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L’Umbria festeggia 50 anni in tono minore: “Serve una nuova visione della Regione”

Politica Regione

L’Umbria festeggia 50 anni in tono minore: “Serve una nuova visione della Regione”

Redazione politica
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PERUGIA – La sala dei Notari ha ospitato lunedì, come quello stesso giorno di 50 anni fa, la seduta speciale del consiglio regionale per celebrare il mezzo secolo di vita dell’istituzione regionale, il 20 luglio 1970. Pochi i presenti, distanziati a norma di legge, non invitati gli ex consiglieri regionali e pochi quelli attuali, assenti gli ex presidenti dell’assemblea, fra quelli della giunta presenti Francesco Mandarini e Germano Marri. Fra i sindaci, presente il solo Andrea Romizi, presenti alcuni parlamentari. A coordinare  Valter Biscotti,  commissario dell’Isuc (Isitituto per la storia dell’Umbria Conbtemporanea). L’evento, come evidente è servito di fatto a fare una riflessione politica e culturale sulla situazione attuale della regione.

Un lunedì esattamente come 50 anni fa, privo però di quel senso di giornata storica. Alla Sala dei Notari, dove si tenne la prima seduta il 20 luglio 1970, il consiglio regionale con una cerimonia ha ricordato i 50 anni dell’istituzione regionale, rimasta sulla carta della Costituzione per oltre un ventennio. Una cerimonia decisamente sottotono e non solo per le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria: tra i sindaci c’è il solo Andrea Romizi, assenti gli ex consiglieri regionali (a quanto pare non invitati) e pure alcuni di quelli attuali, assenti gli ex presidenti dell’assemblea (almeno quelli ancora in vita), mentre per quanto riguarda quelli della giunta ci sono Francesco Mandarini e Germano Marri; a tenere alta la bandiera degli ex consiglieri il solo Francesco Innamorati, ormai 95enne, che ha ricordato di aver affrontato l’avventura politica «con lo stesso spirito e impegno con cui ho partecipato alla guerra di liberazione» . Una cerimonia, filata via in un’oretta, alla quale è mancato in particolare il respiro profondo di una riflessione storico-politica sul passato e sul futuro. Di seguito gli interventi.

Romizi. Il sindaco di perugia ha ricordato che la regione suscitava grandi aspettative nei cittadini e ha tante cose importanti da salvare, invitando poi a fare una riflessione “sulla storia, il senso e le regioni anche del capoluogo. Uno degli aspetti da migliorare – ha detto – riguarda i rapporti di collaborazione e le sinergie tra i diversi territori, spesso troppo attenti ad aspetti che non dovrebbero limitarci o arrestarci. Invito a lavorare insieme, raddrizzare le storture e rilanciare su temi come sanità, cultura e turismo”

Tesei. La presidente della Regione Donatella Tesei ha sottolineato che l’Umbria in questi 50 anni è molto cambiata, e questo cambiamento non deve spaventare, ma spingere all’impegno per agire al meglio delle aspettative e delle esigenze di tutti. L’emergenza Covid-19, secondo la Presidente “ha imposto la necessità di reinterpretare il nostro tempo e a suo giudizio, questo momento “delicato”, deve essere affrontato tutti insieme, facendo tesoro di quanto fatto nel passato e insieme a chi porta avanti con noi questa azione. Occorre quindi agire in maniera totalmente nuova, attraverso un forte lavoro di squadra da organizzare avendo una chiara visione di quanto necessita per il futuro. La Regione  ha costituito un grande fattore di innovazione e crescita e ora che è in atto una fase di profondo cambiamento si evidenzia la necessità di un impegno particolare, “caratterizzato da forte spirito di squadra, di collaborazione e solidarietà che dovranno diventare la caratteristica della nostra azione”.

Paola Fioroni (vicepresidente) “Occorre ricucire un tessuto socioeconomico provato dalla crisi e dalle emergenze. Colgo l’occasione, oggi, per ricordare un uomo che ci ha lasciato in questi giorni e che ha dato un grande contributo all’economia e alla cultura di questa regione, Giuseppe Fioroni”.

Simona Meloni (vicepresidente): “Oggi il regionalismo è di fronte a una nuova sfida, che ci impone di puntare sulle peculiarità territoriali e sulle ricchezze storico culturali dell’Umbria, ma anche sulle eccellenze della nostra economia, da coniugare con ricerca e innovazione”.

 Marco Squarta (presidente): “Se oggi registriamo un forte radicamento della Regione nella società civile e un rafforzamento delle nostre identità, lo dobbiamo anche allo spirito innovatore, all’impostazione aperta e responsabile e alla tensione ideale che i consiglieri regionali della prima legislatura seppero infondere nello Statuto, forti della tradizione, della cultura e della sensibilità del nostro popolo. Quel documento rappresenta un punto molto alto perché, centrando in pieno l’obiettivo di conciliare programmazione e assemblearismo, coniugò lo sforzo di trovare convergenza tra maggioranza e opposizione a proposito del perimetro delle regole da seguire. Oggi, dopo che la pandemia mondiale ci ha messo di fronte – ha sottolineato – a nuove priorità e ad inaspettati interrogativi, siamo chiamati a una prova impegnativa per superare la sfida più importante e nessuna istituzione può permettersi di prevalere a scapito di un’altra. Deve, piuttosto, prevalere il Paese, nella sua unità. La pari dignità di tutti gli organi della pubblica amministrazione si basa su tre principi: la sussidiarietà, l’adeguatezza e la leale collaborazione. Ogni organismo, pur essendo autonomo, deve rapportarsi e confrontarsi con gli altri”.

