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Nel Pd siamo agli stracci, scontro tra Verini e la maggioranza del partito

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Nel Pd siamo agli stracci, scontro tra Verini e la maggioranza del partito

Redazione politica
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L'interno della sede nazionale del Pd

PERUGIA –  Nel Pd dei separati in casa ormai poco più che ci si parla e così va in scena l’ennesimo scontro sulla legittimità o meno dell’assemblea regionale: da una parte il commissario regionale Walter Verini con il suo gruppo di fedeli e dall’altra quella che è la maggioranza uscita dalle ultime primarie che hanno incoronato Gianpiero Bocci segretario regionale. In mezzo un partito che ormai sembra essere allo sbando. Verini dice che l’assemblea regionale è stata di fatto sciolta dai vertici nazionali del partito e dall’altra l’ala boccian-mariniana che smentisce questa lettura.

Verini Parte Verini che ingrana la prima: “Lunedì prossimo – scrive in una nota – ci ritroveremo, come gruppo dirigente effettivo e allargato del Pd umbro (segretari città, sindaci, parlamentari, consiglieri regionali, membri assemblea nazionale, personalità) per cominciare a costruire e decidere insieme il percorso, i programmi, le alleanze, le candidature che porteranno il Pd, tante forze civiche, progressiste e riformiste di questa regione, ad affrontare uniti la sfida delle prossime regionali. Una sfida, nonostante le evidenti difficoltà e problemi che abbiamo attraversato e ancora attraversiamo, del tutto aperta. Siamo convinti che una Destra divisa e dannosa per l’Italia sarebbe altrettanto dannosa per l’Umbria. E la società regionale ne è consapevole. Per questo credo ci siano e ci debbano essere tutte le condizioni per mettere da parte polemiche interne, estremismi rissosi e concentrarci su cose che interessano i cittadini: le nostre idee su quale Umbria vogliamo costruire in futuro, quale sostenibilità ambientale (che significa qualità della vita e dell’ambiente ma anche crescita e occupazione);quali proposte per il lavoro; per la trasparenza e la legalità. E tanto altro ancora. Mettiamo quindi da parte polemiche ormai superate sulla validità o meno di questo o quell’organismo. La volontà del segretario nazionale, lo scorso 12 aprile, era chiara. Già oltre un mese fa, ricordo, ho ricevuto una lettera della segreteria nazionale con la quale mi si chiedeva – come Commissario – di procedere alla nomina del tesoriere “vista la decadenza dell’assemblea regionale e degli organi da essa deliberati”. Successivamente – è noto – ci sono state nel Pd umbro prese di posizione contrarie a questa interpretazione”.

Documento Ed ecco il secondo documento: “A questo punto – aggiunge -, circa una settimana fa ho ricevuto una nuova lettera dalla segreteria nazionale che conferma inequivocabilmente la determinazione originaria. Nella lettera, tra l’altro, si scrive al Commissario: “Carissimo, a seguito della vicenda giudiziaria che ha coinvolto il segretario regionale dell’Umbria, con conseguente privazione della sua libertà personale, la direzione nazionale ha disposto il commissariamento del Pd umbro e la nomina di un commissario allo scopo di svolgere le funzioni del segretario, nel frattempo dimessosi dalla carica e dal partito. In seguito a tali eventi il Pd nelle elezioni locali ha riportato sconfitte, che segnano in negativo l’andamento elettorale rispetto al resto del panorama nazionale. Nonostante i tentativi esperiti allo scopo di dare al partito un assetto dirigenziale provvisorio, condiviso e plurale non si è placata una aspra conflittualità interna che, anche a causa di prese di posizione pubbliche, ha ulteriormente esposto il nostro partito al rischio di un grave discredito. A tale situazione occorre reagire ristabilendo un quadro di chiarezza e mettendo il Pd umbro nelle condizioni di rivolgersi alla società regionale con il necessario grado di discontinuità. Si ritiene a questo punto opportuno e necessario ribadire che, al fine di celebrare in un tempo congruo un congresso che riavvii il normale svolgimento della vita democratica interna, ai sensi dell’Art. 17 dello Statuto, su delega espressa del Segretario, si intendono revocati tutti gli organismi del Pd umbro eletti congiuntamente al segretario Bocci”. Firmato: Andrea Martella coordinatore della segreteria e Stefano Vaccari, responsabile Organizzazione”. Verini a questo punti canta vittoria e parla di sostanza politica e formale: “La sostanza politica era chiara fin dall’inizio. Ora lo è anche di più. Credo anche quella formale. Non possiamo costringere tutti a pensarla allo stesso modo, anche su questioni come queste. Tuttavia ci sembra chiaro, urgente e necessario che adesso si passi, tutti insieme e con una fortissima apertura alla società, a una fase davvero nuova. Quella in cui il Pd discute e decide di come portare in dote alla nostra terra e all’alleanza che costruiremo, il meglio delle nostre esperienze di governo regionale e locali insieme ai necessari elementi di discontinuità e forte innovazione che gli umbri si aspettano”.

La replica Immediata arriva la replica della maggioranza del partito che è un bombardamento su Verini e la sua linea politica: “Verini continua a far finta di non capire. Se il segretario nazionale vuole commissariare l’assemblea regionale, rientra solo nei suoi poteri farlo, laddove ne ravvisi gli estremi. Le lettere non contano nulla e Verini lo sa bene. Serve un provvedimento – scrivono che ad oggi non c’è stato e che valuteremo nel caso ci sarà.  Quanto all’annunciata riunione di lunedì, Verini convochi chi crede ma spetta al segretario nazionale decidere sull’assemblea e a tutti noi valutare le eventuali scelte. E’ la segreteria nazionale che deve individuare le strade migliori per garantire una gestione plurale e incisiva.

Convocazione In chiusura gli esponenti della maggioranza tornano a chiedere la convocazione dell’assemblea regionale: “Fattore che non si è riscontrato e che anzi, sembra essere contraddetto nel concreto. Siamo in presenza infatti della convocazione di una riunione, quella di lunedì, dove il commissario Verini sembra essersi arrogato il diritto di decidere il gruppo dirigente, chi ne fa parte e chi ne è escluso. Quel Verini che ha perso il congresso e che è stato nominato in virtù dell’essere presidente dell’assemblea regionale. La soluzione a questa intricata vicenda poteva essere la convocazione dell’assemblea, un gesto di correttezza e trasparenza. Rifiutare la discussione in un organismo legittimato dagli elettori la dice lunga sulla considerazione che si ha dei cittadini”. Morale? Nel Pd siamo agli stracci. Unica via d’uscita? Un congresso regionale quanto prima: il resto è triste spettacolo.

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