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Ospedale Terni, via allo stato di agitazione: “Manca personale, qualità a rischio”

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Ospedale Terni, via allo stato di agitazione: “Manca personale, qualità a rischio”

Emanuele Lombardini
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TERNI– Via allo stato di agitazione all’interno dell’ospedale di Terni. Lo hanno annunciato stamattina in una conferenza stampa i sindacati confederali (Giorgio Lucci per la Cgil, Nicola Ambrosino per la Cisl, Mauro Candelori per la Uil) insieme alle Rsu dell’Azienda Ospedaliera (rappresentante da Lucio Moscetti). Sotto accusa la carenza di personale che sta mettendo a rischio i servizi offerti: “La dotazione organica – sottolinea Lucci – è la stessa dal 2004, ma nel frattempo la complessità di cura è cambiata, i servizi offerti sono migliorati e le esigenze sono diverse. Considerando che le sostituzioni vengono fatte con personale a tempo determinato, è una situazione che l’Azienda Ospedaliera non si può più permettere pena lo scadimento del servizio”.

unnamedUn quadro che Moscetti, della Rsu, spiega ancora più nel dettaglio: “Se non si interviene subito, avremo a breve un crollo dei servizi: a noi vengono segnalate continuamente delle criticità alle quali non viene posto rimedio e quello che perdiamo oggi, fra cinque anni sarà molto difficile compensare”.  Dialisi, terapia intensiva e pronto soccorso i reparti più in difficoltà, ma Lucci sottolinea soprattutto come manchi un vero ricambio: “Questa struttura offre servizi di specializzazione e di eccellenza grazie al personale che fa doppi turni o rinuncia alle ferie – dice – ma la soluzione non può essere questa, nè si può chiedere al personale altri sacrifici”. Le richieste allora sono chiare: “Dotazioni organiche in base al fabbisogno reale e non alle disponibilità economiche; integrazione tra territorio e azienda per la cura e il ricovero dei malati cronici; riconferma del livello di alta specializzazione dell’ospedale ternano. Dato confermato anche dal fatto che nel 2016, ben 6000 persone da paesi limitrofi  sono venute a curarsi a Terni. Qui il personale in molti casi ha più di 50 anni”. Lucci sottolinea anche come alcuni problemi evidenti, come le lunghe code al Pronto Soccorso potrebbero essere risolte investendo sul potenziamento delle strutture territoriali, come i presidi di Narni ed Amelia, i quali potrebbero essere dotati di personale e strutture per fare fronte all’emergenza.

Messaggio alla Regione. I sindacati e le Rsu chiamano in causa la Regione: “Proprio in questi giorni è stata definita Benchmark 3, ovvero il rapporto fra costo del servizio sanitario e prestazioni offerte. Vuol dire che è una delle tre migliori in Italia. Non solo: la Regione Umbria risulta una delle migliori pagatrici in Italia. A tutto questo però fa da contraltare il fatto che l’ente e la Azienda non si fanno carico del reale fabbisogno dei cittadini: noi così rischiamo di non poter più far fronte alle esigenze dei cittadini”, dice Moscetti.

Proposta bocciata. Bocciata la proposta formulata dall’Azienda: 21 infermieri, 16 Oss, 2 tecnici, 2 ostetriche, 25 amministrativi: “Con quell’ipotesi di integrazione di organico – dicono – non si risolvono assolutamente i problemi in essere perché ci sono servizi che sono al collasso. Vogliamo assunzioni in breve tempo, poi possiamo discutere su un piano a più lunga scadenza, tenendo conto dei pensionamenti e della situazione. E’ necessario recuperare spazi, liberando reparti, ma anche recuperare ed implementare le risorse umane e serve farlo subito”.

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La protesta della Fials. Uno stato di agitazione ed una denuncia che stanno montando da più parte. Solo ieri le organizzazioni sindacali dei dirigenti medici avevano denunciato la situazione dei letti in corsia e dei reparti con pazienti che sarebbero dovuti andare in altre zone, oggi a margine della conferenza stampa delle Rsu e dei confederali, anche la Fials faceva sentire la propria voce con una nota firmata dalle segreterie regionale e provinciali.

La Fials punta anch’essa l’indice sui carichi di lavoro e sulla attuali situazione organizzativa definita “inadeguata”. Nella nota gli autonomi elencano una serie di cause che hanno provocato l’aumento dei carichi di lavoro: “Il dirottamento a Terni di pazienti da Norcia e Cascia, i cui ospedali sono stati chiusi dopo il sisma; la stipula della convenzione fra Regione Umbria e Lazio relativa alla mobilità per compensazione dell’Ospedale Bambino Gesù che fa di Terni l’unico plesso regionale per una occupazione per tutte le specialità ospedaliere del 30% delle liste da parte della popolazione laziale; il mancato completamento della rete con Narni ed Amelia; il rinvio della costruzione della città della Salute e la non attivazione della casa della salute”.

La Fials dunque si rivolge all’assessore Barberini e alla direzione aziendale chiedendo l’aumento dei posti letto e una diversa dislocazione degli stessi; aumento di personale, ridefinizione del modello organizzativo del Pronto Soccorso; l’inserimento dei piccoli sopedali nella rete delle aziende ospedaliere; una ‘vera’ interazione funzionale con la Usl 2 soprattutto a livello tecnico-amministrativo. Questioni per le quali la Fials vuole portare a conoscenza delle istituzioni tramite una audizione sia in Comune che alla commissione regionanale della sanità e un incontro con assessore regionale e Prefetto”.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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