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Sisma in Umbria un anno dopo: dodici mesi di scosse, paure e voglia di rinascere

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Sisma in Umbria un anno dopo: dodici mesi di scosse, paure e voglia di rinascere

Alessandro Minestrini
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Macerie a Norcia

PERUGIA – Mercoledì 24 agosto 2016. Ore 3.36. Un boato squarcia il silenzio della notte appenninica. E’ l’inizio dell’apocalisse. Una scossa di magnitudo 6.0 con epicentro ad Accumoli, semina morte, distruzione, paura e disperazione in quattro regioni. Il terremoto non ti avvisa, non dà segnali, è imprevedibile. Sono attimi senza fine, la terra non smette di tremare. La scossa, violenta e tremenda, viene percepita anche nelle lontane Bolzano e Gorizia. Strutture fino a quel momento considerate solide, cadono come se fossero castelli di carte. Il sisma non dà pace. Sessanta minuti più tardi, un’altra scossa accresce l’angoscia. Questa volta la magnitudo è di 5.4 e l’epicentro viene segnalato nei pressi di Norcia. La gente si riversa in strada. Lacrime e urla di dolore. Coloro che non ce l’hanno fatta sono 299, tutti nella zona tra Amatrice, Accumoli, Arquata. Vengono portati in ospedale 388 feriti. La vita si svolge all’interno di tende. Inizia un lungo calvario che si protrarrà per sei, interminabili mesi.

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La cronaca del 24 agosto

26 ottobre Dopo quasi due mesi di calma apparente, la terra ritorna a spaventare la sera di mercoledì 26 ottobre. Alle 19.11, un terremoto di 5.4 con epicentro fra la Valnerina umbra e quella marchigiana. Come se non bastasse, alle 21.18, arriva un’altra scossa, questa volta del 5.9. A Campi di Norcia crollano le chiese di Santa Maria delle Grazie e quella di San Salvatore. Nel territorio di Preci, crolla l’abbazia di Sant’Eutizio. Gioielli dell’arte sbriciolati.

Il racconto di quella terribile notte 

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30 ottobre Nel penultimo giorno di ottobre ha luogo la catastrofe. Sono le 7.40 quando i sismografi registrano un sisma di una potenza che atterrisce: 6.5. Si tratta del più forte terremoto avvenuto in Italia dopo quello drammatico del 1980 in Irpinia. Norcia ne è l’epicentro. La Valnerina è avvolta da una gigantesca nuvola di fumo, prodotta dai crolli di edifici e abitazioni. La gente scappa di nuovo dalle proprie case, il panico è lo stato d’animo più diffuso. A Norcia, Cascia, Preci e negli altri centri della Valnerina umbra, nel Maceratese e nella valle del Tronto questa volta non si registrano vittime. Quelli che vengono feriti a morte sono i simboli di una comunità intera. Della Basilica di San Benedetto, patrono di Norcia e dell’Europa intera, resta in piedi solo la facciata. La concattedrale di Santa Maria Argentea subisce danni irreparabili. Così come le mura urbiche, già provate da un sisma minore in settembre. Castelluccio, la perla dei Sibillini, non esiste praticamente più. I centri storici prendono il tragico nome di ‘zone rosse’. E’ il momento dell’esodo.

Il ricordo dell’inferno

18 gennaio Neanche con l’anno nuovo il Centro Italia riesce ad avere requie. Una sequenza sismica infinita, torna a sconvolgere Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo il 18 gennaio. Sei scosse di magnitudo compresa fra 4.7 e il 5.5, con epicentro tutto compreso nella zona della provincia de L’Aquila, al confine con quella di Rieti, si verificano fra le 10.25 e le 14.33. Poche ore più tardi, alle 17.40, una slavina si abbatte sull’hotel Rigopiano, alle pendici del Gran Sasso, in quel momento pieno di turisti. Come se non bastasse il sisma, un’altra scia di morte si materializza in Appennino. A causa dell’ondata di freddo che colpì l’Italia, non poche furono le difficoltà dei soccorritori per raggiungere il luogo della tragedia. Il bilancio fu di 29 morti (tra cui un ragazzo di Terni) e 11 sopravvissuti. Secondo alcuni esperti la slavina è in qualche modo collegata allo sciame sismico.

