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Palazzo Spada, taglia e cuci sui costi di affitto: troppo onerosi quelli dell’Ater

Politica

Palazzo Spada, taglia e cuci sui costi di affitto: troppo onerosi quelli dell’Ater

Andrea Giuli
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TERNI – Come nel laboratorio fumante e caotico di Maga Magò, l’amministrazione comunale cerca, meritoriamente e necessariamente,  di risparmiare dove può. Lima, taglia, raschia il già raschiato barile. In queste settimane di complicati bilanci consuntivi e preventivi, per esempio,  gli uffici tecnici dei dipartimenti sociale ed edilizia pubblica di palazzo Spada hanno messo nero su bianco in via definitiva (basta leggere un atto di indirizzo della giunta dello scorso 30 aprile) che una serie di canoni di locazione che il Comune stesso paga all’Ater, a fronte di unità immobiliari dove sono ospitati vari servizi pubblici, sono un tantino onerosi. Un pò troppo per la situazione finanziaria attuale del Municipio ternano.

Ecco allora che gli uffici di cui sopra hanno svolto di recente una attenta ricognizione di una ventina di locali e appartamenti di proprietà comunale i quali, fino a poco tempo fa,  ospitavano i servizi di emergenza abitatiava (ora affrontati in nuove modalità) e che adesso, invece, dovranno servire essenzialmente a fare cassa. Possibilmente, almeno. Così come, accanto a questa azione, l’amministrazione intende revisionare il “pacchetto” degli affitti finirà pagati all’Ater. Si tratta di unità immobiliari – quelle di proprietà comunale oggetto di ricognizione e di sistemazione negli anni – siete in via della Stella, via del Mandorlo, via Cararra, via Volturno, via dell’Arringo e Strada di Cardeto. Nelle intenzioni del Comune dovranno servire soprattutto per tentare di avviare delle permute. O a rivedere costi e modalità di gestione degli immobili in questione. Il tutto, evidentemente, d’amore e d’accordo con la stessa Ater che ha già fornito la propria disponibilità. Da qualche settimana i tecnici e i dirigenti comunali dei settori deputati sono al lavoro sulla materia per trovare la pozione magica che possa tentare di mantenere certi servizi essenziali, spendendo meno. O nulla, meglio ancora.

Andrea Giuli
Andrea Giuli

Redattore

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