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Nel Pd siamo al braccio di ferro sopra le macerie: Verini contestato per la linea politica dei nominati

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Nel Pd siamo al braccio di ferro sopra le macerie: Verini contestato per la linea politica dei nominati

Pinocchio
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Un momento della conferenza stampa

PERUGIA – Ci sono le macerie fumanti ma nel Pd umbro ormai siamo a un cupio dissolvi in cui ognuno gioca la sua partita in un marasma generale. Pubblicamente lo scontro è sulla convocazione o meno dell’Assemblea regionale uscita dalle ultime primarie in verità la non discussione sulla decapitazione per via giudiziaria dei vertici istituzionali e politici del Pd (Catiuscia Marini, Gianpiero Bocci ndr) ha portato a una frattura che al momento non si rinasce a capire come possa essere ricomposta. In mancanza di un congresso regionale straordinario che restava la via più rischiosa ma anche più efficace non resta altro che una guerra dei nervi in cui tutto e tutti vengono travolti.

Grottesco Il tutto a una manciata di mesi dalle elezioni regionali. Il Pd umbro di fatto respira artificialmente circondato da malumori, veleni e rivalse. Con punte di grottesco: il commissario regionale, nominato dal segretario nazionale, Walter Verini fa filtrare la notizia che dal Nazareno stiano pensando di commissariare o liquidare anche l’Assemblea regionale: vero, falso verosimile nessuno lo sa e allora Sauro Cristofani sabato mattina si mette seduto nella sala conferenze della piccola sede regionale di via Bonazzi a Perugia e ribadisce che gli oltre cento dell’Assemblea regionale non ci stanno a lasciare in mano il partito a chi non è legittimato da nessun consenso e che le scelte in vista delle elezioni regionali vanno discusse all’interno degli organismi e non con una simil segreteria regionale nominata ah hoc dallo stesso Verini. Vicino a lui il capogruppo in Regione Gianfranco Chiacchieroni mentre in sala si aggirano Ciliberti, Giulietti e Castellani. Non mancano Elena Ranfa ed Erika Borghesi, l’assessore regionale Fernanda Cecchini, l’ex consigliere comunale Alvaro Mirabassi, Diego Pierotti, Mario Rosi da Umbertide, Martina Guido da Corciano e Simone Berrettini.”Noi teniamo al Pd – sottolinea Cristofani – ma non accettiamo che nel partito scelte importanti non vengano discusse se non tra pochi: noi siamo pronti alle primarie come a un congresso regionale straordinario ma di certo non vogliamo che in questo partito non si discuta tanto più che tra pochi mesi si svolgeranno le elezioni regionali”. Tradotto: se Verini e pochi altri pensano di individuare il candidato alla presidenza della Regione e decidere chi mettere in lista, noi non restiamo in silenzio.

Morale Morale provvisoria? Il Pd si avvia alle Regionali nel peggiore dei modi possibili con un pezzo di partito che non è più disposto a portare acqua ad un progetto in cui non si riconosce e in cui non è coinvolto. Ci saranno altri mesi di agonia politica dopo di che l’unica strada politicamente plausibile per rimettere insieme la baracca è quella di un congresso regionale che faccia ripartire il Pd dopo che tutto è stato raso al suolo. Ma per arrivarci assisteremo ad altre guerricciole, spruzzi di veleno e di bile. Ma la vera partita politica inizia un minuto dopo le elezioni regionali. Per ora si tratta di fare la respirazione bocca a bocca a un partito in coma. La possibilità di una scissione? “Il Pd è casa nostra – dice Cristofani – e ci offende sentir dire che siamo sull’uscio, noi abbiamo vinto il congresso”. E Ciliberti non alza bandiera bianca: “Se non ci buttano fuori – gli fa eco Ciliberti – noi siamo qui”. Parole sulle macerie.

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