Sei forti scosse in poche ore 

La tragedia dell’hotel Rigopiano 

Vittime In 299 perdono la vita il 24 agosto. I morti si concentrano tutti fra le laziali Amatrice e Accumoli e la marchigiana Arquata del Tronto. Sotto le macerie periscono anche umbri o persone originarie della regione di San Francesco. Matteo Gianlorenzi e Barbara Marinelli, giovane coppia di sposi orvietani, deceduti nel crollo dell’Hotel Roma. I membri della famiglia Sargeni – originari della frazione tuderte di Camerata – muoiono quasi tutti a causa del crollo della loro casa di Amatrice. Perdono la vita il capofamiglia Adriano, sua moglie Artemia, la loro figlia Gabriella e suo marito Mauro Marincioni, mentre le bambine di questi ultimi, di 10 e 12 anni, vengono estratte miracolosamente vive dai detriti. Dramma anche per la famiglia di Marco Santarelli, 28 anni, chef di professione e figlio del questore di Frosinone, morto per i crolli a seguito del sisma. Fino a dieci anni prima aveva vissuto in Umbria, a Castiglione del Lago con la madre, un funzionario di Polizia, che lavorava all’ufficio tecnico-logistico della Questura di Perugia. Si trovava nella casa dei nonni. Morì a causa del sisma anche la professoressa Floriana Svizzeretto, romana ma originaria di Narni, rimasta sempre legata alla sua terra d’origine. Il 18 gennaio di quest’anno, a seguito della valanga che distrusse l’hotel Rigopiano di Farindola, muore il giovane ternano Alessandro Riccetti.

Emergenza Al termine di ogni scossa, si attiva immediatamente la macchina dei soccorsi. Migliaia sono i volontari della Protezione civile, Croce Rossa o di altre organizzazioni accorrono nei luoghi colpiti e insieme a vigili del fuoco, Esercito, polizia e carabinieri, forniscono assistenza alla popolazione. All’indomani del terremoto del 24 agosto, sono 2688 le persone assistite in 58 aree predisposte. In Umbria nei 26 campi o strutture attrezzate vengono ospitati in 755. Il picco di persone assistite viene toccato dopo il sisma del 30 ottobre. I numeri sono drammatici: nelle quattro regioni, in 31mila trovano rifugio nelle strutture di prima accoglienza. In Umbria gli assistiti sono quasi 4.900: 367 in tenda, quasi 3.200 in strutture di prima accoglienza allestite a livello comunale, circa 200 in strutture ricettive sul territorio, 1.080 negli alberghi individuati in altre aree nella stessa Regione, sul lago Trasimeno. Dopo il primo terremoto 5 erano le aree di accoglienza, che sono salite a 55 dopo il 30 ottobre. Al 21 luglio – ultimo aggiornamento dei dati forniti dalla Regione Umbria – risultano 6958 le persone assistite in Valnerina, di cui 620 quelle alloggiate presso strutture ricettive, 360 nei container, 118 nei moduli abitativi provvisori rurali di emergenza, 241 all’interno delle casette e 139 coloro che risiedono in altri tipologie di alloggio temporaneo. In 5480 godono del contributo di autonoma sistemazione.

Agibilità edifici A oggi, sono oltre 200mila le verifiche effettuate sugli edifici pubblici e privati in tutto il cratere. I sopralluoghi ancora da svolgere sono circa 14mila. Dagli esiti delle schede Aedes, in Umbria, su un totale di 16415 edifici controllati – riferisce la Protezione civile -, il 52% (8006) è risultato agibile, il 21% (3578) parzialmente o temporaneamente inagibile, il 20% (3386) inagibile, il 5% (884) inagibile per rischio esterno e il 2% (316) senza esito. Dalla verifica delle schede Fast, su 19179 strutture controllate, il 70% (13310) è agibile, il 27% (5314) non utilizzabile e il 3% (557) non utilizzabile per rischio esterno.

Provvedimenti principali di Governo e Parlamento

Fondi per prima emergenza Per far fronte ai primi interventi, il Governo ha stanziato, nell’ordine: 50 milioni di euro (25 agosto), 40 milioni (in due occasioni, sia il 27 che il 31 ottobre) e 30 milioni (19 gennaio).

Cratere Con un decreto del 17 ottobre, viene stilato un primo elenco di 62 Comuni terremotati. La lista subirà un aggiornamento di altri 69 centri il successivo 15 dicembre. In tutto sono 161 i Comuni inclusi nel crateri. Quelli umbri sono Norcia, Cascia, Preci, Monteleone di Spoleto, Cerreto di Spoleto, Poggiodomo, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Sellano, Vallo di Nera, Arrone, Ferentillo, Montefranco, Polino e Spoleto.

Commissario Il primo settembre, con decreto del presidente della Repubblica, Vasco Errani viene nominato commissario straordinario del Governo per la Ricostruzione. Errani, politico di lungo corso che da presidente della Regione Emilia Romagna nel 2012 rivestì lo stesso incarico dopo il terremoto che portò morte e distruzione nella provincia di Modena, lascerà il ruolo il prossimo 9 settembre.

