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Nidi e materne, sindaci in ordine sparso: la Regione ricorre al Tar contro la riapertura

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Nidi e materne, sindaci in ordine sparso: la Regione ricorre al Tar contro la riapertura

Redazione
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Palazzo Donini, sede della giunta regionale
Palazzo Donini, sede della giunta regionale

PERUGIA – La decisione del Tar umbro che ha riaperto nidi e materne ha spiazzato i sindaci umbri dei comuni in zona rossa che devono fare i conti con l’ordinanza contraria della Regione e così, anche a fronte della riunione dell’Anci, come era prevedibile, vanno avanti in ordine sparso.

La nota dell’Anci. Mattinata di colloqui serrati, con l’Anci che ha sentito i sindaci dei 60 comuni ‘rossi’ “Anci Umbria è pronta a predisporre una ordinanza base per tutti i Comuni coinvolti nella zona rossa- si legge nella nota , contenente concetti uniformi ed elementi tecnici sanitari e giuridici, su cui, poi, ciascun Comune, nella pienezza della propria autonomia, potrà muoversi. Nel frattempo, Anci Umbria chiederà alla sanità umbra e alla Regione Umbria un documento che attesti la gravità della situazione, una relazione epidemiologica sull’attuale situazione Covid, a supporto di eventuali decisioni dei sindaci”.

Dunque, ciascuno faccia come crede, in attesa ovviamente di una presa di posizione ufficiale della Regione, anche se l’avvocato Giuseppe Caforio, presente alla riunione spiega: “Regione Umbria ha tre possibilità: procedere con il ricorso al Consiglio di Stato, fare una nuova ordinanza con motivazioni inconfutabili, o non fare altro”.

La situazione. A Foligno, il sindaco Stefano Zuccarini tira dritto: resta tutto chiuso. Il primo cittadino ha infatti firmato “la proroga dell’ordinanza che sospende tutte le attività in presenza – nessuna esclusa, compreso l’uso dei laboratori – per tutti gli alunni all’interno delle scuole, statali e paritarie, di ogni ordine e grado nonché all’interno degli asili d’infanzia comunali e privati, con efficacia a decorrere dal 15 febbraio al 21 febbraio. Gli uffici comunali adotteranno ogni provvedimento necessario al fine di assicurare l’attuazione delle misure operative di sostegno rivolte agli alunni ed alle famiglie del territorio, con particolare attenzione agli alunni portatori di Bes o di Dsa”. La stessa strada scelgono Bettona, Assisi, Bastia, Valfabbrica, Cannara, Marsciano, Città della Pieve e Torgiano. Verso la chiusura di Giano dell’Umbria, Scheggino, Nocera Umbra ed Umbertide

In questo comune in particolare, il sindaco scrive “L’ordinanza in fase di definizione interverrà per una settimana, in considerazione della particolare situazione sanitaria nel nostro Comune che va monitorata costantemente”.

Chi apre Apre invece Gubbio. Il sindaco Filippo Mario Stirati attende ancora qualche ora ma è pronta l’ordinanza di riapertura. Lo seguirà Gualdo Tadino insieme ad altri comuni dell’Alto Chiascio, così come Pietralunga, dove il sindaco ha anche effettuato un sopralluogo per la viabilità. Aprono anche Sigillo, Fossato di Vico, Costacciaro e Scheggia mentre Todi dovrebbe farlo martedì e Spoleto ha già disposto la riapertura per mercoledì, Città di Castello martedì sanificherà i locali prima di decidere

Perugia. E Perugia? A Perugia asili e materne restano chiuse fino al 21. La decisione del sindaco Romizi arriva nella serata di domenica. Si pongono in attesa di ulteriori valutazioni, i Comuni di Corciano, Norcia, Cascia, Vallo di Nera, Sellano, Castel Ritaldi, Campello e i Comuni del Lago, come Magione, Passignano e Castiglione del Lago, poi, Spello, Trevi, Bevagna, Deruta.

Amelia e San Venanzo. I due comuni del ternano rimasti in rosso, Amelia e San Venanzo, viaggiano diversamente: Amelia attende, mentre il sindaco di San Venanzo Marinelli fa sapere che entro martedì saranno sanificati i locali, prima di decidere.

