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‘Jam Session’, la parola a Marco Terenzi

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‘Jam Session’, la parola a Marco Terenzi

Redazione cultura
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Come nasce Jam Session?

Potremmo dire che nasce tantissimo tempo fa quando ci siamo incontrati per la prima volta durante il servizio militare. Era la fine del 1981; avevamo più o meno 20 anni e condividevamo la passione e la necessità della poesia. Ci siamo persi di vista per tanto tempo ma abbiamo continuato a frequentarci “assiduamente a distanza” ed a scambiarci qualche testo in modo del tutto privato, senza nessuna intenzione di pubblicarli. Poi la svolta nel 2015 con la pubblicazione, per la Midgard Editrice, della raccolta di Roberto “Due più due uguale a tre”. In quell’occasione Roberto mi prospetta la possibilità di pubblicare la mia prima raccolta di poesie ed è così convincente che, con la stessa casa editrice, anche io pubblico il mio primo libro lo scorso febbraio del 2016 “Come pula che il vento disperde” sfruttando la cosa a fini di beneficienza, approfittando di una esperienza personale che, nel 2010, mi aveva portato in Camerun per un’azione umanitaria (ma questa è un’altra storia).

Poi ci abbiamo preso gusto e quel seme piantato nel 1981 e spuntato qualche anno fa, è andato crescendo concretizzandosi nell’idea di scrivere un libro a quattro mani. Come riportato nella quarta di copertina, nessuno ha dovuto rinunciare al proprio stile, agli argomenti preferiti, alle fonti di ispirazione che, anzi, abbiamo cercato di far incontrare, intrecciare ed anche scontrare o sciogliersi insieme, alla ricerca di una spirale poetica. Da questo intento e dalla passione di Roberto per la musica Jazz, nasce anche il titolo “Jam Session”, proprio per fare il verso alla musica che sa improvvisare partendo, magari, da quattro accordi sui quali avvicendarsi a turno per l’assolo, il controtempo, la svisata o il fraseggio. Questo è il cuore, l’esperimento del libro: alternare le nostre poesie legandole ad un sentimento comune, ad una situazione o, magari, solamente ad una parola.

Quali sono le tematiche principali di Jam Session?

Le tematiche sono le più diverse e, se vogliamo proprio caratterizzare uno stile con una sola parola, potremmo dire che io rappresento il “sacro” e Roberto il “profano”. Lo posso affermare anche a nome suo perché abbiamo già condiviso questo pensiero qualche tempo fa. Ne viene fuori un mix, a mio avviso particolarmente gustoso, che spazia da temi di fede, ultraterreni, spirituali ed a volte anche complicati, a temi caratterizzati dalla semplicità della vita rurale, ai gesti quotidiani di una vita fatta di quel poco che basta e di piaceri genuini, non sofisticati. E poi, per tutti e due, il costante richiamo alla complessità dell’essere umano nel suo insieme, all’amore, ai profumi, suoni, rumori, luci e colori del vivere quotidiano.

Progetti futuri?

All’inizio avevo avuto la tentazione di iniziare ed anche finire questa intervista con le parole di uno dei miei poeti preferiti, Jorge Louis Borges che diceva: “Ogni poesia è misteriosa. Nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere”, poi ho pensato che, effettivamente, sarebbe stata un’intervista troppo breve.

Scherzi a parte, chiudiamo sulla questione dei progetti futuri: per la seconda decade di gennaio prossimo ci stiamo organizzando con Roberto e con un gruppo di musicisti per una presentazione a base di pane, olio nuovo, salame, vino rosso, musica e poesia.