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Patuanelli: “Due gruppi pronti ad acquisire Ast”. Colazione di lavoro a Terni per ‘Acciaio Italia’

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Patuanelli: “Due gruppi pronti ad acquisire Ast”. Colazione di lavoro a Terni per ‘Acciaio Italia’

Redazione economia
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La sede di Thyssenkrupp
La sede di Thyssenkrupp

TERNI – Una colazione di lavoro a Terni per il gruppo ‘Acciaio Italia’, la cordata che secondo le indiscrezioni sarebbe in pole per l’acquisizione di Ast dalla Thyssenkrupp. Le voci si rincorrono ma intanto nella mattina di martedì in una informativa urgente alla Camera, il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli ha dato le prime conferme: “Ci sono almeno due soggetti, ne abbiamo contezza fattuale, che sono interessati storicamente ad Ast, il gruppo Marcegaglia ed il gruppo Arvedi. Credo che potrebbe esserci anche l’interessamento di altri player internazionali: Ritengo però che la presenza di player italiani sia la garanzia di non trovarci poi con imprenditori che promettono investimenti nel nostro paese e poi cercano di chiudere stabilimenti ed arretrare le posizioni”.

Tempi e modi. Patuanelli ha spiegato nell’audizione alla camera che le operazioni di cessione – condotte in prima persona dall’ad di Ast Burelli – avverranno secondo la procedura ordinaria, quindi saranno seguite da un advisor finanziario, con offerte non vincolanti inizialmente e poi vincolanti in un secondo momento. La cordata, che avrebbe una banca del Nord a garanzia, sarebbe composta a quanto sembra da Arvedi (con o senza Marcegaglia) e da un gruppo straniero leader mondiale del settore. A questo proposisto, si rincorrono le voci sugli indiani di Arcelor Mittal (con Lucia Morselli, ex ad di Ast che avrebbe un ruolo apicale), anche perchè il progetto sarebbe molto più ampio e punterebbe a creare un grande polo italiano dell’acciaio mettendo  insieme Taranto, Genova e Terni, con il sito umbro in posizione rilevante.

Burelli, in un video, ha spiegato che la cessione dovrebbe avvenire entro pochi mesi, ma che ci sarà una attenta analisi delle offerte – anche eventualmente per una partnership, alternativa alla cessione completa – che nelle intenzioni, dovrebbero essere sul tavolo entro la fine dell’estate. Patuanelli però frena: “Ci vorrà tempo in che mani finirà l’Ast”, anche perchè il Governo spinge  inserire nell’operazione un intervento diretto  attraverso Cassa Depositi e Prestiti”,

Situazione da rivedere “Quello di Terni – ha spiegato Patuanelli – è un impianto importante, per il quale oggi si pone il problema di un nuovo assetto societario. Già due anni fa delle cordate italiane erano pronte, poi Thyssen ha arretrato dicendo che non aveva più intenzione di vendere. Oggi dobbiamo attendere le mosse che la proprietà vorrà fare, se la cessione sarà totale o parziale. L’interlocuzione è proseguita anche in questi giorni con l’amministratore delegato di Ast, che ha confermato il piano industriale da 60 milioni di euro di investimenti nel biennio e gli obiettivi del piano. Il crollo molto forte del mercato ha colpito meno incisivamente gli acciai speciali, per cui la flessione è stata meno importante”.

Nuove strategie Il ministro ha anche spiegato che “è arrivato il momento il ripensare a tante filiere, tra cui quella siderurgica. Serve un piano strategico della siderurgia, che definisca il fabbisogno di acciaio nel Paese, serve un rilancio del settore, una radicale ristrutturazione, che ne aumenti competitività e qualità. Il processo di privatizzazione di molte aziende ha fatto emergere più i contro che i pro, nella difficile ricerca dell’equilibrio tra competitività degli stabilimenti, prezzo finale dell’acciaio e ambiente e sicurezza”. Intanto, nel pomeriggio di martedì lo stesso Patuanelli ha convocato in call i parlamentari umbri, mercoledì pomeriggio i sindacati territoriali dei metalmeccanici vedranno la Regione e giovedì appuntamento per tutti al Mise, azienda compresa.

Sindacato contrario. La Fiom Cgil si schiera però contro la posizione di Patuanelli: “Il confronto previsto per il 28 maggio non può avere soluzioni preconfezionate e ‘gli italiani’ non rappresentano di per sé una garanzia- saremo al Mise per ribadire la strategicità delle produzioni di Terni, l’unicità del sito, la salvaguardia dei livelli occupazionali e salariali dei diretti e degli indiretti. Oltre all’individuazione preferibilmente di un player o partner europeo o mondiale e comunque che abbia la capacità di competere nei mercati globali e a cui interessi produrre a Terni, insieme ad investimenti certi per traghettare l’azienda fino al momento della vendita. Guardiamo con favore a qualunque aiuto di Stato che possa favorire il passaggio con le garanzie richieste
dalle organizzazioni sindacali, purché – conclude la Fiom – gli stessi non siano finalizzati a fare cassa e a garantire i livelli occupazionali solo nel breve periodo”

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