L’archivio All’appuntamento ha partecipato anche Giovanna Giubbini, soprintendente archivistica dell’Umbria che ha illustrato il progetto dell’Archivio storico dell’Istituzione, con i 50 anni di storia del Consiglio regionale raccontati attraverso i documenti di archivio che via via sono stati raccolti negli anni. Deliberazioni del consiglio regionale e interventi dei politici che vi si sono assecondati sono oggi disponibili on line sul sito della Soprintendenza. “Sono beni culturali a tutti gli effetti – ha detto – e con il tempo i vari documenti amministrativi sono divenuti fonti storiche che consentiranno alle generazioni future di conoscere il passato”. Non a caso il simbolo della Soprintendenza è Giano bifronte e così quella della memoria diventa una «responsabilità morale e politica degli amministratori».

Diversi anche coloro che hanno commentato.

Thomas De Luca (consigliere M5s): ” A Perugia si celebrano 50 anni di regionalismo umbro. Per il resto della regione a quanto pare c’è poco o nulla da festeggiare, visti i risultati in cui si sono tradotti 50 anni di politiche che hanno visto sprofondare interi territori nel baratro sociale, sanitario, economico e culturale. Una promessa mancata quella del regionalismo, lo dimostra la pesantissima assenza dei gonfaloni da parte di tutto il territorio regionale ad esclusione di quello del Comune e della Provincia di Perugia. Un’assenza che fa paio con il fatto che solo il sindaco di Perugia ha parlato esprimendo non troppo velatamente il diritto di primogenitura della sua città rispetto l’orientamento delle scelte di tutta la regione e della necessità di finirla con campanilismi che impediscono riforme strutturali verso un nuovo centralismo. Parole probabilmente riferite proprio alla questione dell’azienda ospedaliera e alla Usl unica. Ci piacerebbe sapere cosa ne pensano i suoi colleghi come il sindaco di Terni, Narni ed Amelia di queste parole, ma anche altri sindaci che dal nord al sud dell’Umbria non fanno che subire scelte a senso unico che vanno a vantaggio solo di alcuni territori.

Un bollettino di guerra, quello dell’Umbria, dove gli indicatori dicono chiaramente che al benessere di pochi si contrappone un malessere diffuso, anche a causa della mancanza di ridistribuzione dei servizi e delle risorse. Un male antico che con Lega e Fratelli d’Italia trova piena continuità, visto che ciò che non viene deciso a Perugia viene imposto dai commissari romani. Sia chiaro che questo commento non è contro a quei politici che hanno saputo fare gli interessi dei propri territori e dei propri cittadini, ma al contrario è rivolto a chi non ha saputo fare altrettanto svendendo la propria terra per dinamiche di partito o interessi specifici.

Tommaso Bori (Pd) “Il migliore augurio che sento di fare all’Umbria, in occasione dei suoi primi 50 anni, è quello di tornare ad essere quella “piccola, grande” Regione, capace di riprendere quel cammino di progresso che l’ha fatta affermare nel tempo”. Così Tommaso Bori, capogruppo Pd in Assemblea Legislativa, secondo cui il Ciuore Verde, “area interna delle aree interne, è ancora oggi una Regione piccola, ma non debole che deve coltivare la rinnovata ambizione di essere cuore verde non solo d’Italia, ma dell’intera Europa. Oggi siamo stiamo assistendo ad una delicata fase di transizione, nella quale l’emergenza sanitaria rischia di sfociare in una crisi economica e sociale, e sta per spaccare la cosiddetta Italia di mezzo, lasciando l’Umbria e le Marche più indietro rispetto alla vicina Toscana e alla parte più dinamica del Paese. Occorre pertanto – spiega Bori – ritrovare quello spirito costituente per cercare, tutti insieme, le ragioni e gli strumenti per un nuovo riscatto, che affronti i nodi strutturali e irrisolti, e proietti con coraggio l’Umbria nel futuro. La nostra sfida è, e deve essere – conclude – quella di tornare a creare lavoro e benessere per le nostre comunità, la piena e buona occupazione come obiettivo per chi, nel rinnovamento delle idee e non solo dei volti, è chiamato a rappresentare i cittadini umbri”

Valerio Mancini (consigliere Lega) Il leghista Mancini para della necessità di “maggiore autonomia nel campo delle politiche agricole, ambientali e della sicurezza, come accade nelle Regioni a statuto speciale, così da garantire un governo del territorio più immediato ed efficace”

Vincenzo Sgalla (Cgil). Il segretario regionale della Cgil ha ricordato Pietro Conti, primo presidente della giunta e sindacalista. “Il suo progetto è ancora valido, in un’epoca in cui le disuguaglianze, la disgregazione sociale e l’individualismo hanno avuto il sopravvento  è necessario riscoprire una vera cultura regionale, fuori da provincialismi e campanilismi, per costruire un progetto di sviluppo per l’Umbria, che abbia ancora una volta nell’uguaglianza e nell’avanzamento sociale, le sue fondamenta”.

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