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Pd di Terni, Pennoni replica e apre il dibattito: partito disorientato, reazioni scomposte

Terni Politica

Pd di Terni, Pennoni replica e apre il dibattito: partito disorientato, reazioni scomposte

Andrea Giuli
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Michele Pennoni (al centro)

TERNI – Chiamato in causa (tra gli altri e pur senza far nomi), piuttosto pesantemente da un pepato comunicato della segreteria comunale del Pd ternano e dei segretari dei circoli, il consigliere comunale democratico (e renziano d’antan), Michele Pennoni, replica ai suoi ‘accusatori’, reo – secondo questi – di aver di fatto tirato le redini dell’affossamento in consiglio comunale della proposta di nuovo regolamento per le consulte territoriali, partorita proprio all’interno del Pd. Ecco, dunque, la risposta di Pennoni in versione integrale. Risposta che, in buona sostanza, può dirsi apra la stagione delle primarie e dei congressi nel partito ternano, già piuttosto agitato:

Sono stato uno dei convinti sostenitori dell’accantonamento della proposta di costituzione delle consulte territoriali, nominate dai partiti, in votazione nell’ultimo consiglio comunale e ho dovuto registrare le successive, ripetute, scomposte dichiarazioni di voci interne al partito democratico. Cortocircuiti di un partito disorientato che mette all’indice i suoi rappresentanti, anzi solo alcuni, omettendo che nessuno, nemmeno chi compone la segreteria comunale, ha espresso un solo voto favorevole alla proposta sulle consulte.
Se vogliamo assicurare una partecipazione attiva e un coinvolgimento immediato dei cittadini, è d’obbligo partire da quanto è già in vigore, ad esempio, il regolamento sui “Beni Comuni” con il quale, edifici pubblici, scuole, parchi, musei possono essere vissuti e gestiti da gruppi di cittadini e associazioni. Possibile che, nonostante la grande attenzione rivendicata, sia sfuggito che la mancata applicazione si è tradotta in mancata partecipazione concreta, ampia, oppure per “strada della partecipazione” si intende un solo
preciso modello che ha già mostrato tutte le sue lacune?
Si evidenzia una differenza che, all’apertura di una fase importante per capire chi siamo e chi vogliamo essere, sottolinea l’esigenza di un dialogo interno al Pd pieno di sentimento e non del risentimento mostrato in queste ultime occasioni, sintomo di una chiusura di fondo verso idee differenti che invece devono caratterizzare il nostro percorso futuro.
Il nostro compito non è sostenere a prescindere ciò che è iconico in quanto tale (meglio essere icastici che iconici) ma riconoscere le proposte nella loro validità di merito, riconoscerne le potenzialità e i limiti. Dobbiamo dimostrare a noi stessi e ai ternani di aver raggiunto una maturità che va al di là della liturgia dialettica vuota, inutile, sbagliata e divisiva tra vecchio e nuovo e mostrare di possedere valori saldi senza sottomettere all’ideologia l’efficienza
dei servizi.
Il PD che ci chiedono e che noi immaginiamo sa esprimersi sui grandi temi in un rapporto di collaborazione costruttiva e guida all’azione di governo. Serve un partito che parli di tutte le questioni, ma che finalmente si esprima con decisione sui temi determinanti, a partire dalla sanità affrontando le questioni dell’accesso alle cure e dignità delle stesse, che aiuti a declinare in concreto i temi di industria 4.0 e area di crisi complessa sul territorio al fianco delle aziende, che incalzi su temi ambientali ed energetici. C’è bisogno di tutto il coinvolgimento dei cittadini, di messaggi e chiari e non ideologici alla società; se siamo certi che la persona è al centro, sappiamo anche che i modelli possono cambiare e non dovremo aver paura di cambiare. John Fitzgerald Kennedy spiegava che “il cambiamento è una delle leggi della vita”, a quasi 55 anni dalla morte possiamo finalmente dimostrare di aver imparato la lezione
“.

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