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Pd di Terni in ebollizione: tesseramento ‘boom’. I nuovi renziani e gli orlandiani mimano l’addio

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Pd di Terni in ebollizione: tesseramento ‘boom’. I nuovi renziani e gli orlandiani mimano l’addio

Andrea Giuli
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Un'assemblea comunale del Pd di Terni

TERNI – Il partito democratico, anche a Terni, scoppia. Di salute. Anzi, di tessere. Quindi, occhio ai seminatori di zizzania.

Tesseramenti record Il tesseramento 2016 si è chiuso lo scorso 28 febbraio. Le commissioni elettorali provinciali ci hanno dato dato di gomito con il pallottoliere. Nella provincia di Terni il risultato del tesseramento ha portato a 3.552 tessere, contro le 2.625 del 2015. Un aumento di oltre il 35%. Naturalmente, la parte preponderante è stata fatta nel comune di Terni.

Renziani doc scatenati Secondo insistenti rumors interni al partito e agli stessi addetti ai lavori, i cosiddetti e autodefinitisi renziani della prima ora, quelli puri insomma, derivanti in gran parte dalla storia del Partito popolare italiano, Margherita e i famosi Democratici dell’Asinello, avrebbero fatto una autentica manbassa di tessere. Solo sulla città di Terni si accreditano oltre 700 adesioni. Molte nella zona di Narni e Amelia. Si vedrà. Soprattutto, pare, dai delegati che andranno alla Convenzione principale.

Congressi di circolo e Convenzione A questo punto, dal 20 marzo al 2 aprile si svolgeranno i congressi di circolo che dovranno designate i circa 180 membri che andranno a far parte della cosiddetta Convenzione provinciale in programma per il 5 aprile. In sede di Convenzione (ma anche prima, nei congressi di circolo) si confronteranno le tre mozioni per la corsa alla segreteria nazionale. Il giorno dopo il suo svolgimento, la Convenzione provinciale si smaterializzerà. Quindi, il 30 aprile, il gran giorno con lo svolgimento delle primarie nazionali per scegliere, appunto, il leader del partito (se supera il 50% dei voti, sennò bagno di sangue nella convenzione nazionale).

Si entra nel vivo e, quindi, alcuni protagonisti ed esponenti del Pd locale  escono allo scoperto. Così come le mozioni congressuali. Sbilanciamenti e posizionamenti.

Daniele Lombardini

Daniele Lombardini

Lombardini e la ‘prima volta’ renziana Come quello di un ex (?) ‘giovane turco’ ternano, storia ‘de sinistra’, della nidiata di trenta-quarantenni che ha fatto molto parlare di sè e ora diasporizzati. È lo stesso Daniele Lombardini, membro della segreteria provinciale ternana del Pd e, secondo i maligni, uno dei possibili candidati alla segreteria comunale nei prossimi congressi d’autunno, a parlare della ‘sua prima volta con Renzi’. Una specie di conversione.  “Questa la chiave che, augurando a tutti un confronto leale e una discussione stimolante, mi porta – scrive Lombardini – a sostenere un Pd con alla guida Matteo Renzi. Per essere protagonisti di un partito unito, plurale, capace di raggiungere una grande comunità di uomini e donne e di rilanciare la sua funzione nazionale e europea. Il Pd con Renzi (e non il Pd di Renzi), seppur con alcuni limiti ed errori di merito e forma, ha infatti provato a rompere quel sistema Paese costruito sull’immobilismo. Con il risultato che i cittadini, frastornati, disillusi e impigriti si abbandonano a egoismo e paura. Il PD è oggi come dieci anni fa l’unica risposta possibile alla domanda che ci ponevamo circa la necessità di una forza progressista, di sinistra, capace di avere un pensiero fortemente innovativo in sintonia con la società italiana. Renzi interpreta la tensione all’innovazione di cui abbiamo bisogno: non possiamo interrompere una stagione di riforme economiche, sociali, istituzionali che ci consentiranno di modernizzare il Paese. Il coraggio del nostro riformismo dovrà però essere accompagnato da una maggiore attenzione nei confronti dei destinatari delle nostre azioni: un pd che sappia raggiungere, coinvolgere, non semplicemente includere. Perché proprio nella difficoltà nel dialogo sociale e nel coinvolgimento popolare l’iniziativa del PD ha trovato i limiti più evidenti. Lavorare per rilanciare un partito popolare in grado di rinnovare le grandi culture della politica italiana democratica. Orgogliosi eredi, non reduci. I cittadini hanno voglia di luoghi dove decidere il proprio destino. Un partito “rete di reti”, in cui iscritti, simpatizzanti, amministratori, dirigenti e parlamentari formino un ecosistema dentro al quale le notizie possano circolare, le buone prassi assunte a modello. Anche a Terni, che attraversa uno dei momenti più difficili della sua storia, con un’amministrazione impegnata nello sforzo di chiudere i conti con un passato che reca qualche errore di troppo, ci sarebbe bisogno di un partito in grado di aiutare tutti a proiettarsi nel futuro, non di tenerci ancorati a piccole prese di posizione personali e ideologiche. A Terni c’è una storia ancora tutta da scrivere”.

