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Nel Pd è già tensione alle stelle in vista del voto in Consiglio sulle dimissioni di Marini: fotografia di un partito balcanizzato

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Nel Pd è già tensione alle stelle in vista del voto in Consiglio sulle dimissioni di Marini: fotografia di un partito balcanizzato

Pinocchio
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Catiuscia Marini con Fernanda Cecchini e Giacomo Leonelli

PERUGIA – Mare in tempesta sempre più avvelenato da veleni e sospetti. Questa volta non c’è bisogno di andare a scavare con acrimonia sopra, sotto o di lato: tutto quello che è rimasto del Pd umbro è sotto gli occhi e il retroscenismo spinto non serve più. Il poco che resta è decifrabile e il resto è un grande punto interrogativo sul futuro di un partito piombato nell’anno zero. L’inchiesta della Procura di Perugia sui presunti illeciti commessi in ambito sanitario, con tanto di intercettazioni a strascico, è solo l’ultimo capitolo di uno psicodramma iniziato più di dieci anni fa: gruppi dirigenti in lotta tra di loro con tanto personalismo e poche idee, logoramento profondo di un sistema amministrativo e una regione che non si riconosce ormai più negli eredi di una classe dirigente che ha dato vita dal punto vista amministrativo a questa regione. Il tutto senza moralismo o inutili appelli: senza pianto o urla. Ma così è. Il grido innovazione è rimasto strozzato in gola per diversi motivi.

Organismi E la cronaca è servita: nell’ultima segreteria regionale andata in scena sabato il commissario regionale nominato da Zingaretti, Walter Verini, ha ripetuto davanti a una squadra co molte defezioni che la presidente Marini ha scelto da sola la strada delle dimissioni e che ora il partito deve voltare pagina e andare avanti. Il problema è, che a partire da molti membri della stessa segreteria, così come dei sindaci o dei semplici iscritti non crede che il modo giusto sia andare avanti a fanali spenti. Gli organismi dirigenti, Direzione e Assemblea non sono stati convocati, in molti Comuni che vanno al voto sindaci uscenti e candidati si sono organizzati senza ascoltare nessuno. Gli appelli fanno bene al cuore ma la ragione va da un’altra parte. Tutti vanno in ordine sparso. Verini fa appelli, Sereni richiama alla responsabilità, il gruppo consiliare in Regione si sente tradito e sbeffeggiato dalla stessa segreteria, la presidente Marini tace e non acconsente sulla lettura di una sua uscita soft da palazzo Donini. I giovani democrat, un po’ giocano a rimpiattino tra loro e un po’ si sono messi volontariamente in disparte come ad aspettare che cada l’ultima tegola. Ma ormai tutto è a terra e non c’è neanche la voglia di buttare palla avanti e pedalare. La giovane e brillante Anna ascani già si è chiamata fuori per tempo annunciando che il candidato presidente della Regione secondo lei dovrebbe essere pescato nella ormai mitica società civile. Auguri. Ma è il segnale del disimpegno. Del rompete le righe e ognuno si salvi come può.

Diatribe  E allora si capisce come il 7 maggio possa trasformarsi nella tappa dell’ultimo pezzo che si schianta a terra: in consiglio regionale si discuterà delle dimissioni della presidente Marini e le linee sono già differenti. Una parte della segreteria regionale spinge per accettare le dimissioni di Catiuscia Marini e chiudere così la pratica mentre una parte maggioritaria della Giunta e del gruppo consiliare e della maggioranza non solo vuole respingere le dimissioni ma ha iniziato un pressing sulla presidente perché valuti la situazione e torni al suo posto. Lo scontro è molto forte ed è destinato a salire. La non convocazione di una Direzione è dovuto proprio a questo: evitare che l’incendio si propaghi ma di fatto le fiamme sono già altissime.  Le prossime ore Verini si confronterà con il gruppo e a maggioranza e la l’aria che tira non è affatto buona. “Se qualcuno vuole che rinneghiamo questi dieci anni per ergersi a grande moralizzatore del nuovo si sbaglia di grosso”, sibilano dalle parti di palazzo Cesaroni quando si pronuncia il nome del tandem Walter Verini- Marina Sereni. I parlamentari? Fanno melina. Ci può uscire di tutto. Ma non è finita qui.

Documento Nelle ultime ore, da più parti, sta venendo avanti l’idea di vergare un documento in cui si chiede di andare a una tabula rasa degli organismi dirigenti e all’indizione di un congresso regionale straordinario. I tempi? Subito dopo le elezioni amministrative. Pronti a firmarlo numerosi sindaci, amministratori e militanti. Roma è lontana e l’idea di un partito che naviga a vista fino alle elezioni regionali non piace a molti. I prossimi giorni neanche i pompieri basteranno: l’incendio ormai è troppo ampio in casa Pd. Nella sede regionale di via Bonazzi a Perugia, un militante dei vecchi tempi, tira la sintesi: “Abbiamo fatto dimettere un presidente di Regione perché indagato e il giorno dopo è arrivato Salvini a farci un comizio: ma lui il sottosegretario Siri a cui sono state mosse accuse molto più pesanti lo difende a spada tratta…”. Giù il sipario. Per ora.

 

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