CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Maxitruffa su prodotti petroliferi e riciclaggio: tre finiscono in manette a Perugia

EVIDENZA Perugia

Maxitruffa su prodotti petroliferi e riciclaggio: tre finiscono in manette a Perugia

Redazione
Condividi
Un momento dell'operazione
Un momento dell'operazione

PERUGIA – Dalle prime ore della giornata di giovedì il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Perugia sta eseguendo in un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone e un sequestro preventivo per equivalente fino all’importo di 110 milioni di euro, nell’ambito delle indagini delegate dalla procura della Repubblica di Perugia su una maxi “frode carosello” nel settore dei prodotti petroliferi su scala internazionale e sul riciclaggio dei relativi proventi illeciti. L’inchiesta, come detto, è della procura di Perugia che ha chiesto e ottenuto il carcere per tre persone, di cui due residenti nella provincia di Milano e un romano da qualche giorno detenuto già ristretto a Pavia. Secondo i magistrati i tre hanno sottratto al fisco quasi 100 milioni di euro di Iva e hanno riciclato circa 10 milioni di euro di proventi illeciti.

Umbria L’operazione ha preso il via a seguito di un controllo fiscale a un’azienda umbra che commercia carburante sono emersi una serie di rapporti anomali con diverse società italiane finite sotto la lente delle fiamme gialle che, con indagini tecniche, perquisizioni e sequestri,  hanno stretto il cerchio su un giro di fatture false da oltre 100 milioni di euro, che ha portato, a luglio dello scorso anno, a un primo sequestro per equivalente di circa 5 milioni di euro. Il cerchio è stato stretto su altri tre soggetti, di cui due umbri, considerati componenti di un’associazione per delinquere finalizzata a commettere diversi reati tributari. In base alle indagini, i finanzieri hanno ritengono che i tre hanno costituito società cartiere in Campania, Lazio, Lombardia e Molise, su cui far ricadere l’Iva mai versata.

Frode I tre sono ritenuti i principali artefici di una colossale ‘frode carosello’ su scala internazionale nel settore dei carburanti che ha consentito di sottrarre al fisco quasi 100 milioni di euro di Iva e di riciclare circa 10 milioni di euro di proventi illeciti. Da qui il sequestro preventivo disposto dal gip di Perugia di beni (terreni, fabbricati, appartamenti, autoveicoli, imbarcazioni, quote societarie, titoli e disponibilità finanziarie, nonché carburante) fino ad un valore complessivo di 110 milioni di euro. L’operazione, denominata ‘Grifo Fuel’, rappresenta l’epilogo di oltre due anni di indagini nei confronti di 50 persone e 33 società. Tutto ha avuto inizio con un primo filone investigativo scaturito da un controllo fiscale avviato nei confronti di un’azienda umbra operante nella compravendita di carburante, da cui sono emersi rapporti commerciali ‘anomali’ con numerose società sparse su tutto il territorio nazionale.

Fatture false La ricostruzione dei vari assetti societari, supportata dall’esecuzione delle tipiche attività di polizia economico-finanziaria quali indagini tecniche e finanziarie, perquisizioni e sequestri di documentazione nonché l’acquisizione di testimonianze, ha permesso di risalire a tre soggetti, di cui due umbri, componenti di un’associazione a delinquere dedita alla commissione di reati tributari con un giro di fatture false per oltre 100 milioni di euro, che ha portato, a luglio del 2019, ad un primo sequestro per equivalente di circa 5 milioni di euro. Questi, avvalendosi di società di ‘brokeraggio’ appositamente create, hanno utilizzato compiacenti prestanome per strutturare e gestire varie catene societarie, costituite principalmente da società ‘cartiere’, anche note come ‘missing trader’, con sedi in Campania, Lazio, Lombardia e Molise, su cui far ricadere l’Iva mai versata nelle casse dell’erario. I successivi accertamenti scaturiti dal primo filone investigativo, hanno condotto ad un più ampio e sofisticato sistema di frode, con un vorticoso giro di fatture false di circa 700 milioni di euro, relative alla commercializzazione in Italia di prodotti petroliferi di origine comunitaria.

Riciclaggio In particolare l’attenzione della Finanza si è concentrata prima sull’individuazione dei reali gestori della filiera illecita, attraverso la ricostruzione della catena di approvvigionamento del prodotto lungo l’asse estero/Italia, e successivamente a svelare i meccanismi di riciclaggio dei capitali frutto della frode. In questo modo è stato possibile individuare altre due società di ‘brokeraggio’, che a loro volta si sono avvalse di ulteriori ‘cartiere’ con sedi in Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria e Lombardia, create con l’unico scopo di interporsi all’interno della filiera di distribuzione del carburante tra i fornitori esteri e i reali cessionari nazionali. Ancora una volta, sulle ‘cartiere’ sono confluiti gli obblighi fiscali, puntualmente disattesi, e l’omesso versamento dell’imposta ha permesso così – a monte – di generare un prezzo d’acquisto inferiore, con la consapevolezza di tutti gli attori. “Si tratta – spiegano le Fiamme Gialle di Perugia – del meccanismo di frode maggiormente adottato dagli indagati, che sfrutta l’applicazione dell’Iva nel paese di destinazione per gli acquisti di beni effettuati in ambito comunitario, prevista dalla normativa vigente. In realtà, l’Iva incassata dalla ‘cartiera’ dall’acquirente nazionale non viene versata nelle casse dell’erario ma ripartita tra i partecipanti alla frode”.

Conti Negli altri casi, è stato riscontrato un differente meccanismo fraudolento: la ‘cartiera’ non acquista direttamente da un fornitore comunitario ma, dichiarandosi ‘esportatore abituale’ pur in assenza dei requisiti richiesti, acquista da un fornitore nazionale presentando la cosiddetta ‘dichiarazione d’intento’. Con questo documento la ‘cartiera’ attesta l’intenzione di avvalersi della facoltà, anch’essa normativamente prevista, di effettuare acquisti o importazioni senza applicazione dell’Iva. I proventi illecitamente ottenuti sono stati poi riciclati su conti correnti appositamente aperti in Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca e Slovenia ovvero trasferiti, dagli amministratori di fatto delle ‘cartiere’, in attività economiche ed imprenditoriali a loro riconducibili, alcune delle quali con sede negli stessi stati esteri.

Fenomeno  “Proprio per arginare questo diffuso fenomeno criminale, che costituisce una delle principali cause del tax gapIva annuale pari, in media, a 36 miliardi di euro – prosegue la Guardia di finanza di Perugia -, il legislatore è recentemente intervenuto prevedendo sia l’obbligo di versamento dell’Iva all’atto dell’estrazione o dell’immissione in consumo del carburante dai depositi fiscali, fatta salva la contemporanea presenza di specifici criteri di affidabilità e di idonea garanzia, sia l’inutilizzabilità delle dichiarazioni d’intento. Tuttavia, non potendo escludere casi di ‘aggiramento’ fraudolento anche delle nuove norme, l’attenzione sulla tematica rimane elevata”.

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere