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L’intervista. ‘Nighthawks’, Nicola Mariuccini presenta la sua seconda opera

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L’intervista. ‘Nighthawks’, Nicola Mariuccini presenta la sua seconda opera

Redazione cultura
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di Marcella Cecconi

PERUGIA – Nicola Mariuccini è un politico e uno scrittore umbro, nato ad Umbertide nel 1966. Nighthawks è il suo secondo romanzo, edito per Castelvecchi Editore (2017).

Nighthawks è il tuo secondo romanzo, scritto ad appena due anni di distanza da “La prigione di cristallo”. Com’è nata l’idea di questo lavoro?

È nata guardando il quadro di Edward Hopper al quale mi sono ispirato per il titolo, e non solo. Ho cercato di far parlare quei personaggi. Chi guarda Nighthawks (I nottambuli o, letteralmente, I falchi della notte) di Hopper, vede la figura di un barman che si fa servitore e traghettatore di anime sole, dentro al cuore della notte. I falchi della notte confessano, fra l’altro, le proprie soverchierie e gli abusi commessi nei confronti delle donne che incontrano, vere e proprie prede e mai amori. La notte del mio Nighthawks, così come anche in quello di Hopper, è il regno delle tante solitudini che si accostano tra loro senza toccarsi, combaciano senza mai baciarsi.

Finché non appare Safira in un monologo intenso…

Safira è la vittima predestinata, una bella addormentata che però si sveglia e parla a tutti i falchi, da donna e a nome di tutte le donne. Sarà lei a fare davvero i conti con la sua solitudine affrontandola a viso aperto, superando il dolore e la paura.

Il protagonista di Nighthawks è un barman di nome Caetano, una sorta di “confessore” che colleziona le storie degli altri personaggi, accogliendo e curando le loro solitudini. Come sei arrivato a tratteggiare il personaggio di Caetano e il particolare “ruolo sociale” che assume nel contesto narrativo?

Caetano è in primo luogo il tentativo di immaginare un uomo che fa delle attenzioni e delle cure nei confronti degli altri un elemento ponte fra il genere maschile e il genere femminile, e tuttavia è anche altro.

Cioè?

È un barman, quindi a suo modo un “confessore laico”, come lo ha definito nella postfazione del libro il grande uomo di bar Umberto Caselli. È colui che fa del suo mestiere l’arte di mescolare i caratteri e gli umori delle persone, consentendo ai clienti di aprirsi agli altri superando i muri della propria solitudine. Come Tiresia, la figura mitologica che è stato sia uomo che donna, Caetano riesce ad essere per tutti i personaggi un confessore e un “lampadiere”. per usare la bella immagine di Tom Benettollo.

Il dialogo è la cifra narrativa che contraddistingue entrambe le tue opere. Quali sono le motivazioni alla base di questa particolare scelta stilistica?

Sulla particolarità del mio stile si è molto dibattuto già ai tempi dell’altro romanzo. Il dialogo serve per approfondire la coscienza interiore dei personaggi, un viaggio radiografico nel cuore dei falchi che permette di far loro esprimere il non dicibile proprio parlando. La voce narrante, fra l’altro, in questi tempi senza visuale, rischia di essere un descrittore di percorsi asfittici, una guida fallace. Lo scopo è quello di rivitalizzare l’immaginario del lettore evocando immagini a partire dalle voci di chi parla, per unire i puntini e farsi il quadro. Il proprio personale quadro.

In ogni capitolo è presente un determinato cocktail, quasi fosse un personaggio indiretto della vicenda. Come nasce un cocktail e quale storia si porta dietro?

Per scrivere questo libro ho rindossato la mia divisa da barman, mestiere che ho fatto per diversi anni. I cocktail sono lo strumento che usa Caetano per miscelare le anime dei clienti. I liquori nello shaker si esaltano nelle loro caratteristiche: il colore, il sapore e l’aroma, proprio unendosi con altri ingredienti. Basta solo parcheggiare la fretta fuori dal locale e mettersi comodi ad ascoltarsi, mentre presentiamo al bancone la nostra vita.

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Il tema della violenza di genere, già presente ne “La prigione di cristallo”, ritorna in questa nuova opera quale fenomeno sedimentato nella nostra società e nella nostra storia. La letteratura può fornire un contributo di riflessione all’argomento in questione? In che modo?

Le riflessioni fatte durante le presentazioni de La prigione di cristallo inducevano a pensare che il tema della violenza avesse radici culturali profonde, sedimentate nella cultura dei maschi, e che valesse la pena di esplorare queste ultime per cercare soluzioni diverse dalla sterile repressione. Non basta punire bisogna capire. La letteratura ha non solo il compito, ma direi la missione, di far emergere temi come questo, per stimolare la riflessione e la presa di coscienza da parte dei lettori.

Nel romanzo si parla della figura professionale del giornalista. Qual è la funzione sociale della comunicazione nell’epoca attuale?

Sia nel libro precedente che in questo mi sono interessato dei rapporti nella vita quotidiana delle persone con il potere. È interessante vedere come mediante gli organi di informazione e, più in generale, i canali culturali e formativi, i portatori di interessi riescano a indirizzare l’opinione pubblica verso comportamenti di massa funzionali al proprio tornaconto. Sebastiao è un giornalista affermato e scaltro che conosce le dinamiche del potere, sa come esso si muove sia a livello palese che a livello meno trasparente; sa stare al gioco, ma fino a un certo punto. In fondo è consapevole di essere solo un addetto alla narrazione o alla contro narrazione dei fatti, a seconda degli input che arrivano; tuttavia riesce a reagire con onore ed eleganza. Una speranza.

La “coscienza” è un altro protagonista trasversale del romanzo. Raccontaci in quale misura.

La coscienza è la voce che non vogliamo più sentire. Per questo usiamo la fretta, per non pensare, per evitare di doverci fare i conti, per non fare i bilanci fra quello che siamo e quello che avremo voluto essere, fra ciò che diciamo e ciò che facciamo. Al Nighthawks però si ferma il tempo, i ritmi sono umani e le immagini viaggiano a una velocità più sostenibile. Le possiamo guardare, confrontare con la nostra esperienza, distinguere i chiari dagli scuri, i grigi dagli argento. Se ti fermi a pensare per raccontarti, la vita a volte si ripropone come fa il whisky alla bocca. Può essere fastidioso ma in ogni caso viene da dentro di te, come un refolo improvviso di coscienza.

Nighthawks è ambientato in Portogallo, uno stato di confine fra la terra e il mare. Come mai questa scelta?

Il Portogallo è una terra di mare e di vento, una terra di gente abituata a guardare l’oceano senza vedere nient’altro, senza aspettarsi niente di diverso, e le onde riportano agli occhi sguardi carichi di nostalgia per qualcosa che forse non è mai stato. La stessa Safira parla come una cantante di Fado, lenta e decisa come chi conosce e capisce la vita, perché la guarda da tutta la vita.

Attualmente stai lavorando ad un nuovo progetto letterario? Ci puoi dare un’anticipazione?

Negli ultimi mesi ho letto molto riguardo alla guerra di Spagna. Sono piuttosto turbato dal clima di odio che sta maturando in Europa, anche nel nostro paese, e sono preoccupato per i possibili risvolti a livello della tenuta democratica. Sto lavorando su un punto di vista della guerra civile vista dalla parte dei bambini, recuperando anche la storia del pensiero montessoriano che in Spagna era egemonico fino all’avvento di Franco.

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