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Libri, “I verdognoli da Gubar”: Francesco Dozzini presenta la sua opera

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Libri, “I verdognoli da Gubar”: Francesco Dozzini presenta la sua opera

Redazione cultura
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Parlaci della tua opera, come nasce?

Innanzitutto ho ideato la mia opera quando ero ancora al liceo… un periodo non del tutto roseo, mi serviva qualcosa con cui evadere con il pensiero.  Casualmente o per gioco, un giorno imbrattai il cappuccio piatto di un mio tubetto di colla stick con del correttore liquido e successivamente lo verniciai di verde… una cosa insignificante per i più ma, osservandolo attentamente, mi pareva di scorgere vallate, montagne e persino fiumi e laghi!  Siccome ce l’avevo sempre nell’astuccio e mi piaceva volare con la fantasia, ogni tanto lo estraevo e posizionandolo dinanzi a me, immaginai: “E se fosse popolato da microscopiche creaturine con le proprie gioie e magagne della vita di tutti i giorni?”. Ora, come ho specificato prima, il tappo del tubetto era piatto e allora ho pensato che molti millenni fa la terra era considerata piatta ed è qui che prendono vita i nostri eroi: in un mondo dove i governanti celano la verità sottomettendo la popolazione, ma la speranza alla fine, vince sempre.  Non subito mi venne l’idea di scrivere questa avventura che avevo già tutta in mente, ma passò diverso tempo.
Alla fine è venuta un’ opera molto lunga che, con l’editore, abbiamo deciso di dividere in tre volumi. Per cui, a quello che è già uscito, seguiranno altri due volumi.

Una delle tematiche più importanti del libro è quella dell’amicizia fra i tre personaggi principali, Azag, Raskik e Spurgo. Parlacene un po’.

La storia è indirizzata ad un pubblico di tutte le età, chiunque l’abbia letta prima della pubblicazione l’ha trovata piacevole e divertente, in alcuni passi persino esilarante!
L’amicizia fra i tre giovani verdognoli è una metafora speranzosa che può riflettersi nel mondo di oggi: Azag è un Orco, Raskik è un Goblin mentre Spurgo è un Troll, appartenenti quindi a razze completamente diverse. Secondo la mentalità odierna dovrebbero odiarsi, guardarsi con sospetto e cercare di prevalere l’una su l’altra, ma come vediamo, tra alti e bassi, camminano uno a fianco all’altro aiutandosi vicendevolmente anche se la convivenza non è sempre così facile, così come lo è per tutti. Ho concepito Azag Raskik e Spurgo in un periodo della mia vita non facile, uscivo poco o niente con i miei coetanei, quindi, inizialmente, volevo dare un messaggio soprattutto a me stesso: malgrado le avversità della vita avevo degli amici su cui contare anche se, paradossalmente, erano solo nella mia testa. In un fantasy contemporaneo, sia televisivo che cartaceo, le storie e soprattutto le immagini sono incentrate spesso sul tradimento, la violenza, il sangue, la sopraffazione, mentre il mio racconto vorrebbe portare una ventata d’aria fresca per così dire, una riscoperta dei valori veri dell’amicizia.

Qual è il rapporto fra la scrittura e il resto della tua vita?

È principalmente un momento di sfogo. Quando mi metto davanti al mio computer e allo stesso tempo ascolto della buona musica ispiratrice, sento che posso scatenare la mia fantasia e mettere tutto nero su bianco immaginando da principio le avventure dei miei verdognoli preferiti, proprio come se fosse un film che io amo tanto. E come ho detto, la musica ha una parte preponderante, ed è come un catalizzatore per i miei pensieri…  Ora la ricetta di questo mix di brani che ascolto è “segreta”, ma credo che in fondo ognuno di noi abbia la propria chiave per sapersi concentrare e tirare fuori il meglio di sé anche davanti ad un foglio bianco.

Che scrittori ti piacciono e ti ispirano?

Il primo posto va a J.R.R. Tolkien. I suoi mondi, le sue storie, le sue opere hanno ispirato il mio libro. L’amicizia, l’amore, l’epica, la speranza, mi hanno inoltre sostenuto negli anni diciamo non facili della mia vita dandomi l’energia necessaria per non mollare. E non solo per l’aspetto che riguarda la letteratura. Per esempio, io gioco ad un wargame molto famoso chiamato Warhammer e se non fosse stato per questo autore tanto amato, forse mi sarei stancato e l’avrei accantonato già da tempo. Altro autore in cui ho trovato ispirazione è Victor Hugo con “I miserabili”. Per me ha rappresentato una forte critica, quasi un grido d’allarme alla società del tempo in cui lo stato e le istituzioni negligenti non sono state in grado di far fronte ai drammi umanitari della Francia post rivoluzionaria.  Infine un autore americano, Robert C. O’brien e la sua opera magna: “La signora Frisby e i ratti del N.I.M.H.” conosciuto in Italia come “Topo secret”.  Per gli usi e costumi dei “I verdognoli da Gubar” mi sono ispirato a vari libri di storia che leggo.

Progetti futuri?

Sto scrivendo il seguito de “I verdognoli da Gubar”. Il prossimo sarà un racconto di fantascienza, e poi ho altri due progetti dei quali, per ora, preferisco non parlare.

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