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L’indagine su Lyoness sbarca in Umbria: vittima anche un perugino

Perugia Cronaca e Attualità

L’indagine su Lyoness sbarca in Umbria: vittima anche un perugino

Redazione economia
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PERUGIA – Arriva anche in Umbria, l’indagine nei confronti di Lyoness, la società di community shopping recentemente censurata dall’antitrust con l’accusa di marketing piramidale, situazione vietata in Italia. Contemporaneamente da gennaio, è in corso una indagine della Guardia di Finanza.Lunedì 22 luglio 2019 un professionista sulla cinquantina residente in provincia di Perugia ha sporto formale denuncia querela presso la Guardia di Finanza della sua città contro la controversa shopping community: ha perso diverse migliaia di euro, almeno diecimila. Si tratta di una delle ben 277 persone da tutt’Italia che, per ottenere la restituzione delle somme versate, nel complesso due milioni e 83 mila euro si sono rivolte alla Fiamme Gialle.

L’indagine. La società infatti, promette di guadagnare attraverso il cosiddetto ‘cashback’, la restituzione di una percentuale sul prezzo degli articoli acquistati e la possibilità di scalare livelli, sia invitando altri amici che attraverso varie altre situazioni. Secondo i finanzieri, utilizzando il pretesto del cashback Lyoness riusciva a reclutare un numero elevato di consumatori ai quali chiedeva di pagare una salata commissione di ingresso per diventare venditore e iniziare la “carriera” come Lyconet Premium Marketer. Per accedere al primo livello commissionale il malcapitato doveva pagare 2.400,00 euro. Per confermare e progredire, i Lyconet dovevano reclutare altri consumatori in grado di generare elevati livelli di Shopping Points dalla loro downline e, quindi, commissioni per i Lyconet, ed effettuare ulteriori versamenti per garantire un certo livello di entrate. Al consumatore aderente veniva, inoltre, presentata la possibilità di guadagnare mediante l’acquisto di quote cosiddette “cloud”, solitamente dal valore di euro 1.500 ciascuna.  L’Autorità ha inoltre accertato la mancanza, nelle condizioni generali di contratto, di alcune informazioni essenziali per le vendite a distanza, quali le modalità di trattamento dei reclami, il diritto di recesso e il foro competente.

Gli sviluppi umbri. Il cinquantenne perugino, che peraltro era stato mandato a seguire la sua prima convention Lyoness dal capufficio, di fronte ai notevoli ricavi prospettati in poco tempo, ha effettuato il suo primo versamento nel marzo 2017 ma poi, di fronte alle telefonate insistenti di chi nella sua zona faceva già parte del sistema, un mese dopo ha acquistato anche il “pacchetto” di 2.400 euro per diventare marketer. Da allora ha partecipato a decine di eventi, promossi anche nella sua città, compreso il mega incontro plenario di Praga nel maggio 2018, ha coinvolto altre persone e, soprattutto, sempre incalzato chi stava sopra di lui nella piramide, ha effettuato diversi altri versamenti, in primis per acquistare i cloud (anche da 1.550 euro l’uno) per il mercato estero. In totale, ha investito in quote svariate migliaia di euro, oltre diecimila, senza contare tutte le altre spese sostenute per partecipare alle convention, tutte a pagamento, o i 50 euro mensili richiesti per mantenere aperta la posizione di Lyconet. Tutto per ricavare meno di 1.500 euro!

Oltre ai soldi persi, ciò che accomuna questa alle altre denunce sono anche i racconti dei metodi usati per promuovere il sistema, il “pressing” martellante a cui gli aderenti sono sottoposti per acquistare le quote, le promesse fatte alle convention, peraltro tutte a pagamento, con “colpi di teatro” come l’arrivo di dirigenti in Ferrari, le strategie psicologiche e “motivazionali” al limite: tutti sistemi che configurerebbero non solo violazioni sul fronte del codice del consumo ma anche reati penali, compreso quello di truffa che consiste, appunto, nell’indurre qualcuno in errore con artifizi e raggiri per procurare a sé e ad altri un ingiusto profitto con l’altrui danno.

Il lyconet umbro aveva iniziato a nutrire dubbi fin dalla seconda metà del 2018, a fronte dell’ennesima poco chiara richiesta di pagamento, poi effettuata, di un ulteriore migliaio di euro per trasformare un cloud alla nuova formula “mondiale”. E a non fidarsi più di chi continuava a ripetergli che era un business. Ma dopo il pronunciamento dell’autorità garante, come hanno fatto centinaia di altri aderenti, ha trovato la forza di pretendere indietro i soldi investiti, e carpiti evidentemente con modalità e presupposti non esattamente leciti, e si è dunque rivolto, attraverso il consulente personale Angelo Novelli, a Studio 3A-Valore S.p.A.

Restituzione Lo studio ha immediatamente richiesto a Lyoness la restituzione integrale delle somme in questione per i propri (finora) 277 assistiti – il numero è in costante aumento – ma, dopo lunghi tira e molla da parte dell’azienda, e di fronte alla sua disponibilità di restituire solo una percentuale dei soldi, ha deciso di rompere gli indugi, di coinvolgere i finanzieri per le opportune indagini finanziarie e di adire le vie legali per ottenere giustizia per i propri assistiti ma anche per fare finalmente e definitivamente chiarezza, più in generale, su un fenomeno che interessa decine di migliaia di consumatori e famiglie.

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