Gli orlandiani Ed ecco, invece, il documento in sintesi della Sinistra riformista Pd di Terni, coloro che sostengono la candidatura di Andrea Orlando alla segreteria (S. Piermatti, V. Masiello, A. Iannoni, E. Gubiotti, M. Contessa, G. Polito, A. Farinelli, D. Organtini, E. Piersanti, O. Brulotti, P. Sciaboletta , G. Favetta, E. Montagnoli, M. Paci, M. Formica, A. Piervittori). Un documento, durissimo verso l’ex premier e la sua maggioranza, che sa tanto di addio al Pd, qualora Renzi dovesse vincere le primarie:

Siamo compagne e compagni che in questi anni si sono riconosciuti nella sinistra riformista del PD. Il nostro impegno, la nostra militanza, si è sempre contraddistinta per non avere mai assunto posizioni preconcette nei confronti della maggioranza del partito. Valori e merito delle proposte sono stati sempre alla base dei nostri comportamenti e scelte. In questi anni, purtroppo, la conduzione del partito, le scelte politiche, hanno portato allo snaturamento costante delle ragioni fondative del PD come forza politica riformista, progressista e popolare in grado di coniugare diritti civili e sociali, individuali e collettivi, l’uguaglianza e le pari opportunità, in una società globale in profonda mutazione. Oggi questa idea è fortemente in crisi e per noi le responsabilità sono chiare ed evidenti. 

 Neoliberismo e partito del segretario “In questi anni abbiamo vissuto una subalternità costante verso le politiche neo liberiste, il partito come comunità di idee e di persone si è sempre più trasformato in uno strumento elettoralistico ad uso e consumo della maggioranza e del suo leader, con conseguenze devastanti sul piano della militanza e della partecipazione. Per noi non è mai stata messa in discussione la legittimità di Renzi, sia come segretario del partito sia come premier. Gli riconosciamo la positività nel campo dell’azione di governo per quanto riguarda i diritti civili, ma altrettanto netto è il nostro giudizio negativo sulle misure assunte in campo economico, del lavoro e fiscale: Jobs Act, voucher, abolizione articolo 18, contratto a tutele crescenti, abolizione generalizzata Imu prima casa. Di contro, sono aumentate le diseguaglianze economiche e sociali, le vecchie e nuove povertà. In questi anni, milioni di cittadini hanno perso fiducia nel PD; migliaia di militanti ci hanno abbandonato. Come si fa a non comprendere che una delle ragioni dell’astensionismo, della sfiducia del popolo della sinistra, nasce dalle aspettative tradite dal nostro partito?”.

Renzi sotto accusa  “Dopo la sconfitta delle amministrative e del referendum sarebbe stata utile, indispensabile, una discussione congressuale partecipata, identitaria e programmatica. Tutto questo non si è voluto fare per volontà del segretario uscente, della sua maggioranza, con chiusure e volontà di rottura. Il congresso rischia di essere ancora una volta una conta interna, senza una sintesi programmatica avanzata. Si continua a pensare al Pd contenitore elettorale e non “partito – comunità”. La globalizzazione, la crisi devastante che investe il nostro paese ci dicono che sinistra e destra non sono categorie del passato. Lotta alle diseguaglianze economiche e sociali, diritti individuali e collettivi, pari opportunità, sviluppo ecosostenibile, sono e devono essere gli obiettivi della sinistra. Il renzismo si è dimostrato culturalmente e politicamente inadeguato ad affrontare queste sfide, è parso subalterno ai poteri dominanti. Una gestione autoritaria e personalistica del partito ha svuotato lo stesso di ogni funzione: l’Io è sempre prevalso sul Noi. Queste responsabilità, ovviamente, non sono attribuibili solo a Renzi: i limiti ci sono stati anche in chi gli si è opposto. Compito di un segretario è quello di tenere insieme le anime interne: Renzi scientemente si è rifiutato di farlo”.

Prove di addio “Per questo comprendiamo le ragioni di chi è uscito ma il nostro obiettivo è quello di capire se ci sono ancora gli spazi nel PD per un cambiamento di fase profonda. La candidatura di Andrea Orlando può determinare uno spazio e un ruolo nuovo per la sinistra. Compiremo lealmente il percorso congressuale e lì comprenderemo se ci sono ancora gli spazi per far vivere i nostri valori e le proposte della sinistra riformista; a quel punto, ognuno di noi farà una scelta e concretamente deciderà il proprio cammino politico. La Sinistra non vive solo nel PD”. 

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Andrea Giuli
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