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La “Madre palestinese, irachena e curda” campeggia al Caos: ecco la nuova scultura di Dominioni

Cultura e Spettacolo

La “Madre palestinese, irachena e curda” campeggia al Caos: ecco la nuova scultura di Dominioni

Andrea Giuli
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A. G.

TERNI – Dopo quella dedicata ai “Resistenti” presso la rotonda dei Partigiani, arriva – collocata poco lontano – la “Madre palestinese, irachena, curda”. È la scultura che l’artista ternano Fernando Dominioni ha donato al Comune di Terni e che da stamattina campeggia in un angolo del giardino interno del Caos. L’opera è stata inaugurata stamani con una sobria, toccante cerimonia all’aperto, alla presenza del sindaco Di Girolamo, dell’assessore alla Cultura Armillei, dello stesso sculture (accompagnato dalla moglie, la poetessa Angela Chermaddi), del critico Santaniello, di amici, degli studenti del liceo artistico “Metelli” e di alcuni allievi del conservatorio Briccialdi che hanno brevemente intermezzato l’inaugurazione con brani musicali.image
Dominioni e’ uno scultore di talento, un uomo perbene, schivo e umile, non alieno da motti di spirito anche spiazzanti, ed ha spiegato che questa opera trae essenzialmente spunto da due viaggi compiuti in Palestina che lo hanno toccato profondamente. “In origine – ha spiegato l’artista – la scultura si chiamava solo Madre palestinese, poi sono stato rimproverato ed ho aggiunto anche irachena e curda, per simboleggiare un pò tutte le madri, le madri della sofferenza, le madri di troppi bambini uccisi in troppe guerre e tragedie in giro per il mondo, di fronte alle quali siamo spesso indifferenti”.
Come ha detto il critico Santaniello una sorta di “Pietà del ventunesimo secolo”, con la figura della madre “che alza con le braccia tese – ha aggiunto Dominioni – il proprio figlio spezzato al cielo”.image
L’artista ternano (una sua mostra personale e’ tuttora in corso presso la basilica di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi) e’ certamente un artista e un uomo anche di passione ed impegno civile, oltre che spirituale. Durante l’inaugurazione al Caos ha speso le sue ritrose parole contro la violenza, specie rivolta ai minori, a favore di un’arte che sia pure di contenuti, come lezione da lasciare ai posteri. Insomma, vi sono stati momenti commoventi. Ma, un appunto sommesso al maestro Dominioni, ci sentiamo di farlo. La scultura e’ molto bella. Sarebbe stata, forse, ancora più bella se, come lui stesso ha detto, si fosse chiamata semplicemente “La madre” o “La madre delle sofferenze”. Sarebbe stato più universale, più “alto”. L’opera avrebbe richiamato tutte le tragedie materne e filiali della contemporaneità. Diverse, ma uguali. Magari, anche le madri israeliane, quelle saudite, quelle siriane, quelle egiziane, quelle africane, quelle coreane….

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