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Pd ternano a congresso, Fiorucci: “No al partito dell’io e del silenzio”

Terni Politica

Pd ternano a congresso, Fiorucci: “No al partito dell’io e del silenzio”

Andrea Giuli
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Un banchetto del Pd di Terni

TERNI – Il conto alla rovescia, anche se tutto appare ovattato dentro uno strano silenzio, è sostanzialmente cominciato. Entro una quarantina di giorni circa si dovrà tenere il congresso comunale del Pd ternano che sancirà il successore di Jonathan Monti, ovvero il nuovo segretario cittadino e la sua squadra. Un congresso che si incista dentro una fase a dir poco delicata e decisiva della storia del Pd ternano e dell’amministrazione municipale da esso guidata. Nei giorni svorsi, informalmente, una parte del partito e alcuni suoi importanti esponenti avrebbero ipotizzato la candidatura del noto cardiochirurgo lombardo-ternano, Alessandro Pardini. Qualcosa di più di una ipotesi. Ma non è, naturalmente, l’unico nome in circolazione.

L’intervento A rompere pubblicamente e ufficialmente il silenzio ci pensa uno dei trenta-quarantenni del partito ternano, Antonello Fiorucci, membro attuale della direzione comunale del Pd. img_5443Un’uscita che di seguito pubblichiamo integralmente e che – ci sia consentita l’impertinenza non lunare – assomiglia anche tanto ad una sorta di auto-candidatura. Ecco, l’intervento di Antonello Fiorucci:

“Il Pd locale si avvicina ad un congresso che definirà i passaggi ed i contenuti alla base di una nuova proposta di governo per la città. Credo che sia necessario partecipare a questo dibattito partendo da una prospettiva: quella della più grande città umbra governata dal Pd.  Noi del Pd guidiamo il Paese con i governi che in questa legislatura hanno tracciato una linea di operosità, di equilibrio e di serietà su un percorso riformista e di centrosinistra che rivendichiamo. Questo percorso deve ritrovare slancio anche a Terni. 

Dobbiamo, quindi, avere la forza di confrontarci con l’idea di città che vogliamo e con l’idea di partito funzionale a perseguire i nostri obiettivi. Non possiamo muoverci lungo lo schema dell’io, ma abbiamo un gran bisogno che il congresso torni a costruire un partito che sia mediazione tra l’io che guida il processo ed il noi, rappresentato da una comunità larga, che gli dà forza. 

Da qui nasce il vincolo che consentirà al Pd di non rimanere in silenzio sulle grandi questioni della città, lo abbiamo fatto troppo spesso negli ultimi anni, e di tornare a non aver paura della politica, della nostra comunità.
Dobbiamo quindi concentrarci sui temi strategici per la città, ne cito alcuni, sapendo di non essere esaustivo: l’economia civile con la sua dedizione al perseguimento del bene comune in contrasto al crescere delle diseguaglianze; l’ambiente, sia sul fronte della gestione e chiusura virtuosa del ciclo dei rifiuti, sia su quello della promozione del vivere in maniera armoniosa con lo spazio in cui viviamo; la cultura ed il turismo per far convivere le eccellenze del territorio con le difficoltà strutturali che esse incontrano; la formazione per potenziare le competenze scientifiche e tecniche mediante la valorizzazione degli istituti superiori ed il rilancio dei presidii di alta formazione universitaria e post-universitaria sul nostro territorio; lo sviluppo, anche industriale, sostenibile; la multiculturalità e le questioni legate alla demografia che dovremmo affrontare da un punto di vista culturale e delle politiche di innovazione sociale; la città intelligente che deve divenire un agente abilitante delle potenzialità dei nostri giovani, delle nostre aziende, delle nostre risorse; la qualità della vita.

Al contempo, abbiamo l’obbligo, come amministratori, di trovare, costruendole con i cittadini, soluzioni concrete ai problemi quotidiani che affollano la vita delle persone nella nostra comunità. Dobbiamo essere in grado di interrogare e far impegnare le istituzioni tramite i rappresentanti del partito nel governo nazionale e regionale, nelle istituzioni europee, valorizzando il solco già tracciato dalla nostra attività di governo a Roma e a Perugia. Dobbiamo far sentire la nostra voce solida, chiara e risoluta per poterci assumere sempre la responsabilità delle azioni che mettiamo in campo.
Il partito è chiamato a scegliere un segretario che dovrà gestire la fase delle elezioni politiche sul nostro territorio e dovrà impostare una strategia per rafforzare la nostra proposta per le successive scadenze amministrative.

Non so se il microcosmo renziano/gentiloniano che si è imposto alle primarie per il congresso nazionale rimarrà compatto, se tentazioni unitaristiche si faranno strada nella mente di chi pensa sia sufficiente qualche ricetta già mangiata e digerita da dopolavoro per dare nuovo slancio al Pd di Terni. Io penso che sia necessario confrontarci, nel partito e con la città, su come vediamo la città nel 2030 e su come il Pd cittadino dovrà lavorare per realizzare quel disegno. Io credo che questo congresso debba farsi sul serio.
Serve definire un orientamento culturale innovativo e concreto, risvegliare una coscienza popolare, un orgoglio cittadino, una nuova umanità su cui incardinare il nostro impegno ed il nostro servizio. Serve il coraggio di confrontarci al di fuori delle torri in cui come partito e come città ci confiniamo, serve la forza ed il coinvolgimento di tutta la nostra comunità, come da troppo tempo non accade. Serve un partito che sappia abbracciare, un partito che sia gentile.

Solo così potremo ritrovare l’entusiasmo ed il coraggio di riappropriarci del ruolo che in questi anni abbiamo smarrito: quello di rappresentanti delle persone e non delle istituzioni per poter ricominciare a dialogare con 110.000 ternani (e non solo con gli 11.000 che servirebbero, secondo qualcuno, per vincere le elezioni). La sfida è proporre un percorso evolutivo del Pd a Terni e non una mera riproposizione di dinamiche consumate. Nei momenti difficili, la politica ha l’opportunità di tornare ad essere quell’attività che mette da parte la logica da pallottoliere e prova a costruire con testa e cuore.

Dobbiamo ripartire da quello che ci appassiona, non dalla conquista del “potere” o dal numero di tessere, riscoprendo la vocazione storica di Terni a sperimentare, a non subire i processi ma ad esserne avanguardia. Io credo che sia possibile, credo nei nostri iscritti, nei nostri elettori, nella nostra comunità regionale, nella nostra città e nel partito che, anche qui a Terni, dobbiamo continuare a costruire insieme”.

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Andrea Giuli
Andrea Giuli

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