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Nicola Pistoia e Paolo Triestino aprono la stagione teatrale TSU a Foligno

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Nicola Pistoia e Paolo Triestino aprono la stagione teatrale TSU a Foligno

Redazione cultura
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SIPARIO UMBRIA – Sette gli spettacoli in scena a Foligno per la Stagione di prosa curata dal Teatro Stabile dell’Umbria, che si dividerà tra Politeama Clarici e Spazio Zut. Primo appuntamento sabato 25 novembre (Politeama Clarici) con La cena dei cretini con Nicola Pistoia e Paolo Triestino. Un classico della commedia francese, un grande successo che da oltre vent’anni diverte, affascina ed emoziona le platee di tutto il mondo. Un gruppo di ricchi borghesi parigini ogni settimana organizza, per divertimento, una cena in cui ognuno di loro invita un “cretino”: il migliore vincerà la serata. Comincia da qui una girandola di gags e malintesi divertenti che trascineranno il pubblico in un turbinio di risate, difronte alle situazioni paradossali e incredibili che, loro malgrado, i protagonisti saranno costretti a vivere.

foto ufficio stampa TSU

foto ufficio stampa TSU

Dal 6 all’8 dicembre (Spazio Zut) va in scena una produzione TSU, Todi is a small town in the center of Italy di Liv Ferracchiati. Come si vive nella provincia italiana? Michele, Stella, Elisa e Caroline sono quattro tuderti, una piccola tribù di trentenni con proprie regole e ritmi: gli appuntamenti preceduti da note vocali su whatsapp, gli incontri fatti di routine e noia, le chiacchiere a vuoto e i passatempi inventati. Un quinto personaggio, un documentarista, connette finzione e realtà: studia e annota le caratteristiche della città e dei suoi abitanti. Come si vive in un piccolo centro in cui tutti conoscono tutti? Cos’è che a Todi è “meglio non fare”? Queste sono alcune delle domande che sono state poste per davvero ad oltre centodieci tuderti e che il lavoro mira a restituire in parte attraverso un collage che spezza e sostiene la storia dei quattro protagonisti. Uno spettacolo teatrale e, insieme, un’inchiesta sui tabù e la morale.

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Il nuovo anno si apre il 19 gennaio (Politeama Clarici) con Occident Express (Haifa è nata per star ferma), scritta da Stefano Massini e interpretata da Ottavia Piccolo. Nel 2015 una donna anziana di Mosul si mise in fuga con la nipotina di quattro anni, percorrendo in tutto 5.000 chilometri, dall’Iraq fino al Baltico, attraverso la cosiddetta “rotta dei Balcani”. Questa è la sua storia. Occident Express è la cronaca di un viaggio, è il diario di una fuga, l’istantanea su un inferno a cielo aperto. Ma soprattutto è una storia vera, un piccolo pezzo di vita vissuta che compone il grande mosaico dell’umanità in cammino. Un racconto spietato fra parole e musica, senza un solo attimo di sosta: la terribile corsa per la sopravvivenza. La musica suonata dal vivo dall’Orchestra Multietnica di Arezzo contribuisce a raccontare i mille luoghi attraversati dalla protagonista nel suo viaggio; la fantasmagoria di ambienti, climi, spazi diversi. “Questa storia – commenta la Piccolo – mi aiuta a non voltare la testa dall’altra parte. Mi metto in cammino con Haifa e dopo non sarò più la stessa”. Domenica 4 febbraio (Spazio Zut) sarà la volta di R.OSA di Silvia Gribaudi. Primo capitolo di una trilogia sul corpo femminile e il virtuosismo R. OSA è una performance che si inserisce nel filone poetico di Silvia Gribaudi, coreografa che con ironia dissacrante porta in scena l’espressione del corpo, della donna e del ruolo sociale che esso occupa con un linguaggio “informale” nella relazionale con il pubblico. Nei panni della protagonista Claudia Marsicano, giovane talento, un vero vortice di energia e padronanza del corpo che ha ovunque catalizzato il pubblico. Lo spettacolo si ispira alle immagini di Botero, al mondo anni Ottanta di Jane Fonda, al concetto di successo e prestazione. È un‘esperienza in cui lo spettatore è chiamato ad essere protagonista volontario o involontario dell’azione artistica in scena e fa pensare a come guardiamo e a cosa ci aspettiamo dagli altri sulla base dei nostri giudizi. Al centro una sfida, quella di superare continuamente il proprio limite.

