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Natale, Bassetti ritrova la sua Perugia: “La difficoltà di oggi illumini le nostre menti”

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Natale, Bassetti ritrova la sua Perugia: “La difficoltà di oggi illumini le nostre menti”

Redazione
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PERUGIA– Celebrazioni natalizie in tutta l’Umbria, con accenti comuni ma contesti diversi. A Perugia ovviamente, la positività al Covid di qualche settimana fa da parte del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei ha preso la scena. Il presule ha ritrovato con grande emozione la comunità perugina, presiedendo la messa del giorno di Natale, dopo la messa della notte che è stata invece celebrata dal vescovo ausiliare monsignor Marco Salvi: “E’ davvero indescrivibile l’emozione con cui torno a celebrare la Santa Eucaristia nella nostra amata chiesa cattedrale, dopo i giorni drammatici del ricovero ospedaliero e poi della convalescenza”. ha sottolineato Bassetti nell’omelia.

Natale più bello. “Nonostante tutto quello che sta accadendo posso dire che questo diventa il Natale più bello della mia vita” ha sottolineato “Questo – ha aggiunto con i giornalisti – è un giorno e un Natale speciale anche se siamo ancora nel cuore di questa pandemia. “Per me è speciale – ha detto ancora Bassetti – anche perché posso riavvicinare la gente e posso offrire la mia preghiera, seppur ancora sofferta per la convalescenza”. “Questa è la gioia più grande che oggi mi ha fatto il Signore.Nei momenti più critici ho pensato di non farcela, di non poter tornare a celebrare e ho pensato che avrei fatto il Natale da un’altra parte. Se riprendo a pieno la salute il Signore mi darà una nuova missione, stare vicino agli ammalati, a chi soffre, perché io so cosa vuol dire essere ammalati”, ha aggiunto.

L’omelia citando il Papa. Ha richiamato le parole di Papa Francesco, il cardinale Gualtiero Bassetti, nell’omelia nella cattedrale di Perugia   “Carissimi – ha detto il porporato -, ‘in questo tempo difficile, anziché lamentarci di quello che la pandemia ci impedisce di fare’, come ci ha detto papa Francesco all’Angelus di domenica scorsa, ringraziamo Dio perché abbiamo potuto celebrare la memoria della nascita di quel bambino che fu ‘avvolto in fasce e posto in una mangiatoia’. È lì, diceva ancora il Papa, nella mangiatoia di Betlemme, che ‘c’è la realtà, la povertà, l’amore. Prepariamo il cuore come ha fatto Maria: libero dal male, accogliente, pronto a ospitare Dio”.

E ancora: “Il  Verbo eterno ha preso la carne della debolezza. Quanta differenza c’è tra l’idea sbagliata, che spesso ci facciamo, di un Dio lontano, impassibile, che mai però è rappresentato in questo modo nella Scrittura, e la rivelazione del Dio di Gesù Cristo, e che in Gesù ha condiviso la nostra vita.  Non c’è bisogno, fratelli e sorelle, che io insista su questo punto. Il Signore ha permesso che anche il vostro Vescovo, come centinaia di migliaia di persone nel nostro Paese, e milioni nel mondo, venisse fortemente provato dal Coronavirus. Non c’è bisogno che spieghi che cosa sia la debolezza della nostra carne, che a volte immaginiamo inattaccabile, invincibile, e che invece mai come in questa pandemia mostra la sua fragilità. Cristo non si è tenuto lontano da questa umanità fragile, e ha scelto questo destino, ha scelto la nostra sorte, ma per invitarci ad alzare lo sguardo: solo accogliendo – ha concluso – con verità la nostra condizione, possiamo invocare quella grazia che il Figlio è venuto a darci: “la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”.

 

 

 

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