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Lavoro, la Regione rivoluziona Arpal: governance autonoma e alleanza con i privati

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Lavoro, la Regione rivoluziona Arpal: governance autonoma e alleanza con i privati

Redazione economia
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Un Centro per l'impiego
Un Centro per l'impiego

PERUGIA – La Regione Umbria rivoluziona la gestione del mercato del lavoro rimodellando Arpal che riunirà sotto di sé le politiche attive e anche la formazione. L’agenzia, omologa regionale di quello che è Anpal a livelo nazionale, diventerà un’entità gestita dalla Regione ma con una governance autonoma. Al posto dell’attuale coordinatore avrà, infatti un amministratore unico e un direttore. Non proprio come una partecipata, ma quasi. Con possibilità, inoltre, di innescare una «forte collaborazione» con le agenzie private. Lo prevede il disegno di legge preadottato dalla Giunta di Palazzo Donini, su proposta dell’assessore Michele Fioroni, che nelle prossime settimane inizierà il suo iter di concertazione con il partenariato socio-istituzionale ai fini dell’approvazione finale.

Mission Numerosi gli ambiti di intervento – viene spiegato dalla Regione – dal recepimento del decreto legislativo 276 del 2003, attuativo della Legge Biagi, all’introduzione dell’Osservatorio regionale del lavoro, nodo regionale del network nazionale, finalizzato a monitorare le esigenze del mercato ed utile strumento ai fini della definizione delle politiche formative sostenute dalla Regione. In particolare, l’Umbria introduce l’autorizzazione regionale per lo svolgimento da parte dei privati dei servizi di intermediazione, ricollocamento, ricerca e selezione del personale, la previsione che parte delle assunzioni obbligatorie per le imprese (legge n. 68 del 1999) possano essere effettuate per il tramite delle cooperative sociali, offrendo maggiori spazi occupazionali per le numerose persone con disabilità iscritte alle liste e che vi siano forme di inserimento mirate per i soggetti più svantaggiati percettori, anche mediante il ricorso alle agenzie per la somministrazione accreditate.

Privati Se la riforma passerà, Arpal Umbria potrà stipulare convenzioni con gli organismi privati accreditati, al fine di affiancare i centri per l’impiego in un’ottica di sussidiarietà. Rimessa alla Giunta, poi, per esigenze particolari, la possibilità di autorizzare i centri per l’impiego ad avvalersi in via transitoria dei privati per stipulare anche il ‘Patto di servizio’. È stato inoltre introdotto il “Buono Umbro per il Lavoro”, istituzionalizzando il modello di erogazione dei servizi per il lavoro che coinvolge centri per l’impiego e soggetti accreditati.

Efficientemente “La riforma della legge n. 1 del 2018 che abbiamo proposto e promosso – commenta l’assessore Fioroni – è essenziale strumento di efficientamento del sistema regionale di supporto al lavoro. Abbiamo infatti rafforzato l’alleanza tra pubblico e privato, consentendo in un’ottica di sussidiarietà, una gestione del mercato del lavoro maggiormente partecipata e condivisa e, di conseguenza, con più opportunità di lavoro per i cittadini in cerca di occupazione. L’istituzione dell’Osservatorio regionale per le competenze del lavoro è tassello essenziale verso la definizione di politiche formative mirate e rispondenti alle necessità del territorio tenuto conto che all’Osservatorio partecipano quali stakeholders le associazioni datoriali e sindacali. Il lavoro – conclude – deve tornare ad essere centrale nelle politiche economiche regionali, a ottobre 2019 avevamo promesso che avremmo riformato le infrastrutture regionali del settore, così da realizzare un sistema di collocamento multicanale, e così oggi abbiamo fatto”.

La Cgli non ci sta  “Lo abbiamo detto e lo ripetiamo con chiarezza all’assessore Fioroni: noi non abbiamo mai accettato, né accetteremo leggi che aumentano il precariato anziché ridurlo”. Così in una nota Vicenzo Sgalla, segretario generale della Cgil dell’Umbria critica aspramente il disegno di legge preadottato dalla giunta in materia di occupazione, mercato del lavoro e politiche attive. “Una norma sbagliata – sottolinea – che spalanca le porte ai privati nella gestione delle politiche attive, ridimensionando il ruolo pubblico, ruolo che andrebbe invece potenziato e migliorato, a partire dalla stabilizzazione del personale precario, ma anche costruendo percorsi di valorizzazione di chi come i navigator ha maturato competenza ed esperienza”.

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