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Riaperture anticipate, mancano i protocolli di sicurezza: il Governo stoppa le Regioni

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Riaperture anticipate, mancano i protocolli di sicurezza: il Governo stoppa le Regioni

Redazione politica
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L'interno di un bar
L'interno di un bar

PERUGIA – Questa volta il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ha preso carta e penne e messo nero su bianco la linea del governo: teoricamente le riaperture  di alcune attività commerciali prima del 18 si possono anche fare ma è molto difficile perché mancano i protocolli approvati da scienziati e dall’Inail. Insomma, le Regioni che sono sono i destinatari della missiva possono mettersi l’anima in pace: niente fare. La presidente Tesei che ha imboccato la via diplomatica e non quella dell’ordinanza sfoga la sua amarezza in privato ripetendo a chi gli chiede delucidazioni il seguente interrogativo? Cosa cambia tra un negozio di libri e altri negozi che devono stare chiusi fino al 18? Morale? Questo è lo stato dei fatti e fino al 18 difficilmente qualcosa si muoverà.

Missiva Nella missiva alle Regioni, Boccia spiega così la decisione: “Ritengo imprescindibile che le ordinanze delle Regioni prevedano, espressamente, il rispetto dei protocolli per la sicurezza dei lavoratori che saranno individuati con apposite linee guida definite dal Comitato tecnico scientifico e dall’inali. Chiedo alle Regioni di «dare assicurazione che non verranno disposte aperture in assenza dell’individuazione dei predetti protocolli». Proprio oggi, infatti – prosegue – l’Inail ha informato che nelle ultime due settimane ci sono stati 9 mila nuovi casi di contagio sui posti di lavoro. È pertanto necessario che tali luoghi assicurino la massima tutela dei lavoratori e dei soggetti terzi al fine di evitare di diventare nuovi e pericolosi veicoli di diffusione dell’epidemia”.

Il quadro Il ministro, inoltre,  sottolinea come “la disciplina concernente le azioni di prevenzione e contrasto dell’epidemia Covid-19 si colloca all’intreccio delle materie della profilassi internazionale, ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera q), della tutela della salute e della protezione civile entrambi ai sensi dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione. Quindi, pur nel riconoscimento indiscusso della concorrenza competente in materia di tutela della salute, attribuita alle Regioni e alle Province autonome dal citato articolo 117, terzo comma, della Costituzione, l’approccio ai problemi connessi a una epidemia di carattere transnazionale, anche nelle sue differenziazioni territoriali, non può che essere affrontato in maniera complessiva ed unitaria. In questo contesto il ruolo delle Regioni è, ovviamente, indispensabile e prezioso ma, comunque, integrativo. Le Regioni, quali enti titolari del servizio sanitario locale ed enti esponenziali degli interessi economici radicati nel rispettivo territorio – continua il ministro -, devono necessariamente intervenire con misure coerenti con i provvedimenti statali nel rispetto del principio di leale collaborazione”.

La Cgil  Davanti a questo scenario la Cgil ancora una volta fa sentire la sua voce che di fatto avalla la decisione del governo: “Continuiamo ad assistere ad un dibattito tutto incentrato sul quando riaprire tutto, sull’essenzialità di anticipare gli altri di una settimana, sulle lamentele, pur comprensibili, di baristi, parrucchieri, etc. Intanto però nella nostra provincia decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori sono già rientrati in fabbrica, in ufficio o nel loro posto di lavoro, ma non hanno trovato i termoscanner, non hanno trovato i test sierologici e nemmeno sempre un’organizzazione del lavoro all’altezza, come riscontriamo ad esempio nella cooperazione”, dichiara Filippo Ciavaglia, segretario generale della Cgil di Perugia.

Normalità Secondo Ciavaglia  “deve essere chiaro – continua – che la Cgil, come chiunque d’altronde, auspica un ritorno alla normalità e alla piena attività nel più breve tempo possibile, vista anche la crisi economico finanziaria che si sta aggravando, ma questo non potrà avvenire (anzi, si rischia di tornare indietro) se non verranno attuate davvero tutte quelle misure di sicurezza che la comunità scientifica ha indicato come necessarie e che sono state recepite anche livello umbro nel confronto tra Regione e parti sociali. Dunque, basta con strumentalizzazioni e polemiche tutte politiche con il Governo nazionale, si pensi piuttosto ad attuare quanto necessario. Persino la Cei ha sottoscritto un accordo con il governo, fissando regole chiare e stringenti, per riaprire le chiese ai fedeli – conclude CIavaglia – è indispensabile che si faccia altrettanto in tutti i luoghi di lavoro, e su questo le associazioni di categoria hanno grosse responsabilità. Ma il discorso vale anche sui vari territori e coinvolge direttamente i sindaci, perché il rischio di contagio non si ferma ai cancelli”. Questo il quadro della situazione.

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