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Mercoledì 7 febbraio Politeama Clarici) la regia di Ninni Bruschetta ci porta in Il giuramento. Le teste si possono tagliare o contare. Il regime fascista nelle università italiane scelse entrambe le soluzioni. Di teste ne contò milleduecento trentotto. Dodici furono quelle che tagliò. Eroi per caso di un’Italia civile a cui era rimasta solo quell’estrema risorsa di dignità: il diritto a un rifiuto. Accadeva il 13 novembre 1931. Il testo teatrale racconta di uno di loro. Si chiama Mario Carrara e quando il Rettore gli comunica la data e le prescrizioni del giuramento – fedeltà al re e al duce – Carrara capisce di non poterlo fare. Non giura. Non può. Non potrà mai più. Il giorno dopo le cattedre dei reprobi vengono immediatamente riassegnate. Nessuno dei nuovi docenti si tira indietro. Alla storia restano solo i nomi dei dodici che seppero dire di no a Mussolini. Mario Carrara fu uno di loro. Spazio alla danza il 27 febbraio (Politeama Clarici) con la compagnia Balletto del Sud in La giara, balletto in un atto da una novella di Luigi Pirandello. La storia rappresentata nel balletto ripercorre con umorismo molti dei temi cari allo scrittore agrigentino tra cui la molteplicità dei punti di vista, l’ambiente meridionale, i conflitti interpersonali e l’ineluttabilità del fato che riporta la novella alle tragedie dei miti greci. Anche nel balletto è centrale la tematica della “roba”: nel rapporto antitetico e paradossale tra il ricco padrone Don Lollò e Zi’ Dima, il distratto gobbo conciabrocche, diversissimi ma accomunati dalla stessa ostinazione contadina, si rappresenta un meridione fantastico e surreale dagli effetti tragicomici. La presenza in scena di Sebastiano Lo Monaco rende viva e attuale la narrazione e accompagna gli spettatori nella comprensione della novella e dell’universo Pirandelliano. Le opere del grande Maestro Ercole Pignatelli incorniciano la scena e rendono l’atmosfera suggestiva e altamente evocativa.

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Venerdì 16 marzo (Politeama Clarici) Ascanio Celestini è il protagonista di Pueblo in cui crea ancora una volta un ritratto dei margini della società e invita lo spettatore a identificarsi con i suoi protagonisti. Io mi chiamo Violetta. A me la cassa mi piace. Faccio la pipì prima di mettermi seduta come le bambine prima di mettersi in viaggio. Il papà e la mamma dicono “Violetta, hai fatto la pipì?” tu la fai e monti in macchina. Per cento chilometri non ti scappa. Sul seggiolino della mia cassa sono una regina in trono. I clienti depositano salami e formaggi, pasta olio burro e pizze surgelate, tranci di pesce africano e bistecche di montone americano, litri di alcol in confezioni di tutti i generi, vetro, plastica, tetrapak, alluminio. Io mi figuro che non sono i clienti, ma sudditi. Sudditi gentili che mi vengono a regalare le cose. Sudditi che dicono “Prego signora regina prenda questo baccalà congelato, questi biscotti per diabetici. Prego prenda questo vino nel tetrapak, sono tre litri, è prodotto da qualche parte in Francia o Cina. Prego…” E io dico “Grazie, grazie, grazie”.

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Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi e Paola Tiziana Cruciani saranno poi in scena il 27 marzo (Politeama Clarici) con Tutte a casa. Infuria la Grande Guerra e l’Italia è impegnata nel terribile conflitto, mentre gli uomini sono al fronte, le donne si prodigano nel loro storico ruolo di madri e di mogli… e non solo. Margherita, una ricca signora dell’alta borghesia milanese il cui marito imprenditore è stato preso prigioniero dagli austriaci, decide di imbarcarsi nella difficile avventura di tenere in piedi l’azienda di famiglia, produttrice di autocarri. Nella sua avventura è supportata, ma anche spesso osteggiata, da altre quattro donne, Silvana, la coscienziosa segretaria del marito, che rivelerà insospettate doti manageriali; la matura Comunarda, una socialista dal temperamento sanguigno e combattivo che le darà parecchio filo da torcere; Teresa, giovane madre di famiglia tutta casa e chiesa; e la giovane e vitale Giacomina, che pensa più che altro a divertirsi. Un bel giorno la guerra finisce e gli uomini tornano a casa, chi dal fronte, chi dalla prigionia. E il ripristino della normalità, una normalità tutta maschile, rappresenta per le nostre un brusco risveglio.

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