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L’intervista. Mauro Tippolotti, l’arte in tutte le sue espressioni

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L’intervista. Mauro Tippolotti, l’arte in tutte le sue espressioni

Redazione cultura
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Mauro Tippolotti

di Marcella Cecconi

PERUGIA – Mauro Tippolotti nasce a Perugia nel 1948. Durante il periodo giovanile matura diverse esperienze lavorative e di studio sia in Italia che in Europa, e diviene partecipe dei fermenti culturali degli anni ‘60 e ‘70. I successivi impegni sindacali e politici, unitamente agli incarichi pubblici ed istituzionali, gli consentono di vivere intensamente le problematiche sociali che lo circondano. Da diversi anni  esprimere le inquietudini e le suggestioni del suo tempo attraverso la pittura e la scrittura, ed è protagonista di numerose mostre collettive e personali nei maggiori spazi espositivi della nostra regione. I suoi lavori sono presenti in collezioni italiane ed europee, sia pubbliche che private. È autore del romanzo noir  “L’urlo di Beatrice” (Volumnia, 2012), e della raccolta di poesie curata dal Gruppo letterario Women@Work “Totem e silenzi” (Bertoni Editore, 2017). Dal 9 al 26 marzo Mauro Tippolotti sarà presente a Perugia con la mostra “Odissea” insieme a Paolo Ballerani. Inaugurazione giovedì 9 Marzo ore 18.00, Chiesa di Santa Maria della Misericordia, via Oberdan.

Mauro sei un artista poliedrico e ami esprimerti attraverso la pittura e la poesia. Raccontaci i tratti essenziali della tua arte.

«La scrittura e la pittura nascono da stimoli diversi. Il tratto comune è la mia forte esigenza di esprimere emozioni e sentimenti. Credo che nel momento in cui tali sensazioni riescono a toccare le corde della sensibilità di chi legge o guarda, si compie un miracolo in termini di trascendenza; del resto, già nel ‘700, David Hume aveva detto che la bellezza delle cose è nella mente di chi osserva. Si potrebbe disquisire anche sul concetto del “non finito”, un principio a cui si attengono molti artisti, per spiegare l’empatia necessaria ad interpretare e vivere ogni opera d’arte da parte di chiunque.»

Dove cogli le ispirazioni che animano le tue opere pittoriche?

«L’ispirazione non segue né regole né protocolli. Normalmente raccolgo gli stimoli che percepisco attraverso la mia sensibilità,  quello che sento intimamente o quello che accade nella società a tutti i livelli e latitudini.»

Hai un pittore di riferimento?

«Quando dipingo mi viene naturale esprimere un “portato” culturale che è il frutto di anni di lavoro e di studio. Partendo dal presupposto che ciascuno di noi possiede, nel DNA, un retaggio culturale specifico – ad esempio, per quanto ci riguarda, penso al Perugino o al Pinturicchio – più che a un pittore di riferimento  preferisco sentirmi legato a tutte le fasi di rottura e rivoluzione che hanno caratterizzato la storia dell’arte, e quindi a Giotto, Caravaggio, l’Impressionismo, Malevich, Kandinsky, Rotkho, e ai nostri Dorazio e Burri.»

Recentemente hai pubblicato una raccolta poetica, “Totem e silenzi”, per Bertoni Editore. La poesia rappresenta un punto di rottura rispetto alla pittura, o una continuità?

«Credo che siano aspetti complementari di una medesima esigenza espressiva.»

Chi è il tuo poeta preferito? E perché?

«Non ho un poeta preferito. Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Mario Luzi e posso dire che mi ha colpito molto la sua poesia, ma amo anche Borges, lo Shakespeare dei sonetti, il nostro Sandro Penna, la Merini e Dylan Thomas. Ed infine credo che tutti noi siamo debitori nei confronti di un certo Dante Alighieri.»

Mauro sei stato sindacalista, politico e presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria. Quando è avvenuto il passaggio dalla politica all’arte?

«Non credo che nella mia esperienza di vita ci sia stata una cesura netta e precisa. Da sempre, che io mi ricordi, ho avuto un particolare interesse per l’arte in generale. Del resto, anche nella mia attività politica  ho sempre cercato di non farmi opprimere dal grigiore e dal conformismo. Se ci sono riuscito questo non lo so.»

La pittura, la letteratura, il teatro, la musica, sono atti creativi in grado di smuovere le coscienze e, nella storia dell’umanità, hanno spesso assunto forti valenze sociali. L’arte salverà il mondo?

«Beh, mi piace pensarlo. Del resto vediamo come, soprattutto nel secolo scorso, le grandi trasformazioni sociali – anche traumatiche – si sono accompagnate all’evoluzione delle correnti artistiche, specialmente figurative e pittoriche; basti pensare al Futurismo e all’opera del nostro  Gerardo Dottori. Per salvare il mondo, in questo momento storico, bisognerebbe uscire innanzi tutto dalla crisi globale, che io ritengo essere culturale e sociale prima ancora che economica o finanziaria. Allora sì che la cultura e l’arte in generale potrebbero salvarci. Bello, no? Poi dovremmo fare i conti con la politica e qui la vedo scura… In questo tempo tormentato e compromesso per l’intera umanità, possiamo augurarci che l’arte – intesa come ricerca collettiva e individuale – indichi un nuovo orizzonte evolutivo: ambientale, spirituale e, soprattutto, sociale.»

C’è un’opera d’arte che consideri particolarmente “politica”?

«Se intendiamo “politica” in senso stretto, mi viene subito in mente “Guernica” di Picasso, sia per la carica emotiva che contiene, che per il sentimento di orrore e repulsione che esprime nei confronti della guerra e delle sue conseguenze nelle vite di tante persone inermi. Se invece intendiamo “politica” in senso lato – anche per l’influenza diretta sul mio lavoro – direi “Il quadrato nero” di Malevich che, insieme alle opere di Kandinskj, hanno convenzionalmente aperto l’orizzonte dell’immaginazione.»

Se tu fossi un colore saresti?

«Il blu.»

E se invece dovessi descriverti attraverso un’unica parola, quale sceglieresti?

«Avrei delle difficoltà a indicarla… non mi piace autodefinirmi, anche perché penso di avere interessi “scapigliati”… vedete un po’ voi!»

Cosa fai quando non dipingi?

«Ho la fortuna di poter incontrare tanti amici, leggere, lavorare, studiare e – perché no? – bere un buon bicchiere di vino in compagnia!»

In un ipotetico viaggio nel tempo, come vedi Mauro nel futuro?

«Impegnato a vivere.»

Quale opera d’arte porteresti con te in un’isola deserta e perché?

«Un quadro blu di Yves Klein per la profondità e il mistero che riesce ad evocare, e  una copia della statua della “Nike” per la bellezza che esprime.»

Tutti noi abbiamo un sogno nel cassetto. Qual è il tuo?

«La mia serenità e la felicità di mia figlia.»

Salutaci con un verso di “Totem e silenzi”.

«Mi piacerebbe utilizzare un verso d’amore… ma forse è più appropriato questo: “io vengo dal mare/ombroso paradosso metropolitano/ senza cittadinanza/nel brusio dell’inconscio/Orione ricercando”.»