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Ospedale Terni, i sindacati medici: “Letti in corsia e pazienti in reparti errati”

Cronaca e Attualità Terni

Ospedale Terni, i sindacati medici: “Letti in corsia e pazienti in reparti errati”

Emanuele Lombardini
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L'ospedale di Terni

TERNI – “All’ospedale di Terni letti nei corridoi e pazienti  ricoverati in reparti diversi da quelli di competenza”. La denuncia è delle organizzazioni sindacali della dirigenza medica  (Anaao, Aaroi, Cgil medici, Cimo, Cisl medici, Fassid Snr, Uil Medici), che dallo scorso 25 gennaio sono in stato di agitazione e hanno interrotto le  relazioni sindacali con la direzione dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria.

I sindacati parlano di denunce inascoltate: “Con nostro profondo rammarico dobbiamo constatare – scrivono – che il clima di serena e franca collaborazione che era stato instaurato con la precedente Direzione Aziendale, non è mai proseguito con l’attuale. Eppure fin dall’inizio avevamo manifestato e chiesto la continuazione di un rapporto chiaro, sincero e  di leale collaborazione partecipativa. Continuiamo ad assistere, sin dalla data di insediamento dell’attuale direzione aziendale, ad iniziative ‘importanti’ ma ‘fai da te’ dove ogni volta le organizzazioni sindacali vengono chiamate fuori in merito ad aspetti come l’organizzazione del lavoro”

Sicurezza in calo. L’affondo è sul tema della sicurezza e in particolare su un fenomeno dal quale nemmeno l’ospedale di Terni pare essere evidentemente esente, quello dei letti in corsia: “In questi ultimi mesi – dicono – abbiamo assistito ad un progressivo peggioramento della sicurezza delle cure con personale medico costretto ad assistere ad un numero  sempre maggiore di malati, in condizioni a  dir poco al limite della dignità e della sicurezza. Aumenta ormai senza controllo e a dismisura il “fenomeno” dei letti aggiunti sui corridoi e di altri appoggi fuori reparto. Il tutto in una assoluta confusione e senza far distinzioni tra malati in urgenza e malati in elezione, malati medici e chirurgici, malati in acuzie e malati cronici”.

“Il mancato preventivo coinvolgimento delle organizzazioni sindacali  – proeseguono – ha avuto come ultima conseguenza la decisione unilaterale   della direzione aziendale di creare 23 nuovi posti letto nell’area medica, al fine di fronteggiare la problematica degli appoggi e dei letti sui corridoi. Tuttavia nella realtà non si tratta di nuovi posti letto, bensì di una trasformazione di letti chirurgici in letti medici, creando una sorta di “reparto degli appoggi” nel quale non lavorano a permanenza medici specificamente dedicati ma solo alternativamente medici di altri reparti. In pratica si tratta dell’istituzione di un vero e proprio reparto presidiato dalla sola componente infermieristica. Tale importante modifica dell’organizzazione ospedaliera è stata appresa dalle organizzazioni sindacali dei medici solo attraverso i mass-media quando il reparto in questione era già stato aperto”.

Disponibilità al confronto. I sindacati sottolineano come a loro dire questo provvedimento non è una soluzione al problema degli appoggi:  “infatti è ancora costante la presenza all’interno dei vari reparti di letti sui corridoi e di pazienti ricoverati materialmente in reparti diversi da quelli di competenza”, dicono. “Quali operatori della sanità pubblica- proseguono –  vogliamo e dobbiamo rappresentare la nostra opinione tecnica in un sistema che si sta gradualmente depauperando di risorse e di qualità, in una regione dove per far quadrare i conti si tagliano posti letto e personale. Ribadiamo la nostra disponibilità a dare il nostro costruttivo contributo, nonostante la Direzione Aziendale ci abbia convocato per il 27 febbraio prossimo- a distanza di oltre un mese dalla proclamazione dello stato di agitazione – fatto che dimostra ulteriormente la scarsa considerazione ed attenzione nei confronti di tutti gli operatori sanitari e delle organizzazioni sindacali”.

La replica della direzione Nella serata di lunedì arriva la replica della direzione generale del Santa Maria: “La direzione aziendale dell’azienda Santa Maria di Terni precisa che quanto dichiarato dalle organizzazioni sindacali della dirigenza medica è molto diverso dalla realtà dei fatti, dato che le suddette sigle sindacali hanno disdetto la loro presenza alla riunione del 26 gennaio scorso, fissata proprio per spiegare alla componente sindacale medica le nuove esigenze organizzative e le modifiche urgenti in atto che sono tese a fornire la miglior cura possibile con le risorse disponibili e in un periodo di oggettiva criticità come quella attuale che si stima durerà fino a marzo prossimo. La realizzazione di queste manovre ha già mostrato una significativa riduzione degli appoggi dal Pronto Soccorso nei reparti chirurgici, al fine di preservare l’attività chirurgica elettiva (programmata) e ottimizzare l’uso delle risorse disponibili. La riunione del 26 gennaio scorso è stata unilateralmente disdetta all’ultimo momento dalle sigle sindacali firmatarie per ragioni che sono in alcuni casi personali e comunque molto lontane dalle esigenze cliniche e assistenziali dei pazienti”.

 

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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