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Le imprese umbre reggono, saldo positivo nonostante il lockdown: artigiani in difficoltà

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Le imprese umbre reggono, saldo positivo nonostante il lockdown: artigiani in difficoltà

Redazione economia
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Un'impresa metalmeccanica
Un'impresa metalmeccanica

PERUGIA – L’impresa umbra regge nonostante l’emergenza sanitaria. Morale? L’emergenza covid si fa sentire anche in Umbria ma non blocca la crescita delle imprese che, pur se di poco, fa segnare il ‘più’ nella dinamica imprenditoriale relativa al secondo trimestre dell’anno. In pieno lockdown, da aprile a giugno, infatti le imprese che si sono iscritte al Registro Imprese delle Camere di Commercio sono state 904 a fronte di 572 cancellazioni. Raggiunge dunque quota 93.912 lo stock di imprese in Umbria al 30 giugno 2020, lo 0,35% in più rispetto al primo trimestre dell’anno. La crescita, lieve, è in linea con quanto accaduto nel resto del Paese (+0,33%), l’emergenza pandemia ha infatti rallentato i settori economici pur non fermandoli del tutto dopo avere inciso negativamente sull’andamento dei primi tre mesi dell’anno. In provincia di Perugia, buono il risultato anche per i comparti artigiani: secondo trimestre 2020 con 220 nuove aperture e 157 cessazioni. Saldo positivo di 63 imprese e tasso di crescita al + 0,4%.

Il quadro E’ quanto emerge dall’analisi trimestrale Movimprese, condotta da InfoCamere ed elaborata dall’Ufficio Innovazione e Informazione Economica della Camera di Commercio di Terni. Il trend del secondo trimestre dell’anno segna “più” in entrambe le province. Terni chiude a giugno con un saldo positivo tra aperture e chiusure di 110 nuove aziende (il capoluogo di regione segna più 222) 244 sono state le iscrizioni nel secondo trimestre dell’anno e 134 le chiusure. Lo stock registrato dunque al 30 giugno è di 21.811 aziende (che a livello percentuale si traduce in una crescita dello 0,51% rispetto al trimestre precedente). Proseguono le difficoltà del comparto artigiano evidenziate dall’analisi della nati-mortalità delle imprese. La componente artigiana ha registrato ben 78 chiusure sulle 134 totali. Le aziende registrate al 30 giugno sono 4.568, tra cui 1.723 operanti nelle costruzioni, 906 nell’industria manifatturiera, 783 nei servizi e 370 nel commercio.

Profilo Per quanto riguarda le forme giuridiche, l’identikit delle imprese non subisce modifiche sostanziali: quasi la metà del totale ha la forma della ditta individuale (11.684) , 5.734 sono le società di capitali che anche durante il periodo di chiusura a causa della pandemia hanno mantenuto un trend piuttosto dinamico con ben 51 iscrizioni di nuove aziende, 3.706 sono le società di persone. A livello settoriale, si registrano saldi attivi per il macro comparto dell’agricoltura (+27) seguito dalle costruzioni (+5). Segno negativo invece per il commercio che a fronte di 31 nuove imprese ha chiuso il II trimestre con 62 cancellazioni di cui 29 solo nel commercio al dettaglio.

Terni  “Il nostro territorio è attraversato da una crisi profonda, siamo area di crisi complessa e il reddito pro-capite delle nostre famiglie continua a contrarsi, la pandemia e l’emergenza conseguente hanno fatto il resto – spiega il presidente della Camera di Commercio di Terni Giuseppe Flamini – il nostro Ente camerale continua per questo, soprattutto nella fase attuale, ad investire sul territorio e per la crescita delle imprese con risorse ingenti per i nostri bilanci. Nel 2020 in appena sei mesi abbiamo già riversato sul territorio oltre 2 milioni di euro con attività bandi e progetti a favore della liquidità delle imprese, per sostenere la digitalizzazione in azienda, il turismo e ora l’internazionalizzazione. Da settembre ci sarà infatti a disposizione anche un bando per cui abbiamo stanziato 70mila euro a sostegno delle imprese che vogliono internazionalizzarsi”.

Perugia  “L’emergenza Covid ha prodotto un blocco nella capacità e nella voglia di fare impresa – ha affermato Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio di Perugia – da gennaio a marzo 2020, avevamo registrato 1.036 nuove aperture, nel secondo trimestre, da aprile a giugno 2020 soltanto 660. La flessione è secca: tra il primo il secondo trimestre 2020, 376 imprese in meno, – 36,2%. Nonostante questo il secondo trimestre ’20 chiude con un tasso di crescita in territorio positivo: +0,31% e ciò grazie al dato delle cessazioni registra un fortissimo contenimento, uno dei migliori mai toccati. Nei due primi trimestri dell’anno, in piena pandemia, le chiusure di impresa in tutti i settori produttivi, sono scese da 1.447 di gennaio-marzo 2020 a 438 aprile-giugno 2020. Un arretramento nettissimo: – meno 69,7%, che corrisponde a 1.009 imprese che hanno deciso di resistere, di non cedere all’emergenza”.

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