Decreto terremoto Lo scorso 5 aprile, il Parlamento ha approvato in via definitiva il disegno di legge di conversione del terzo e ultimo ‘decreto terremoto’. Il testo presenta un ampio spettro di interventi, con nuove misure per gli eventi sismici, andando a modificare in parte il primo ( dl 189 del 2016), con misure urgenti per fronteggiare la situazione di emergenza dopo le scosse del 24 agosto scorso.

Un miliardo per tre anni Nella manovra correttiva 2017, il Governo sono stati stanziati tre miliardi di euro per la messa in sicurezza e la ricostruzione del Centro Italia. Nel triennio compreso fra il 2017 e il 2019, verrà garantito un miliardo.

Danno indiretto Recependo l’invito del Consiglio regionale dell’Umbria e di numerose associazioni di categoria, il 27 maggio la commissione Bilancio della Camera ha dato l’ok al raddoppio dei fondi (da 23 a 46 milioni di euro) per il danno indiretto prodotto da terremoto.

Zona franca L’11 aprile il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che dispone misure urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi in favore delle zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo. Tra le misure in favore delle zone terremotate, l’istituzione di un Fondo finalizzato a consentire l’accelerazione delle attività di ricostruzione e una zona franca urbana nei Comuni delle Regioni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo, in favore delle imprese aventi la sede principale o l’unità locale all’interno della stessa zona franca e che abbiano subito una contrazione del fatturato a seguito degli eventi sismici.

Ricostruzione Per quanto riguarda la ricostruzione ‘leggera’, la prima ordinanza è stata firmata dal commissario per la Ricostruzione lo scorso 30 novembre. Mentre l’11 aprile di quest’anno, Errani ha dato il via libera alla cosiddetta ricostruzione ‘pesante’. Il 19 luglio, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Donini, la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha annunciato l’avvio della ricostruzione per quanto riguarda gli edifici di proprietà privata.

L’impegno della Regione nell’emergenza

Danni al patrimonio artistico e mutamenti naturali

Patrimonio comune Ingenti e pressoché incalcolabili i danni nei confronti dei beni artistici e culturali. Dal 24 agosto dello scorso anno, rende noto il ministero dei Beni culturali, sono stati messi in sicurezza 952 beni immobili e sono stati recuperati quasi 17mila beni storico-artistici e archeologici, oltre 9.500 libri e più di 4.500 metri lineari di archivi, preziosi custodi della nostra memoria storica. Al momento sono arrivate a 6.000 le opere ricoverate dopo il terremoto nel deposito a Santo Chiodo di Spoleto.

Luoghi di culto La facciata della Basilica di San Benedetto è stata messa completamente in sicurezza il 22 dicembre, grazie a una maxi gabbia larga 22 metri e alta 16 metri dal peso di 22 tonnellate. Per quanto riguarda la Basilica di Santa Rita, i lavori di restauro sono terminati il 27 aprile.

Ingabbiata la facciata della Basilica di San Benedetto (video)

In volo sopra l’abbazia di Sant’Eutizio

Cambiamenti alla natura A causa del sisma, dopo quasi mezzo secolo di assenza, è tornato a sgorgare il torrente Torbidone. La portata del fiume Nera è notevolmente aumentata e a causa di una frana, ha invaso una porzione della strada provinciale ‘Valnerina’ nei pressi di Visso. Ricercatori del Cnr e dell’Ingv hanno rilevato le deformazioni del suolo causate dall’ultimo evento sismico del 30 ottobre attraverso le immagini radar dei sensori della costellazione Sentinel-1 del Programma Europeo Copernicus. I risultati, mostrano una deformazione che si estende per un’area di circa 130 chilometri quadrati e il cui massimo spostamento è di almeno 70 cm, localizzato nei pressi dell’area di Castelluccio.

A Norcia ritorna il torrente Torbidone (video)

La forza della gente

Proteste In questi 12 mesi di dolore, la gente non ha mai smesso di far sentire la propria voce. Oltre alle proteste di piazza, i terremotati hanno potuto far leva sul web e sui social network in particolare, facendo espandere il proprio grido in tutte le parti del mondo, senza passare per i media tradizionali. La prima fu quella di alcuni genitori nursini, che il 21 settembre del 2016 denunciarono lo smontaggio della tenda adibita ad aula per far trasferire i propri figli nel plesso della scuola media in attesa dell’arrivo dei moduli. La più eclatante fu quella degli abitanti della città di San Benedetto che si opposero con tutta la loro forza al trasferimento nelle strutture ricettive del Trasimeno. Poi furono gli abitanti di Castelluccio a indire un presidio permanente che durò alcuni giorni per avere un miglior collegamento fra Norcia e il borgo in vista dell’inizio della semina. Delegazioni umbre presero parte a Roma a entrambe le manifestazioni organizzate da ‘Il popolo dei terremotati’. Infine, lo scorso 5 agosto, un gruppo di commercianti ha occupato pacificamente piazza San Benedetto per chiedere maggiori certezze sulla delocalizzazione delle imprese.

