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Ospedale di Terni, Dal Maso: “Riorganizzazione nell’interesse del paziente”

Cronaca e Attualità Terni

Ospedale di Terni, Dal Maso: “Riorganizzazione nell’interesse del paziente”

Emanuele Lombardini
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da sinistra Sandro Fratini, Maurizio Dal Maso, Riccardo Brugnetta

TERNI – Soluzione del problema degli appoggi, aumento dei posti letto e del personale, piano di sviluppo. Il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni Maurizio dal Maso, accompagnato dal direttore sanitario Sandro Fratini e da quello amministrativo Riccardo Brugnetta, ha fatto il punto sulla situazione del processo di riorganizzazione della struttura.

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Protesta sindacale. Inevitabilmente il tutto prendeva le mosse dalla recente vertenza avviata dai sindacati confederali che chiedevano ulteriori sforzi, per evitare quello che loro ritengono “un processo di scadimento della qualità”. Su questo fronte il dg dal Maso spiega che l’Azienda ha fatto tutto quello che era nelle proprie possibilità: “Loro chiedono molte più assunzioni di quelle che sono possibili- dice – ma se non si possono avere, non possiamo darle. La proposta che abbiamo fatto prevede un aumento di 30 infermieri, 5 ostetriche, 10 tecnici e 30 operatori socio sanitari: era stato già annunciato l’incremento di 50 unità che dopo il confronto con i sindacati sono salite a 66. La richiesta di incremento è già stata presentata alla Regione.  Il resto dobbiamo farlo razionalizzando spazi, risorse e quant’altro. Dico sempre a tutti che bisogna fare il massimo con quello che c’è, perchè di più di così non possiamo avere. Per quanto riguarda invece il discorso di un terzo degli infermieri che non è pienamente operativo, l’impegno è a verificare la situazione di chi chiede l’esenzione: purtroppo il turnover è bloccato e non si può fare diversamente”.

aurizio Dal Maso, dg Ospedale di Terni

Maurizio Dal Maso, dg Ospedale di Terni

Problema appoggi. Relativamente al discorso degli appoggi, cioè di pazienti appoggiati in reparti che non dovrebbero competergli, Fratini ha spiegato che l’emergenza si è creata a seguito del numero quasi triplicato di ricoveri per l’influenza: “Al 16 gennaio di quest’anno erano 54 gli appoggi contro i 19 dell’anno scorso. A questi vanno aggiunti i 42 in chirurgia”. Una situazione che inevitabilmente ha fatto sballare i conti: “Considerato che 70 pazienti su 100 non dovrebbero accedere al Pronto Soccorso – dice Dal Maso – ma vi accedono perché non trovano altre risposte sul territorio, abbiamo potenziato l’area medica riconvertendo posti letto sotto utilizzati nell’area chirurgica, dove la quantità di interventi, con una programmazione appropriata da parte dei primari, richiede meno posti letto di quelli attuali. Ciò ha consentito di eliminare appoggi da altri reparti su letti chirurgici, garantendo la normale attività chirurgica programmata. E per agevolare il turnover dei ricoveri e ridurre la degenza di tutta l’area medica, abbiamo anche attivato la Discharge Room e chiesto di garantire le dimissioni dei pazienti anche il sabato e la domenica”. Dal Maso spiega poi che non è possibile aumentare i posti letto (a Terni sono 520), oltre il limite fissato dagli standard ospedalieri definiti dal Ministero. “Per dare soluzioni nuove ai problemi vecchi occorre riorganizzarsi e dare un segnale forte e chiaro di inversione di tendenza. La direzione  ha la  collaborazione di professionisti che non si sentono disturbati dalla prospettiva del cambiamento, con gli altri continueremo a confrontarci,  anche perché quello che preme alla direzione è l’interesse dei pazienti e quindi anche gli altri professionisti  capiranno e se ne faranno una ragione”.

Poi risponde ai sindacati anche sul fronte del resto della protesta: “Le nuove esigenze organizzative e le modifiche allo studio, e che saranno progressivamente attuate, sarebbero state spiegate anche alla componente sindacale medica durante la riunione del 26 gennaio scorso, ma le organizzazioni sindacali l’hanno disdetta e sono stati quindi riconvocati  a febbraio.   I nuovi modelli organizzativi sono attualmente allo studio di sei diversi gruppi di lavoro  (dalla chirurgia a ciclo breve al percorso nascita,  ecc.)   formati da professionisti della Azienda Santa Maria e saranno presentati il prossimo 7 marzo in un incontro intitolato “L’ospedale che vorrei: traguardi e obiettivi per un cambiamento di qualità” e il 14 marzo in occasione di un convegno organizzato in associazione con Cerismas – Università Cattolica –, in cui saranno analizzati i risultati tecnici di questo lavoro e presentato il cronoprogramma di attuazione dei nuovi modelli organizzativi aziendali”.

andro Fratini, direttore sanitario ospedale Terni

Sandro Fratini, direttore sanitario ospedale Terni

Interazione con il territorio Dal Maso ribadisce la necessità di interagire con le altre strutture del territorio, segnatamente gli ospedali di Narni e Amelia: “Bisogna  costruire rapidamente una vera rete clinica integrata con gli ospedali di Narni e Amelia, che deve prevedere precisi percorsi clinico-diagnostici e terapeutico-assistenziali condivisi “allo scopo di ridurre gli accessi impropri in un ospedale di alta specializzazione come il nostro, – spiega il direttore generale – agevolare le dimissioni e permetterci di aumentare le attività e le risorse per la casistica ad alta complessità, che è la vera missione della nostra Azienda”. E per questo la direzione ha invitato tutti i professionisti e i rappresentanti sindacali a proporre modifiche e soluzioni diverse “che siano però  – ricorda  Dal Maso – nell’interesse del paziente e non di singoli pezzi o personaggi dell’organizzazione”.

Dieci primari. A breve cominceranno anche le nomine di 10 nuovi primari nei reparti attualmente vacanti: “Subito Nefrologia, Oculistica e Radiologia, poi ortopedia, a breve tutti gli altri: entro un anno dovremmo entrare a pieno regime”.

Dati 2017. Il Dea (Dipartimento Emergenza e Accettazione) dell’ospedale di Terni registra circa 43.000 accessi nall’anno, quindi una media di circa 120 pazienti al giorno con picchi che variano da oltre 150 a 80. Nel periodo compreso fra gennaio e metà febbraio 2017 l’ospedale ha avuto un incremento di afflusso di pazienti medici al Pronto Soccorso di circa il 30% rispetto allo stesso periodo del 2016, e questo spiega perché la direzione è intervenuta in modo radicale. Dal 1 febbraio sono stati ridotti drasticamente gli appoggi nei reparti chirurgici (passati indicativamente da 21 a 3 al giorno) e i letti in corridoio sono stati al massimo 2 ogni giorno e per un periodo limitato di ore. Per quanto riguarda l’area medica, la soluzione attuata, cioè la concentrazione dei pazienti al 5° piano,  ha ottenuto come effetto una migliore assistenza e una contestuale ottimizzazione dei percorsi di cura, avendo iniziato a trattare i  pazienti secondo parametri di  media e bassa intensità di cura.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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