatto qualche riunione. Poi, anche di fronte alle vicende di queste settimane e giorni che hanno coinvolto lo stesso Pd locale e l’amministrazione comunale, ha gettato la spugna, sbattendo la porta di via Mazzini. Lo ha fatto rivolgendosi direttamente alla segretaria Giovannelli, con una sorta di lettera aperta (che pubblichiamo integralmente qui sotto), esprimendo tutto il suo rammarico per la breve pugna perduta e non lesinando critiche, anche pungenti, alla sua concorrente vittoriosa.

Nuovo impegno A questo punto – Il professore lo ha anche non tanto velatamente alluso nella sua lettera di congedo – Pardini cercherà altre strade per impegnarsi. Civiche, presumibilmente. E non è affatto escluso che ce lo rivedremo candidato a sindaco alle prossime elezioni comunali ternane. Fra 4 mesi o fra 14.

“Cara segretaria, perdona l’inusuale forma attraverso la quale ti recapito queste poche parole, ma come ben sai dentro il partito sono estremamente rare le possibilità di confronto. Qualche mese fa mi sono candidato alle segreteria del PD con l’idea, magari folle, di cambiare radicalmente abitudini e metodi di lavoro. Avevo proposto di aprire porte e finestre di via Mazzini , di fare entrare la città con i suoi problemi , le sue angosce. Volevo un partito in piazza, a confronto con una Terni che in questo momento non ci ama, ma con la quale è indispensabile confrontarsi, magari aspramente, ma in maniera trasparente e sincera. Volevo un PD che ammettesse i suoi errori, capace anche di chiedere scusa, ma orgoglioso del bene fatto nel passato, e soprattutto capace di dare una nuova speranza, una nuova visione a Terni. Non è andata come speravo, hai vinto tu, hai vinto legittimamente e legittimamente dirigi ora il partito. Ma vedi, qui sta il problema: il “tuo” PD non solo non ha aperto porte e finestre, ne’ cerca un dialogo con la città, ma hai tollerato , spero subito, che la peggior crisi che la città e il partito abbiano mai attraversato, fosse gestita non dagli organi del PD, ma in stanze sempre più segrete, in incontri carbonari al bar o al ristorante, tra poche persone, non si capisce da chi legittimate, ma che sono le stesse che hanno contribuito in maniera decisiva a creare questa situazione. Forse che un piccolo comitato una combriccola di compagni ha sostituito l’intero PD? Né le candidature per le elezioni politiche, né la situazione in cui versa l’amministrazione comunale sono state minimamente discusse tra di noi. Anzi le decisioni prese e da te ufficialmente annunciate sono poi state clamorosamente capovolte. Le vicende poi di questi ultimi giorni, i contorsionismi, i maldestri tentativi di rianimare una amministrazione che ha terminato la sua corsa prima di tutto nel sentimento della città, non ti hanno mai fatto neppure venire in mente che, forse, sarebbe stato meglio riunire i militanti, quei tanti che ancora credono e vogliono bene al PD, per ascoltarne le voci i consigli. Ma già tu hai i tuoi consigliori. Ma quanto pagherà per tutto ciò la città? E quanto il PD alle elezioni? Ed allora per concludere, cara segretaria, dato che chiederti le dimissioni sarebbe assolutamente inutile, tolgo io il disturbo. Lo so è poca cosa, la mia presenza è ininfluente, e il partito non ne risentirà, ma vivo con troppo disagio questi momenti e mi rendo conto che il PD che immaginavo non esiste qui a Terni. Però ti voglio assicurare che proverò a trovare altre strade per continuare un impegno che devo a questa povera città che mi ha ospitato, permesso di esprimermi professionalmente e che ogni giorno mi dimostra stima ed affetto”.   Alessandro Pardini

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