Sindaci di centrosinistra contro la Regione. Intanto, i sindaci di centrosinistra chiamano in causa la Regione: “La riunione di ANCI domenica mattina si è svolta incredibilmente senza una adeguata presenza ne’ politica ne’ tecnica della Regione Umbria – scrivono in una nota  se si escluse la presenza del funzionario Luigi Rossetti che ringraziamo, chiamato ad affrontare problematiche afferenti al settore sanitario non certo di sua competenza. Dopo la sentenza del TAR i sindaci si sono trovati a dover prendere decisioni in assenza di indicazioni chiare della Regione che è il soggetto deputato a deliberare in materia sanitaria. Chiediamo pertanto alla Regione – sottolineano – in tutte le sue articolazioni sia politiche che tecniche di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità in maniera chiara ed inequivocabile sulla scorta dei dati scientifici di cui ad oggi i sindaci nonostante ripetute richieste non sono a conoscenza.Se come più volte ribadito da eminenti scienziati anche nelle ultime ore l’Umbria è la nuova Codogno, non si perda ulteriore tempo e si agisca di conseguenza in ogni sede senza utile. Se così non è altrettanto chiaramente la Regione agisca per mettere tutti nelle condizioni e di poter svolgere al meglio il proprio lavoro”.

Regione ricorre. La Regione si è fatta sentire in serata: farà ricorso. Si legge in una nota: “La Regione Umbria ha proposto opposizione al Tar dell’Umbria nonché ricorso al Consiglio di Stato avverso il provvedimento di sospensiva del Tar regionale del 13/2/21 in merito all’ordinanza regionale numero 14 del 6 febbraio, con specifico riferimento alla parte in cui la Regione Umbria sospende “tutti i servizi socio educativi per la prima infanzia fino a 36 mesi pubblici e privati e i servizi educativi delle scuole dell’infanzia, statali e paritarie. La decisione del Tar, comunque, resta efficace fino all’esito dell’opposizione e/o del ricorso, salvo provvedimenti ordinativi dei sindaci nei rispettivi Comuni.   Si precisa altresì che all’incontro, a cui erano presenti i sindaci interessati dal provvedimento, indetto quest’oggi da Anci, non hanno partecipato né la Presidente della Regione, né esponenti della Giunta, né il direttore della Sanità regionale Claudio Dario perché non invitati. La Regione e la sanità regionale restano come sempre a disposizione di tutti i sindaci dell’Umbria per qualsiasi esigenza e supporto di carattere sanitario e nell’ambito delle proprie competenze”.

Genitori vs docenti Monta intanto lo scontro fra genitori e docenti. Il comitato ‘A scuola’ ha già annunciato il ricorso contro le ordinanze dei sindaci che non si adegueranno alla decisione del Tar, mentre il comitato dei docenti ‘Ora basta’ dice: “Alcuni genitori si stanno battendo per la riapertura, per garantire un diritto a questi bambini, dicono…ma la salute non è un diritto, ora primo fra tutti? Sospendere l’attività didattica è uno dei provvedimenti più delicati da compiere, ma l’evolvere dell’emergenza, con i casi delle varianti, rende questo indispensabile. Nella scuola dell’infanzia – aggiungono – non è previsto distanziamento, i bambini non indossano, giustamente, nessun dispositivo di protezione individuale. A garantire che questo avvenga “in sicurezza” ci siamo noi docenti, unica categoria di lavoratori chiamati a lavorare in sezioni con 20-25 e a volte anche più bambini senza mascherina. Ci siamo noi con la grande professionalità che ci contraddistingue, chiamate in causa in queste ore come fossimo ottime baby sitter a basso costo di cui non si può fare a meno. Lo pretendiamo oggi più che mai dopo che il Cts si è già espresso una settimana fa riconoscendo l’alto rischio nelle nostre scuole. Non è il momento di fare tentativi insensati”. Siamo a un vero e proprio botta e risposta con tanto di passaggio del cerino.

 

 

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