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Narni, teatro Manini pronto per la nuova stagione TSU

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Narni, teatro Manini pronto per la nuova stagione TSU

Redazione cultura
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SIPARIO UMBRIA – Sarà Copenaghen della Compagnia Umberto Orsini, giovedì 19 ottobre, ad aprire la stagione di prosa 2017/2018 del teatro Giuseppe Manini di Narni curata dal Teatro Stabile dell’Umbria.

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Il regista piemontese ha infatti scelto, per la quarta volta, di allestire proprio nel borgo umbro un suo spettacolo. “Penso che sarebbe stato un errore imperdonabile – dice l’artista – pensare di dar vita a una compagnia teatrale che porti il mio nome senza pensare all’opportunità di rimettere in scena uno spettacolo come Copenaghen. Nato a Udine nel 1999, recensito dalla totalità della critica in maniera entusiastica, amato da un pubblico sempre numerosissimo, visto come un evento dai teatri delle maggiori città, sorprendente per la costante attualità del tema trattato, che si vorrebbe più di così? E allora, e non so se sarà l’ultima, ancora una volta Copenaghen”.

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Dopo Orsini il 28 ottobre sarà la volta di una delle attrici più amate in Umbria, Ottavia Piccolo, che porterà sul palco narnese un intenso testo di Stefano Massini Occident Express (Haifa è nata per star ferma). Nel 2015 una donna anziana di Mosul si mise in fuga con la nipotina di 4 anni: ha percorso in tutto 5.000 chilometri, dall’Iraq fino al Baltico, attraverso la cosiddetta “rotta dei Balcani”. Questa è la sua storia. Occident Express è la cronaca di un viaggio. È il diario di una fuga. Occident Express è l’istantanea su un inferno a cielo aperto. Ma soprattutto è una storia vera, un piccolo pezzo di vita vissuta che compone il grande mosaico dell’umanità in cammino. Un racconto spietato fra parole e musica, senza un solo attimo di sosta: la terribile corsa per la sopravvivenza. La musica suonata dal vivo dall’Orchestra Multietnica di Arezzo contribuisce a raccontare i mille luoghi attraversati dalla protagonista nel suo viaggio; la fantasmagoria di ambienti, climi, spazi diversi. “Questa storia – commenta la Piccolo – mi aiuta a non voltare la testa dall’altra parte. Mi metto in cammino con Haifa e dopo non sarò più la stessa”.

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Il 26 novembre sarà la volta di Decameron. Un racconto italiano in tempo di peste con Tullio Solenghi, per la regia di Sergio Maifredi, Solenghi affronta le più belle novelle del Decameron rendendole vive come in un cabaret contemporaneo, utilizzando finemente la lingua originale di Giovanni Boccaccio per restituircela chiara e divertente come fosse un copione di oggi. “Il nostro lavoro – spiega Maifredi – non è stato attualizzare Boccaccio, ma conservare e curare il suo essere contemporaneo. Quindi: non trasferirlo nel nostro tempo, ma mantenerlo contemporaneo a noi. Boccaccio ha il merito di aver elaborato il primo grande progetto narrativo della letteratura occidentale, inserendo i cento racconti in un libro organico capace di rappresentare la varietà e la complessità del mondo”.

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Martedì 12 dicembre la regista umbra Liv Ferracchiati va in scena con Todi is a small town in the center of Italy: come si vive nella provincia italiana? Michele, Stella, Elisa e Caroline sono quattro tuderti, una piccola tribù di trentenni con proprie regole e ritmi: gli appuntamenti preceduti da note vocali su whatsapp, gli incontri fatti di routine e noia, le chiacchiere a vuoto e i passatempi inventati. Un quinto personaggio, un documentarista, connette finzione e realtà: studia e annota le caratteristiche della città e dei suoi abitanti. Come si vive in un piccolo centro in cui tutti conoscono tutti? Cos’è che a Todi è “meglio non fare”? Queste sono alcune delle domande che sono state poste per davvero ad oltre centodieci tuderti e che il lavoro mira a restituire in parte attraverso un collage che spezza e sostiene la storia dei quattro protagonisti. Uno spettacolo teatrale e, insieme, un’inchiesta sui tabù e la morale.

foto di Jasmine Bertusi

foto di Jasmine Bertusi

Il mese di gennaio si aprirà, mercoledì 24, con Zio Vania di Anton Cechov con Vinicio Marconi (anche alla regia) e Francesco Montanari. Lo spettacolo fa perno su precise note di contemporaneità della scrittura cecoviana per esaltarne la straordinaria attualità creativa. La regia di Marchioni, attorniato da un cast di creativi di comprovata qualità artistica e professionale, prende le mosse da un profondo studio del mirabile meccanismo drammaturgico dell’originale, per restituirne pienamente il dovuto spessore culturale. Spazio alla danza domenica 11 febbraio con Carmen, el traidòr del Balletto di Siena con coreografia di Marco Batti. In scena la seduzione che caratterizza l’intramontabile versione di Roland Petit viene totalmente sopraffatta dall’avidità, dalle lotte per il potere e dalla subdola manipolazione di una mente stratega. La forza di carattere e l’intraprendenza, che da sempre contraddistinguono il personaggio di Carmen, rappresentano alla perfezione l’energia maschile che sprigiona l’opera di Batti, che si muove tra l’intramontabile opera di Bizet e i numerosi brani appositamente composti dal camaleontico Riccardo J. Moretti.

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A chiudere la stagione domenica 25 marzo sarà La vita ferma: sguardi sul dolore del ricordo di Lucia Calamaro. Nel “dramma di pensiero”, così come lo definisce la regista, un racconto che accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei morti, il loro modo di esistenza in noi e fuori di noi. Uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque – padre, madre, figlia – attraverso l’incidente e la perdita.

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