CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Narni, sul castello di San Girolamo Mercuri rassicura: “Non ci sono soldi da restituire”

Cronaca e Attualità Narni Orvieto Amelia

Narni, sul castello di San Girolamo Mercuri rassicura: “Non ci sono soldi da restituire”

Redazione
Condividi

Il vice sindaco di Narni, Marco Mercuri

NARNI – «Il Comune non corre il rischio di dover restituire 1,7 milioni di euro incassati per la vendita del castello di San Girolamo». Così il vicesindaco di Narni, Marco Mercuri, a qualche giorno dal rinvio a giudizio di sei tra ex amministratori comunali, dirigenti dell’ente e tecnici della Curia, mentre una settima imputata ha chiesto il rito abbreviato, in relazione al procedimento penale scaturito dalla compravendita del manufatto del XIV secolo immerso nelle colline di Narni. Gli addebiti contestati dalla procura sono associazione a delinquere finalizzata a turbativa d’asta, truffa e falso.

La vicenda In particolare secondo Mercuri «la Curia non può e non ha avanzato al Comune alcuna paventata richiesta di restituzione del corrispettivo. Sulla congruità del prezzo pagato per la vendita del castello – aggiunge inoltre sempre Mercuri – sono già stati acquisiti pareri altamente qualificati, corretti e confermati da decisioni giudiziali». In relazione alle sollecitazioni arrivate dal consigliere Giacomo Taddei (lista civica) per la costituzione del Comune come parte civile nell’ambito del procedimento che si aprirà il 28 marzo, il vicesindaco con delega all’urbanistica sostiene: «La questione non ha nulla a che vedere con il costituirsi parte civile o meno nel giudizio penale da parte del Comune e strumentalizzare la lettera di un broker assicurativo che nell’interesse della compagnia cerca di evitare il pagamento dell’anticipo delle spese legali per emettere facili “sentenze di condanna” è un atteggiamento di becero giustizialismo che non condividiamo. Sarebbe interessante capire – va avanti Mercuri – le motivazioni per cui si insiste sulla necessità di costituirsi parte civile da parte del Comune, ignorando comunque che in quella sede si valuta la responsabilità penale di persone e l’ente ha invece ottenuto i proventi della vendita, già ridestinati alla collettività. Nulla inoltre vieterebbe – conclude Mercuri – a conclusione del processo penale, un’eventuale azione risarcitoria civile da parte dell’amministrazione, ma questo solo a sentenza definitiva».

Tags: