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La voce degli uomini che hanno ucciso le donne in scena al Todi Festival

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La voce degli uomini che hanno ucciso le donne in scena al Todi Festival

Francesca Cecchini
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SIPARIO UMBRIA – Tre storie di ordinaria follia in scena al Todi Festival nel debutto in anteprima nazionale di Maledetta la neve, intervista a mariti assassini della Compagnia degli Gnomi, tratto da Non è colpa mia (Morlacchi Editore) di Vanna Ugolini e Lucia Magionami. Scenografia snella ed essenziale, gioco di luci e ombre, accompagnati da un filo di musica essenziale, Chiara Meloni e Massimo Capuano si sono confrontati alla Sala del Consiglio di Palazzo del Capitano rispettivamente nei ruoli di intervistatrice e assassino.

Tre i quadri dipinti in un’unica tela libera da confini hanno rimandato al pubblico le sale del carcere dove si sono svolte le interviste, intervallate da alcuni flashback molto intensi di cronaca nera (e di vita reale). Negli ambienti del carcere, restrittivi ma non claustrofobici in scena (forse scelta registica per aiutare gli spettatori a non chiudersi in concetti stereotipati, forse volti a sottolineare il pensiero degli assassini costantemente rivolto all’esterno, alla libertà cui tornare una volta pagato il debito con la giustizia) Capuano ha dato voce agli “uomini che hanno ucciso le donne”. Uomini provenienti da ambienti socio-culturali distinti (una guardia giurata, un imprenditore, un “rozzo” lavoratore della terra) accomunati non solo dall’assassinio della propria compagna, ma dalla condizione psicologica che li ha portati a compiere l’accaduto e a perdere così una (illusoria) vita felice. Un atto, quello estremo, di cui non hanno colpa perché scaturito (sempre) dalle azioni di terzi. Maledette le amiche, maledetto il mondo, maledetto le case, maledette le cose, maledetto il Natale, maledetta la neve… tutto, nelle menti dei carnefici intervistati, si accentra sul giustificare la propria violenza. L’assassino diviene vittima a sua volta del proprio gesto, che altro non è che conseguenza di fattori che hanno interferito nella coppia e provocato il punto di rottura, l’omicidio. La drammaturgia, sul filo del libro, si snoda in un viaggio nella coercizione che si sviluppa all’interno del rapporto di coppia rimandando al pubblico il passaggio di meccanismi che sono alla base delle relazioni di maltrattamento che, nel caso specifico del testo, sfocia nel femminicidio. Una giornalista, la Meloni, con passo fermo a momenti, volutamente incerto in altri (specchio di ogni donna), tira le fila “del gioco” facendo emergere la realtà cruda dei fatti, raccontata con evidenti verità manipolate da tre uomini che, a dispetto del borghese pensare, altro non sono che esseri comuni. Nessun mostro, nessuna malattia a cui imputare un raptus che non esiste. L’omicidio è in linea con un percorso lento e logorante dettato da un’incapacità di fondo dell’uomo di non accettare la perdita del controllo ossessivo sulla donna. Smarrimento, allontanamento, paura, che portano alla morte. Uno spettacolo intenso Maledetta la neve che ha condotto i presenti lungo un complesso percorso emotivo molto coinvolgente, avvicinandoli ad una migliore comprensione di cosa (e come) si sviluppa nel circolo chiuso di una relazione violenta. E sulle note di My Way di Frank Sinatra si chiude, infine, tutto il concetto della rappresentazione di uomini che non hanno grandi rimpianti o, quantomeno, ne hanno troppo pochi, che hanno fatto ciò che dovevano, programmando ogni attento passo lungo la loro strada.

“Ci sono mille altri modi.
La violenza è una scelta,
una scelta da non fare”. (da “Non è colpa mia. Voci di uomini che hanno ucciso le donne” di Vanna Ugolini e Lucia Magionami)

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