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La faida tra i moschettieri di Salvini blocca la presidente Tesei: la giunta regionale diventa un campo di battaglia

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La faida tra i moschettieri di Salvini blocca la presidente Tesei: la giunta regionale diventa un campo di battaglia

Pinocchio
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PERUGIA – Toh, ma guardo un pà anche nel nuovo centrodestra fresco di vittoria straripante alle elezioni regionali ci sono gli scontri di potere! Per anni ci eravamo abituati a descrivere il Pd umbro che si dilaniava al suo interno con certosina ferocia e ora nella composizione della nuova giunta regionale a guardare bene vediamo riprodursi quei meccanismi che fanno parte della lotta politica una volta che si è conquistato un lembo di potere. Perché su una cosa non ci possono essere dubbi: lo scontro tra i quattro moschettieri di Matteo Salvini ha messo la presidente Donatella Tesei davanti a un semaforo giallo e non verde. I fatti sono questi.

Corda A tirare la corda ora a destra ora a sinistra, sono i quattro moschettieri di Matteo Salvini: Virginio Caparvi, Augusto Marchetti, Stefano Candiani e Luca Briziarelli. Con i primi due che giocano un doppio contro gli altri due: campo da gioco la formazione della giunta regionale. E allora il senatore di Varese Candiani che in Umbria è stato il vero uomo di Salvini fin dagli albori del fenomeno Lega che per andare veloce propone una giunta regionale con due esponenti della Lega: da una parte il ternano Daniele Carissimi e dall’altra l’ex assessore regionale del Venero in quota Luca Zaia Luca Coletto. La soluzione sembra a portata di mano, bastano un paio di limature ed è fatta e gli alleati di Fratelli d’Italia e Forza Italia ci stanno. Sembra scattare il semaforo verde. Tesei sfodera sorrisi e pacche sulle spalle rassicuranti ma a questo punto la corda comincia ad essere tirata dalla parte opposta. E qui entrano in campo il segretario regionale e deputato Caparvi e il collega Marchetti che capito l’andazzo tirano il freno a mano.

Freno E il freno a mano viene tirato per un motivo molto semplice: entrambi si accorgono che questo schema di Giunta li taglierebbe fuori e di fatto metterebbe l’intero pacchetto leghista nelle mani del duo Candiani-Tesei con loro due nel ruolo di semplici comprimari. A questo punto inizia il bombardamento su Tesei: la giunta regionale con soli due esponenti della Lega non può andare bene. Tutto si blocca. La presidente Tesei prova a fare qualche resistenza ma il tandem sbarra la strada: in giunta regionale deve entrare anche Paola Fioroni e magari con questo si riesce a mettere alla porta anche quella Paola Agabiti eletta nella lista di Tesei che proprio non piace ai due moschettieri. Tutto in alto mare.

Dubbi Ma se nella Lega siamo al rumore di sciabole anche dalle parti di Fratelli d’Italia non si scherza: la pugnace Giorgia Meloni sembra aver mandato il seguente messaggio: bene Marco Squarta alla presidenza del consiglio regionale ma Michele Fiorini in giunta regionale non ci rappresenta. Su Fiorini si è schierata gran parte della platea degli industriali ternani ma Meloni da questo punto di vista non sembra sentire ragioni. Giorgia vuole un suo uomo senza tanti giri. E allora anche qui il semaforo da verde si trasforma in giallo. Senza contare  che dalle parti di Forza Italia si è iniziato a far di conto e dire che in Giunta deve andare un loro esponente che ha il volto del sindaco di Amelia Laura Pernazza: a questo punto il collega Roberto Morroni resterebbe in consiglio regionale senza bisogno di entrare in Giunta e dimettersi da consigliere. Cosa che ha già detto che lui non intende fare.

Dimissioni E sulle dimissioni da consigliere di coloro che entrano in Giunta il clima è a dir poco rovente: la linea tracciata da Salvini non piace a molti anche all’interno della Lega e viene vista anche con una certa freddezza dagli alleati. Anche qui semaforo giallo e non più verde. Con il malumore del sindaco di Terni Leonardo Latini che spinge per far rientrare dalla finestra il suo assessore Enrico Melasecche. E allora che si fa? Un alto graduato di Forza Italia con una conoscenza approfondita del dossier la mette giù cosi: “La Lega deve risolvere prima i suoi problemi interni e farci capire che strada si vuole imboccare altrimenti restiamo tutti in mezzo al guado”. Per il momento, insomma, siamo al rumore di spade. In attese di capire chi vince il duello tra i moschettieri salviniani. Semaforo giallo. Questo è il quadro.

Polemica Intanto, il sindaco Pd di Santa Maria Tiberina Letizia Michelini va all’attacco della presidente Tesi e del centrodestra: “Nel quadro che si sta delineando, se al consigliere regionale più votato del carroccio non sarà assegnato nessun asessorato, la Lega Umbra dovrà dare – scrive – una spiegazione ai suoi elettori, in particolare in Alto Tevere, che dopo anni, come territorio, rimarrebbe completamente escluso dalla rappresentanza nella Giunta regionale, così come in via generale il centro destra dovrà spiegare perché pur nella consapevolezza della mancata rappresentanza in consiglio regionale di territori importanti come il folignate e l’orvietano, l’assessore esterno verrebbe pescato fuori Regione: la mancanza di fiducia della Lega sulle proprie risorse interne dovrebbe stimolare tutti ad una seria riflessione”.

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