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Coronavirus, appello dei sindaci di confine: “Fateci andare nelle province limitrofe”

Cronaca e Attualità Alta Umbria

Coronavirus, appello dei sindaci di confine: “Fateci andare nelle province limitrofe”

Redazione
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Luciano Bacchetta, sindaco di Città di Castello e presidente della Provincia di Perugia

PERUGIA – Il paradosso della nuova normativa, quella che entrerà in vigore dal 4 maggio è che – per esempio – un ternano che abbia i parenti ad Orte non potrà andarli a trovare ma se invece li avesse a Città di Castello (165 chilometri) può muoversi liberamente.  La cosa non è sfuggita a cinque sindaci di  Emilia Romagna, Umbria e Toscana, che in una lettera al Governo hanno chiesto di poter delimitare il perimetro di questi spostamenti per consentire il ravvicinamento a ‘congiunti’ fuori regione.

La lettera è firmata da Mauro Cornioli (Sansepolcro), Luciano Bacchetta (Città di Castello), Paolo Fratini (San Giustino Umbro), Claudio Marcelli (Pieve Santo Stefano) e Marco Baccini (San Piero in Bagno), tre regioni ma distanze fra i comuni di appena 60 chilometri.

Il testo. Questo il testo della lettera: “Alla luce del DPCM del 26 aprile 2020 e dei limiti di mobilità in esso previsti a livello di Regione o che saranno previsti in futuri atti, si chiede al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte di allargare ai residenti delle province di confine la possibilità di andare oltre il limite amministrativo della propria regione logicamente nelle sole province confinanti. Il confine regionale oggi è superato dagli scambi sociali, parentali ed economici. Un esempio è il nostro territorio, che si incunea tra il nord dell’Umbria, l’est della Toscana e

Secondo i sindaci “il sud-ovest dell’ Emilia Romagna, intrattenendo da sempre importanti scambi sociali, economici e demografici con i territori confinanti. Considerato che la mobilità nelle Grandi Regioni ha un respiro importante, riteniamo che debba essere concessa anche alle piccole regioni, grazie alle province con esse confinanti. Tale allargamento riguarda a livello nazionale un numero di persone limitato e a livello locale, province solitamente più omogenee come contagi. Questo allargamento è fondamentale dal punto di vista sociale e decisivo per la ripresa economica delle aree interne del nostro Paese”. Insomma, un paradosso.

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