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Passignanese-Ellera, pugni in faccia a calciatore e genitore a fine partita nel campionato Juniores A2

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Passignanese-Ellera, pugni in faccia a calciatore e genitore a fine partita nel campionato Juniores A2

Redazione
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CORCIANO – Ancora un episodio di calcio violento in Umbria, l’ennesimo. Dopo i cori razzisti e le botte ad arbitri ed avversari per motivi razziali, ecco anche le botte agli avversari e basta. La partita è Passignano-Ellera del campionato Juniores A2. Aldo Modena, titolare di una agenzia di investigazioni (e cugino dell’esponente di Fi Fiammetta), denuncia l’aggressione  del figlio Alessio in campo ad opera del padre di un giocatore della formazione lacustre, Ubaldo Pasolini, sindacalista Cisl. Il giovane, 19 anni, è finito al Pronto Soccorso con ecchimosi al volto e all’altezza della clavicola e trauma cranico. La foto che qui vedete nella quale abbiamo oscurato parte del volto, è stata diffusa dallo stesso Aldo Modena.

La lettera. I fatti sono raccontati sia dal Corriere dell’Umbria che in una lettera scritta dal padre del giocatore: “Nel secondo tempo- scrive Modena –  vi sono stati due episodi e dico due che hanno visto come protagonista un ragazzo dell’Ellera, il numero 9, che ha battibeccato con il guardalinee della Passignano. Episodi che si sono svolti proprio davanti alla tribuna dei spettatori, dove erano presenti, anche i genitori del ragazzo che sono prontamente intervenuti riprendendolo verbalmente, come era giusto che fosse e come gli unici a poterlo fare e poi in campo ricordo che c’era un arbitro e che se la condotta del ragazzo fosse stata così tanto scorretta lo avrebbe espulso. Alla fine della partita, ho notato che il padre del ragazzo con il numero 9 era sceso nella parte opposta a dove ci trovavamo ed era andato a parlare con il figlio nei pressi della rete di recinzione del campo. A questo punto, vedevo un’altra persona che gesticolando ed inveendo si portava verso l’uomo ed il figlio. La persona in questione, tentava di colpire con due pugni, il padre del ragazzo, i due finivano per rotolarsi sugli scalini che portano al parterre del campo. Con l’aiuto di altri genitori li abbiamo divisi quando i due erano ancora stesi nei gradini, rialzati e tenuti dai vari presenti!”

Il fatto “E’ a questo punto – prosegue Modena –  che alzando lo sguardo ho notato due ragazzi che cercavano di scavalcare la recinzione del campo, di cui uno era mio figlio. Scavalcata la rete mio figlio ha trovato subito me, pronto a redarguirlo, e gli ho detto le testuali parole ;“ che cavolo hai scavalcato a fare, torna subito in campo.” Mio figlio mi rispondeva che era preoccupato per me e per suo nonno, ed io gli ho risposto di stare tranquillo, e che la persona aggredita era il papà del numero 9. Premetto che il punto in cui ho fermato mio figlio si trovava ad almeno 4/5 metri da dove era avvenuto il parapiglia e quindi a debita distanza dal Sig….. che si trovava già in piedi. Da persona responsabile ho preso sia mio figlio sia l’altro ragazzo che aveva scavalcato e li ho invitati e ritornare nel campo, abbiamo cercato un punto sicuro per farli rientrare, ma la rete interna al campo era ormai gremita di persone e di ragazzi che l’avevano ritorta all’esterno del campo, rendendo pericolosa l’operazione di rientro. A questo punto ho detto ai due ragazzi di starmi vicino che li avrei fatti rientrare negli spogliatoi dall’ingresso posto fuori, sotto la tribuna, e ci siamo incamminati tranquilli costeggiando la rete di recinzione. Nel frattempo dietro a noi,gli animi erano ancora caldi.

Urlo Modena, infine, sottolinea come “percorsi alcuni metri, circa dieci, abbiamo sentito urlare da dietro  e siamo stati travolti…….., il Sig….. colpiva con quattro cazzotti mio figlio, l’aggressore veniva tenuto a stento da altri genitori probabilmente gli stessi del Passignano, dopodichè nel tentativo di divincolarsi ha perso l’equilibrio ed è andato a cadere battendo la testa sotto i gradoni della tribuna, subito rialzatosi ho notato che aveva un taglio in testa. Notavo immediatamente che mio figlio sanguinava copiosamente dal naso, lo prendevo e lo portavo di corsa negli spogliatoi insieme all’altro ragazzo per loro salvaguardia e per evitare altre ripercussioni. Mentre chiamavo i Carabinieri, mi recavo nei pressi dell’ingresso del campo per individuare l’aggressore ed invitarlo ad aspettarne l’arrivo delle Forze dell’ordine per l’identificazione, ma di lui non vi era già più traccia”.

 

 

 

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