Esempi di rinascita Mai perdere la speranza e la fiducia nell’avvenire, per poter tornare al più presto alla normalità. Dopo un anno, tante sono state le persone che sono tornate al lavoro o che hanno riaperto la propria attività. Gli studenti sono ritornati sui banchi di scuola e gli esami si sono svolti in maniera normale. Fra le molte testimonianze, ce ne sono alcune esemplari, come quella di Valentina, giovanissima imprenditrice nursina. Poi c’è Giovanni, anche lui giovane imprenditore di Norcia, che è riuscito a coronare il suo sogno di aprire un negozio in piazza San Benedetto. Lorenzo e Ilaria, che non hanno abbandonato il sogno di creare una solida azienda agricola specializzata nella coltivazione dello zafferano. Arianna, stimata e apprezzata imprenditrice, che il 7 gennaio del 2017 ha riaperto la propria cioccolateria. Oppure l’intera famiglia Bianconi, specializzata nel settore turistico, che è riuscita a riaprire Palazzo Seneca, il più antico albergo della città, recentemente premiato come miglior albergo di lusso dell’anno. L’unione fa la forza. A Cascia gli alcuni agricoltori mettono in atto il famoso detto e creano una cooperativa. Tanti e molti altri, che col loro gesto stanno facendo tornare quella magnifica terra al suo antico splendore.

La presidente Marini  E la presidente della Regione, in un post su Facebook, Catiuscia Marini ricorda così la data del 24 agosto. “Una data difficile: ricordo affettuoso delle vittime e tra loro Barbara e Matteo . Un grazie immenso a tutto il personale dei corpi dello stato, della protezione civile, delle amministrazioni pubbliche, tra questi un grazie particolare ai Vigili del Fuoco; grazie di cuore alle migliaia di volontari che si sono alternati nel difficile lavoro di assistenza alla popolazione. Ai nostri cittadini – dichiara – della Valnerina l’abbraccio più grande avendo mostrato coraggio, carattere determinazione e capacità di reazione , consapevoli che tutti noi siamo chiamati oggi alla sfida di una ricostruzione di qualità e di sicurezza. Ciò sarà possibile anche grazie alle certezze che derivano dai fondi – sottolinea – stanziati da Governo e Parlamneto e dal lavoro svolto dal Commissario Errani e da quello avviato da Regione, Comuni, Province, Soprintendenze, Diocesi che ci permetterà ancora una volta di aumentare la qualità ed il grado di sicurezza di tutti gli abitati coinvolti nel sisma”.

 I frati di Assisi Ad un anno dal terremoto che colpì il centro Italia i frati di Assisi ricorderanno, nella preghiera del mattino e durante le celebrazioni eucaristiche, le vittime e le famiglie colpite dal sisma. “È necessario superare i limiti del sistema Paese in generale e dei territori martoriati dal sisma – afferma in una nota il custode del Sacro convento, padre Mauro Gambetti – attivando un processo critico tramite la valorizzazione sinergica di esperti in sicurezza, occupazione ed economia. Proprio per questo – continua padre Gambetti – il 15 settembre ad Assisi, nell’ambito dell’evento internazionale ‘Il Cortile di Francesco’, si terrà una giornata dedicata alla prevenzione dove parteciperanno tra gli altri il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, e il governatore Banca d’Italia, Ignazio Visco”.

La Cei Nel giorno dell’anniversario, non manca la presa di posizione dei vescovi italiani per bocca del loro presidente, Gualtiero Bassetti. “Alle popolazioni terremotate del Centro Italia vorrei anzitutto assicurare la solidarietà” dell’intera Chiesa italiana. Una solidarietà costituita dalla preghiera e dalla condivisione del dolore per la perdita di tante vite umane ma anche da tantissimi gesti di aiuto concreto attraverso le Caritas diocesane e quella nazionale”. Così il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, in un”intervista rilasciata al mensile della diocesi dell’Aquila (‘Vola’) – e anticipata dal Sir -, a un anno dal terremoto che il 24 agosto 2016 sconvolse il Centro Italia. Il cardinale, che il 28 agosto aprirà la Porta Santa di Collemaggio all’Aquila, fa sapere che nei prossimi giorni sarà in alcune località del Lazio e delle Marche, dopo essere già stato diverse volte a Norcia.

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