CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Narni, Castello di San Girolamo: “Nessun rischio di dover restituire i soldi incassati”

Cronaca e Attualità Narni Orvieto Amelia

Narni, Castello di San Girolamo: “Nessun rischio di dover restituire i soldi incassati”

Redazione
Condividi

Una veduta esterna del castello di San Girolamo, (foto Ansa)

NARNI– Torna alla ribalta la vicenda relativa alla vendita da parte del Comune di Narni dell’antico castello medioevale di San Girolamo, finita sulle cronache nazionali per il coinvolgimento di ex amministratori della Diocesi di Terni ed ex esponenti dell’amministrazione comunale, sotto inchiesta per turbativa d’asta. Una inchiesta che coinvolse anche alcuni sacerdoti e l’ex vescovo monsignor Paglia, la cui posizione era stata poi archiviata.

Ebbene, non ci sarà alcun rischio di dover restituire il milione e 760mila euro incassati per la vendita. Lo dice il vicesindaco e assessore all’urbanistica del Comune di Narni Marco Mercuri, il quale poi aggiunge che “la Curia non può e non ha avanzato al Comune alcuna paventata richiesta di restituzione del corrispettivo. Quanto alla  congruità del prezzo pagato per la vendita del castello sono già stati acquisiti pareri altamente qualificati, corretti e confermati da decisioni giudiziali”.

Secondo il vice sindaco la questione non ha nulla a che vedere con il costituirsi parte civile o meno nel giudizio penale da parte del Comune. “Strumentalizzare – afferma Mercuri – la lettera di un broker assicurativo che nell’interesse della compagnia cerca di evitare il pagamento dell’anticipo delle spese legali per emettere facili “sentenze di condanna” è un atteggiamento di becero giustizialismo. Non condividiamo questo modo di pensare e di fare politica. Pur rispettando il lavoro della procura e dei giudici, riteniamo che debba essere data preferenza sostanziale alle persone, amministratori e dipendenti, che con il loro operato sino ad oggi hanno portato utilità all’ente comunale e che anche in base alla Costituzione sono da considerare innocenti sino a definitiva sentenza di condanna. Si continuano a leggere questi tentativi di fare “politica del consenso” al solo scopo di conquistare voti, infangando l’onorabilità di persone che stanno subendo un processo senza essere ancora stati condannati. Sarebbe a questo punto interessante capire invece – aggiunge – le motivazioni per cui si insiste sulla necessità di costituirsi parte civile da parte del Comune, ignorando comunque che in quella sede si valuta la responsabilità penale di persone e l’ente ha invece ottenuto i proventi della vendita, già ridestinati alla collettività. Nulla inoltre vieterebbe – conclude Mercuri – a conclusione del processo penale, un’eventuale azione risarcitoria civile da parte dell’amministrazione, ma questo solo a sentenza definitiva”.

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere